Billy Porter rompe il muro del silenzio: “Ecco cosa significa essere sieropositivo oggi”

Per la prima volta da quando gli è stato diagnosticato l'HIV la star di "Pose" si apre sulla vergogna che lo ha costretto a nascondere la sua condizione e sulla responsabilità che ora lo fa parlare: "La verità è la guarigione"

Un silenzio durato 14 anni. Billy Porter, il protagonista della serie “Pose”, ha rivelato nelle scorse ore di essere sieropositivo. L’attore e cantante di Pittsburgh, vincitore di un Emmy Awards, ha superato la vergogna della diagnosi, che lo aveva costretto a mantenere il segreto con i suoi collaboratori, con il cast della serie e perfino con sua madre.

La malattia, ancora oggi, è accompagnata dallo stigma, e il modo in cui questa avrebbe potuto influenzare la sua carriera ha fatto sì che Porter non ne abbia mai fatto parola per così tanto tempo. “Mi sembrava di avere una mano sul cuore che lo stringeva ogni giorno. La vergogna distrugge tutto”, ha confessato.

“Devo iniziare nel 2007. Nel giugno di quell’anno mi è stato diagnosticata la positività all’HIV“. Ma finora non lo ha mai confessato, temendo l’emarginazione e le ritorsioni in un’industria che non è sempre stata gentile con lui. Invece il 51enne, che negli ultimi tempi ha visto crescere i suoi fan, attirati dal suo talento e dall’autenticità, dice di aver usato Pray Tell, il suo personaggio sieropositivo nella serie di FX, come una sorta di suo procuratore. “Sono stato in grado di dire tutto quello che volevo dire attraverso un surrogato“, rivela, riconoscendo che nessuno coinvolto nello show aveva idea che stesse parlando della sua stessa vita.

La verità è la cura“, ha detto l’attore durante un’intervista all’Hollywood Reporter. Prima della diagnosi, avvenuta grazie a un test di routine a cui si sottoponeva ogni sei mesi, aveva scoperto di essere diabetico ed era finito in bancarotta. “La vergogna di quel periodo, sovrapposta a tutte le altre vergogne che avevo accumulato nel corso della vita, mi aveva tolto la voce. Ho vissuto così per 14 anni”. Un periodo terribile per Porter, condizionato sia dalla paura di essere discriminato sul lavoro che dal timore per come la sua gente, persino la sua famiglia, avrebbe reagito alla notizia. “Essere sieropositivo, da dove vengo io, cresciuto in una chiesa pentecostale con una famiglia molto religiosa, è un castigo di Dio“. A questo si è aggiunta anche la paura che la madre andasse incontro a nuove persecuzioni, dopo quelle subite per il fatto che il figlio fosse gay.

Ma la crisi causata dalla pandemia ha indotto l’artista a ripensare il rapporto con la sua condizione. “Grazie ai progressi della medicina i livelli del virus nel mio sangue non sono più rilevabili. Oggi sono pronto a dire al mondo: ecco qual è l’aspetto di un sieropositivo. Sono sopravvissuto e posso raccontare la mia storia“.

Nel frattempo Porter sta portando avanti molti progetti per la sua carriera: un libro di memorie autobiografico che dovrebbe uscire entro l’anno, un documentario di Netflix sulla sua vita realizzato insieme a Ryan Murphy,  e una Cenerentola rivisitata in cui Billy avrà l’inedita parte della fata madrina. Un ruolo che ha sollevato non poco clamore e che rende il suo discorso personale ancora più importante: la controversia che lo circonda ci ricorda quanto lavoro deve ancora fare la società in termini di diversità, razzismo e pregiudizio su malattie come l’HIV.