“Buon compleanno Luce!”. Tutte le scintillanti emozioni della serata dedicata all’inclusione e alla diversità

L'evento al teatro la Pergola per il primo anniversario del portale dedicato a inclusione, diversità e coesione del Gruppo Monrif. Un pubblico caloroso e grandi ospiti, in una serata all'insegna dell'incontro e della riflessione, con l'immancabile gioia della musica di Francesca Michielin

Speranza, amore, informazione, uguaglianza, comunicazione, ascolto. Tante parole, un solo progetto che prova a renderle realtà. Inclusione, è questo il valore chiave alla base di Luce!. Corpi fluorescenti, colorati, come lampi nel teatro al buio: un inizio ad effetto, per la grande festa di compleanno, il primo, del portale dedicato all’inclusione e della diversità del Gruppo Monrif. A condurre la serata la giornalista Sky Monica Peruzzi. Tanti gli ospiti, da personaggi del mondo dello sport fino all’ospite d’onore la cantautrice Francesca Michielin.

Il video della serata

“Dentro luce c’è un concetto importantissimo e complicato, che è la diversità. Dentro il concetto di diversità c’è anche l’essere distanti, l’essere lontani, divergere. Luce! è nato un anno fa, quando eravamo lontani per decreto. E allora volevamo trovare nuove parole per raccontare qualcosa di straordinario. Le parole sono la rivoluzione e se allora vogliamo raccontare qualcosa che sta cambiando dobbiamo partire dalle parole”. La direttrice de La Nazione Agnese Pini, l’anima e prima sostenitrice, colei che ha creduto fin dall’inizio in questo progetto ne ripercorre la nascita, un anno fa, quando la pandemia toglieva spazi, toglieva la vicinanza e la possibilità di incontro e confronto.

La coreografia iniziale con i ballerini fluorescenti che danzano nel teatro buio (New Press Photo)

Dall’attualità, dalla cronaca giornaliera prende spunto il lavoro della redazione di Luce! e un episodio, in questi giorni, ha sottolineato ancora una volta quanto sia necessario parlare di tematiche anche difficili, ma attuali e pervasive della società. La notizia è quella della molestia subita dalla giornalista di Toscana Tv Greta Beccaglia, che alla mente di molti ha richiamato una campagna su cui il canale ha creduto fin dall’inizio, quella de #ilgiornodopo. “Mi ha colpito il numero di donne che conosco, amiche, colleghe, che sono venute a raccontarmi le loro testimonianze. Le stime parlano di una donna su tre che ha subito violenza. Da quello che ho visto sono tre su tre”.

La ministra Bonetti: “La violenza sulle donne è disumana. La consapevolezza dà una luce di speranza”

E proprio dalla violenza sulle donne, tanto attuale, parte il dibattito con una delle ospiti illustri della serata, la ministra delle Pari Opportunità e della Famiglia Elena Bonetti. “La storia di Greta Beccaglia ha suscitato una coscienza pubblica che è bene si sia esplicitata – ha detto –. È un episodio di molestia, è una violazione, una lesione della dignità della donna che va condannata senza se e senza ma. E colpisce il tentativo di giustificazione che si è creato”. Un episodio che non è affatto isolato, che è solo l’ultimo, più clamoroso di un fenomeno pervasivo, malato, della società. “I numeri raccontano di vite violate, uccise. La violenza esiste e va guardata in tutta la sua disumanità. La luce attiva consapevolezza, attiva un percorso di speranza”, aggiunge.

In sala, alla Pergola, ci sono tante studentesse e tanti studenti. “Per le ragazze è importante vedere un modello come la ministra Bonetti – interviene la direttrice Pini – allora da questa sala lanciamo anche un’altra speranza, un’altra possibilità: è giunta l’ora di avere un presidente della Repubblica donna. È possibile, siamo pronti”. “Sì, e ce lo dimostrano le 21 madri costituenti su 556 membri dell’assemblea che ci ha portato alla nostra Carta Costituzionale. Non sapevano che sarebbero stati modelli ma hanno permesso di rendere possibile tutto questo, il rendere naturale credere che uomini e donne possano davvero cambiare le cose”, conclude la ministra.

Il compleanno di Luce! e la festa della Toscana: passato presente e futuro, tra cultura e comunicazione

A seguire, sul palco, il saluto delle autorità locali, in una serata, quella di oggi importantissima per la Regione. Il compleanno del portale cade infatti lo stesso giorno della festa della Toscana, in cui si celebra l’abolizione della pena di morte nel Granducato. Il primo intervento è quello di Dario Nardella, sindaco di Firenze, una città che ha dato tanto in termini di cultura e nella capacità di sognare in grande. “Questo è stato un anno particolare e non è un caso che Luce! sia nata e cresciuta in questo anno. Firenze è una città unica, siamo abituati a dire parole altisonanti su questa città, ma poche volte la osserviamo per la storia delle conquiste civili. Se oggi abbiamo questo patrimonio lo abbiamo perché tante uomini e donne hanno sognato”.

Sul palco Agnese Pini, Sandro Neri e Michele Brambilla intervistati da Monica Peruzzi

Passato, presente e futuro nel discorso del primo cittadino, chenon manca di ricordare, tra le battaglie attuali della città, quella sulla tampon tax, per l’abbattimento dell’iva sugli assorbenti, “Iniziative dal forte valore simbolico e culturale”, conclude Nardella.

