Budapest Pride: la marcia dei 30mila contro le politiche discriminatorie di Orban verso la comunità Lgbtq+

Migliaia di persone hanno marciato sulle strade di Budapest sabato per la manifestazione dell'orgoglio lgbtq+. Tra i partecipanti anche esponenti della politica italiana come Alessandro Zan, promotore del ddl contro l'omotransfobia in discussione in parlamento: "Vicini ai fratelli ungheresi. In corteo per la mia legge, non diventiamo come questo Paese"

Poteva sembrare una manifestazione come tante, sempre più diffuse in tutto il mondo, ma si è trattato di un baluardo di resistenza che non ha eguali in tutta Europa. Durante il weekend Budapest si è tinta di arcobaleno. In occasione del Pride infatti, migliaia di persone hanno sfilato lungo le strade della capitale magiara contro l’escalation omofoba del governo di Viktor Orban, che poco più di un mese fa ha introdotto una legge che vieta la diffusione di informazioni riguardanti i temi Lgbtq+ ai minori di 18 anni.

Oltre 30mila persone, ottomila in più rispetto a due anni fa, quando si era celebrato l’ultima volta, sono scese per strada in modo pacifico, tra musica, bandiere e ombrellini rainbow per difendersi  anche dal caldo. L’obiettivo non era solo quello di rivendicare la propria libertà di esistere, ma anche opporsi in modo deciso ma non violento ad un regime che delle politiche anti lgbtq+ sta facendo un fiore all’occhiello della propria politica. Soprattutto dopo la recente decisione approvata da Fidesz, partito di Orban, di quella che a molti appare come una legge oblio, che vorrebbe ‘cancellare’ l’esistenza dell’omosessualità e della diversa identità di genere agli occhi delle nuove generazioni.

In merito, pochi giorni fa la Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Ungheria, definendo la legge discriminatoria e contraria ai valori europei della tolleranza e delle libertà individuali, e al rispetto della dignità umana sanciti dai Trattati europei. In tutta risposta il premier nazionalista ha annunciato un referendum sul controverso provvedimento “per fermare Bruxelles come avvenne cinque anni fa sulla questione dei migranti”. Il leader, che guarda già alle elezioni del prossimo anno, è convinto di poggiare su un consenso popolare molto solido, ma secondo un sondaggio Ipsos, il 46% degli ungheresi è favorevole alle nozze gay e secondo una ricerca del Globsec il 55% non è d’accordo con la “demonizzazione della comunità”.

“Invece di proteggere le minoranze, il governo sta usando le leggi per emarginare gli Lgbtq nel proprio Paese”, hanno denunciato gli organizzatori del Pride, mostrando, con il successo dell’evento “ai politici assetati di potere che la comunità non si farà intimidire”.
“Quella legge è un oltraggio. Viviamo nel ventunesimo secolo e cose del genere non dovrebbero accadere. Non siamo più in epoca comunista, siamo in Ue e tutti dovrebbero poter vivere liberamente”, ha detto invece Istvan, 27 anni, che ha partecipato alla marcia nel centro di Budapest con il suo ragazzo.

Alla marcia di protesta e di orgoglio magiara ha preso parte una delegazione di politici italiani, tra cui Brando Benifei e Alessandro Zan del Pd, Vladimir Luxuria ed esponenti di Più Europa che hanno sfilato assieme al sindaco della capitale, Gergely Karácsony, esponente di punta dell’opposizione. “Siamo qui a Budapest per dimostrare che le persone Lgbt ungheresi non sono sole di fronte all’attacco da parte del governo di Orban”, ha affermato in diretta Facebook Yuri Guaiana, membro della direzione di Più Europa. “In Ungheria  si gioca la partita dello stato di diritto, della democrazia, della libertà e dei diritti in tutta l’Unione europea – ha aggiunto Benedetto Della Vedova, segretario del partito e sottosegretario agli Esteri -. I Paesi che hanno scelto di stare in Ue hanno sottoscritto il trattato di Lisbona che contiene la carta dei diritti fondamentali di Nizza. E quindi i Paesi membri hanno un obbligo: non si può rimanere in Europa se si hanno leggi che violano palesemente i diritti di libertà fondamentali, come è il caso dei diritti delle persone Lgbt, che invece sono colpiti e violati in Ungheria”.

Quaranta ambasciate e istituzioni culturali presenti in Ungheria, hanno pubblicato un comunicato di sostegno al Budapest Pride. “Incoraggiamo iniziative in ogni Paese per garantire l’uguaglianza e la dignità di tutti gli esseri umani, indipendentemente dal loro orientamento sessuale o identità di genere”, si legge nella nota firmata, tra gli altri, dalle ambasciate italiana, britannica, tedesca e americana.

Nel frattempo, però, come ha dimostrato il silenzio indifferente del premier ungherese durante la protesta, vivere in Ungheria significa resistere e ogni atto di resistenza è un atto politico. Ogni bacio, ogni bandiera, ogni cartello mostrato con orgoglio al Pride di Budapest allora, assumono una nobiltà politica in riposta (pacifica) a quel diktat di democrazia illiberale – termine coniato dallo stesso Orban – che vede nel diverso, in ciò che è marginale, uno sfogo per politiche discriminatorie e violente.