Brittney Griner: crescono i timori per la stella del basket Usa detenuta in Russia

Sono trascorse oltre tre settimane dal giorno del – presunto – fermo in aeroporto. Della giocatrice non si hanno notizie e nessuno è riuscito a contattarla. Intanto spunta la foto segnaletica, ma non si sa dove sia detenuta

Che fine ha fatto Brittney Griner? Della cestista texana della WNBA, vincitrice di due Olimpiadi (Rio 2016 e Tokyo 2020) e arrestata in un aeroporto in Russia con l’accusa di trasporto di droga su larga scala non si hanno notizie da quasi un mese. L’unica novità, ormai di qualche giorno fa, anche sui media internazionali (in primis la Cnn) e sul web inizia a circolare la foto segnaletica che la ritrae in piedi contro un muro con in mano un foglio su cui sembra scritto il suo nome. Ma non si conosce né il luogo né la data in cui la foto è stata scattata e la preoccupazione per le sorti della giocatrice di basket americana crescono.

L’arresto in aeroporto

Il momento in cui il cane antidroga annusa la valigia di Griner e la donna viene fermata per possesso di oli per svapatore all’hashish

Griner è stata fermata il 17 febbraio scorso durante i controlli allo scalo moscovita di Sheremetyevo, secondo quanto riportato dalle autorità doganali russe. Una settimana esatta prima dello scoppio della guerra in Ucraina. Pessimo tempismo, sfortuna, o accanimento del Paese a causa delle tensioni in corso con gli Stati Uniti: non c’è una ragione più valida di un’altra. La cestista era in Russia per giocare con la maglia dell’Ekaterinburg, pratica comune tra le professioniste che durante le pause dal campionato americano ‘arrotondano’ lo stipendio all’estero. L’arresto – visibile in alcuni immagini video diffusi dalla Russia – sarebbe stato causato dalla presenza, nella borsa della giocatrice, di alcune cartucce di oli a base di hashish per lo ‘svapatore’. Dal momento del fermo, che però non è ancora stato accertato quando sia avvenuto, con il timore che l’annuncio sia stato dato a giorni di distanza dall’avvenimento (l’ultimo accesso su Instagram, ad esempio, risale al 5 febbraio), della stella americana del basket femminile non si è saputo più nulla. Il procedimento penale che è stato aperto sul suo caso però, rischia di tenerla in carcere fino a 10 anni.

Contatti interrotti

La foro segnaletica di Brittney Griner detenuta in Russia

Dall’arresto all’aeroporto sono trascorse oltre tre settimane e nessuno, per il momento, è riuscito a mettersi in contatto con la giocatrice o i suoi carcerieri. Il repubblicano Colin Allred, del dipartimento di Stato Usa, ha rivelato che Brittney prima di ‘sparire nel nulla’ sarebbe almeno riuscita a parlare con il suo avvocato, che avrebbe poi informato sia la famiglia che le autorità del Paese. Al momento la custodia della Griner sarebbe finalizzata allo svolgimento del processo penale, dato che l’hashish in Russia è considerato una sostanza illegale. Ma il provvedimento, apparso fin da subito eccessivo, negli Stati Uniti e non solo viene visto come pretestuoso, se non addirittura premeditato: la texana, insomma, sarebbe il capro espiatorio dei russi per rivalersi contro i nemici storici dopo le sanzioni che hanno colpito Mosca nelle ultime settimane a causa dell’invasione in Ucraina. Una sorta di nuova Guerra Fredda a suon di ripicche, in cui però di mezzo c’è la vita di una persona.

Gli appelli per il rilascio

Brittney Griner è detenuta in Russia da oltre tre settimane

Non sapendo dov’è detenuta, né come stia, quello che si teme è che nei confronti di Griner non sarà seguito un trattamento legale equo. “La stanno facendo sembrare un boss della droga – ha detto alla Cnn Jonathan Franks –. Nessuno in Russia ottiene un giusto processo, è tutto truccato, in questa fase storica più che mai”. Il funzionario, che per anni si è occupato di cittadini americani che si sono trovati ad affrontare una situazione simile, ritiene che l’arresto sia eccessivo e che sia stato “seguito da una detenzione illecita e arbitraria“. Gli appelli per la liberazione della cestista, intanto, si fanno più insistenti. Dalla moglie, Cherelle, che chiede comunque che sul caso si garantita la massima privacy per proteggere la compagna, ai politici: la deputata democratica americana Sheila Jackson Lee ha chiesto il suo immediato rilascio, mentre un altro esponente del partito, John Garamendi, ha ammesso che in questo periodo sarà molto difficile negoziare la libertà di Brittney.

“Un simile provvedimento da parte delle autorità russe sarebbe stato preso anche senza pretesti”, commenta il giornalista Jason Rezaian, del Washington Post, che tra 2014 e 2016 è stato prigioniero in Iran. “Il caso di Griner non può infatti essere considerato un episodio a sé, rispetto a quanto stia accadendo in Ucraina, oltre alle sanzioni che hanno colpito Mosca negli ultimi giorni. La cautela in questi casi può essere nell’interesse della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ma non agevolerà certamente la liberazione della giocatrice” conclude. Le speranze dunque, sono appese ad un filo.