‘Boldrine’ del centrodestra in campo per i diritti civili (a modo loro). Toste le leghiste, ‘valoriali’ le meloniane, liberal le azzurre

Le pasionarie del Carrocciio Stefani, Baldassare e Ravetto portano avanti battaglie in uno schieramento maschilista per vocazione. Isabella Rauti contraria allo Zan per tradizione familiare è una delle erinni di Fratelli d'Italia. In Forza Italia a Carfagna, Gelmini, Prestigiacomo si aggiunge Barbara Stefani, che ha fatto coming out in Senato
  1. ‘Paladine’ dei diritti civili – fino a un certo punto – femministe a modo loro e, in ogni caso, molto attente a i temi del sociale, non profit e disabilità. Nella Lega – partito maschilista per vocazione e per ascendenza, da Bossi giù giù fino a Salvini – le chiamano “le nostre Boldrine”, mutuando il nomignolo da una delle più acerrime avversarie del Capitano, la ex presidente della Camera, Laura Boldrini, oggi deputata del Pd, che Salvini ha aggredito, e pure insultato, in passato. Ma il discorso si può estendere all’intero centrodestra, coinvolgendo quindi anche FdI e FI.

Le ‘salviniane’ Stefani, Baldassarre e Ravetto

La Lega, da sola,  conta ben tre ‘attiviste’ che non sfigurerebbero tra le più arrabbiate ‘suffragette’ dell’Ottocento. Suffragette liberal, certo, non certo marxiste o socialisticheggianti…

La prima è, naturalmente, la ministra alla Disabilità nel governo Draghi, Erika Stefani, che Luce!, nelle scorse settimane, ha intervistato (leggi l’articolo). Classe 1971, vicentina, amministratore locale, salviniana doc, la ministra può già contare su importanti risultati: 40 milioni sul Fondo per la non autosufficienza, varato dentro il Decreto legge ‘Sostegni bis’, e 30 milioni sul Fondo per l’inclusione, ma anche tutele per i lavoratori fragili e disabili per altri 17 milioni. Totale, 100 milioni che – spiegava a Luce – diventeranno “800 milioni in tre anni per portare a compimento la legge quadro sulla Disabilità dentro il PNRR”.
Contraria allo ius soli, favorevole alla mediazione sul ddl Zan, la Stefani ritiene che “il punto non è inventare nuovi diritti, ma assicurare il pieno e uguale godimento di tutti i diritti”.

Di disabilità, in Lega, si occupa anche Simona Baldassarre, che ha ereditato il dipartimento dall’ex ministro, Lorenzo Fontana, e che a Libero spiegava che “se non si investe sulla famiglia, l’Italia non riparte. Una famiglia vessata dalla pandemia e colpita dalla crisi economica” che, ora più che mai, “ha bisogno di protezione sociale e provvedimenti non episodici, ma strutturali”. La Baldassarre (classe 1970, pugliese, chirurgo estetico, oggi europarlamentare della Lega) chiede “al più presto” di “convocare un’Assemblea nazionale sulla famiglia per contrastare la denatalità”. Ovviamente, pure lei è contraria allo ius soli, ma non se ne conosce la posizione sul ddl Zan e su altri temi (eutanasia).

L’ultima leghista ‘pasionaria’ – di suo – è Laura Ravetto. Classe 1971, cuneese, sposata con un ex deputato dem, Dario Ginefra (all’epoca, nei primi anni Duemila, la loro love story fece epoca) e con un lungo passato trascorso in Forza Italia, leghista dal 2020, la deputata – bionda e bella – è molto nota alle cronache parlamentari e talk show per la verve con cui ‘aggredisce’ gli avversari. A capo del Dipartimento Pari Opportunità della Lega, sempre a Libero, la Ravetto dice che “in queste settimane non si fa altro che parlare di ddl Zan e battaglie gender fluid” che, per lei, “sono armi di distrazione di massa per evitare di parlare dei veri temi della diseguaglianza tra uomo e donna come la parità salariale. Le donne hanno pagato il prezzo più alto, durante la pandemia, e su di loro è gravato anche il peso della cura dei figli. Bisogna passare dalla logica dei bonus all’investimento per il futuro e gli strumenti di sostegno vanno resi universali per tutte le donne”.
Molto impegnata anche sul fronte dello stalking, la Ravetto vuole proporre una modifica all’art. 612 bis del codice penale affinché il reato di stalking “recuperi la dignità autonoma e aggiuntiva pensata, in origine, dal legislatore. Chi commette un omicidio, dopo aver fatto lo stalking sulla vittima, deve pagare per entrambi i reati”.

 

Le ‘erinni’ anti-gender di Fratelli d’Italia

 

Ovviamente, sul tema dei diritti civili (ddl Zan, ma anche eutanasia legale e cannabis terapeutica), dentro il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, proprio non ci sentono, anzi: combattono apertamente tutte quelle che ritengono ‘deviazioni’ dal corso ‘naturale’ della Storia, con toni da oltranziste cattoliche, a difesa dei Valori.
Responsabile del Dipartimento “Pari Opportunità, Famiglia e Valori non negoziabili” (sic) di Fratelli d’Italia è Isabella Rauti. Figlia di uno dei fondatori del Msi, Pino Rauti, ex moglie di Gianni Alemanno, ex colonnello della Destra sociale, oggi senatrice, la Rauti giudica il ddl Zan “ideologico e liberticida” e, addirittura, “un’operazione politica con la precisa volontà di rieducare e riprogrammare culturalmente bambini, giovani e in generale la società. E’ una grande offensiva ideologica orchestrata dai sacerdoti del gender e sostenuta da uno schieramento politico e massmediale alimentato da un furore ideologico e intollerante che non si vedeva dagli anni ’70”. Parole decisamente forti e molto sopra le righe.

Di Dipendenze e Terzo Settore si occupa, invece, la deputata Maria Teresa Bellucci: classe 1972, romana, psicologa, impegnata da sempre nel mondo del volontariato, già presidente del Modavi (storica ong della ‘destra sociale’), molto impegnata nelle politiche “contro tutte le droghe”, la Bellucci è capogruppo di Fratelli d’Italia in ben due commissioni, Affari Sociali e nella Bicamerale Infanzia e Adolescenza e di sé stessa scrive che “da sempre, tra le sue grandi passioni, c’è il volontariato, ovvero l’atto di donarsi al prossimo, alle persone più fragili e bisognose”.
Equità sociale e disabilità sono invece appannaggio, dentro FdI, di uno storico politico impegnato sui temi della disabilità, Antonio Guidi (neurologo e accademico, primo ministro disabile alla Famiglia e Disabilità nel I governo Berlusconi), ex azzurro e non più parlamentare.

 

Di tutt’altro tenore e pasta, invece, sono le donne azzurre. Come è noto, ministre del governo Draghi come Maria Stella Gelmini (Affari regionali) e Mara Carfagna (Sud) sono diventate, specialmente la seconda, negli anni, delle vere ‘paladine’ dei diritti civili e, sullo Zan come su altri temi etici sono di mentalità aperta.
In Forza Italia il Dipartimento Pari Opportunità, Disabilità (e Sport) è ricoperto da Giusy Versace (classe 1977, calabrese, ex show woman della tv, campionessa paralimpica italiana e olimpionica), mentre la Famiglia è presidiata da un maschietto, Antonio Palmieri. Poi, unico partito in Italia, c’è pure il Dipartimento Diritti degli Animali, retto da una ‘amica’ degli animali ‘storica’ e integrale come la ex ministra Michela Vittoria Brambilla.
Di certo, dentro Forza Italia, le donne ‘aperte’ e ‘liberal’ sui temi dei diritti si sprecano: si va dalla ex ministra, e deputata, Stefania Prestigiacomo, alla senatrice Barbara Masini che, sul ddl Zan, ha fatto pubblico coming out (leggi l’articolo) con parole molto belle: “Ho una compagna, ma non mi batto a favore del ddl Zan mossa da ragioni personali. La mia è una battaglia di giustizia e libertà. Non capisco perché un omosessuale non dovrebbe sentirsi rappresentato da un partito di destra e soprattutto da un partito liberale come Forza Italia. I diritti non sono né di destra né di sinistra”. Appunto.