E di simboli si parla anche con Luciano Massari, direttore Accademia delle Belle Arti di Carrara. Tra i progetti in programma per Luce! c’è l’idea di realizzare delle statue di donne da esporre a Firenze, realizzate proprio con il marmo delle cave di Carrara. A rivelarlo è la direttrice Pini, che ne spiega il motivo: “Ci sono troppe poche statue di donne in Italia, vogliamo intervenire”. L’Accademia è pronta: “Progetto importante anche per la popolazione studentesca – dice Massari. Un progetto che ci dà grande responsabilità, anche per il materiale così importante con cui fare le statue. Abbiamo cercato il marmo più bello e luminoso, capace di rispecchiare i concetti della poetica e farli propri”.

Infine tocca al governatore della Toscana Eugenio Giani che inizia con una battuta: “Ho fatto un’ordinanza apposita, è possibile stringersi la mano”, dice sorridendo. “Di ordinanze ne abbiamo fatte tante – continua – per chiudere, ma sogno l’ordinanza per aprire, per dire ‘stringiamoci la mano e diamoci un bacio'”. E parla poi della storia del Teatro della Pergola, scenario della festa, e di Antonio Meucci, inventore del telefono, che proprio per questo importantissimo edificio escogitò un sistema di comunicazione: “L’innovazione crea coesione, è Meucci a dimostrarcelo. Questo è un luogo bello per vivere con Luce! un futuro che va nell’interesse di chi lo ha ideato”.

I direttori, Sandro Neri e Michele Brambilla, perché “nessun progetto è isolato o si costruisce da soli”

Luce! è un progetto che si basa sulla coesione, anche nel suo lavoro quotidiano. Coesione tra i giornalisti, tra le redazioni del gruppo QN Quotidiano Nazionale. “Questo gruppo ha sempre innovato – dice infatti il direttore de Il Giorno Sandro Neri – Tante sono le trasformazioni, tra cui un processo di integrazione carta-web per rendere uniti questi due mezzi di informazione. E stiamo cercando di unire anche i mondi dei social e dell’informazione ufficiale” con un progetto innovativo in cui “Ci mettiamo noi a dialogare con i lettori”. Sul palco sale anche il direttore editoriale di Quotidiano Nazionale Michele Brambilla, spiega che “Editoriale Nazionale ha un editore puro, il cui scopo è creare informazione. E non è poco, perché siamo in un’epoca in cui persiste il sospetto nei confronti dei giornali. Noi facciamo informazione, non abbiamo nessun secondo fine. E questo è un grandissimo merito del nostro editore. Questo ci dà la libertà anche di realizzare un progetto come Luce!, che apparentemente parla di temi di cui parlano tutti. Ma nessuno aveva fatto una cosa del genere”.

Il comitato scientifico, la vera forza motore dell’inclusione

La festa di Luce! al Teatro della Pergola (New Press Photo)

La festa di Luce! al Teatro della Pergola (New Press Photo)

Non poteva mancare il Comitao Scientifico di Luce!, la mente pensante del progetto. Tra i membri presenti Claudia Segre, che dedica il suo intervento a un tema fondamentale della società di oggi, il gender gap. La presidente di Global Thinking Foundation parla della donna di oggi “che guarda in faccia ai propri diritti. E se l’indipendenza delle donne fa ancora paura ecco che dobbiamo interrogarci se tenere fuori e non includere quel 51% di popolazione non sia un enorme danno. Non è più accettabile pensare alla donna come l’angelo del focolare. Vorrei ricordare che noi siamo fortunati – aggiunge con un riferimento all’attualità –. Abbiamo studentesse in Bielorussia in prigione solo per aver rivendicato i propri diritti. Quello che facciamo noi come Paese per l’inclusione delle donne è un regalo che facciamo a noi stessi. Condividendo le responsabilità di un benessere di comunità possiamo fare la differenza”. Luisa Bagnoli propone una lista di parole che possano fare ripartire la società odierna: obiettivo, responsabilità, famiglia, relazione e felicità. “L’inclusione – dice Nando Pagnoncelli, – si affermerà quando sarà socialmente desiderabile. Ma attenzione: serve consapevolezza piena che l’inclusione comporta fatica. L’inclusione è faticosa”. “L’avventura di Luce! mi fa piacere – dice il presidente del comitato paralimpico Luca Pancalli –. Noi utilizziamo lo sport come obbiettivo ma anche come strumento, siamo consapevoli che quando termina la vita dello sportivo fuori dal campo di gara siamo persone disabili. Ma lo sport permette di narrare storie spettacolare e accendere un’altra luce sulle tante persone disabili di questo Paese. Dunque lo sport può diventare politica e può cambiare l’Italia”.

Ospiti speciali: i paralimpici Ambra Sabatini, Simone Ciulli e Giulia Aringhieri

Ambra Sabatini (New Press Photo)

Sono stelle brillanti dello sport italiano, che quest’anno insieme ai colleghi olimpici e anche di più hanno portato in alto i colori azzurri. C’è la pallavolista Giulia Aringhieri, che è affetta da sclerosi multipla ma che quest’anno ha trascinato la squadra di sitting volley alle prime paralimpiadi per la nazionale italiana, c’è il nuotatore medaglia d’argento in staffetta di nuoto Simone Ciulli e c’è  la giovanissima medaglia d’oro dei cento metri paralimpici di Tokyo, Ambra Sabatini. “Essere lì per me è dimostrare che ce la potevo fare. Nell’immaginario comune di un disabile è quello di stare fermo – spiega la ragazza di Porto Ercole –. Fare sport invece è il contrario”, dice con grande emozione. Lo sport può salvare vite ed è lo strumento per realizzare un sogno. “Io non vorrei dare troppa enfasi, lo sport è fatto per chi ama lo sport – interviene ancora Luca Pancalli –. Dovremmo imparare a concepire lo sport come quell’elemento e quella dimensione in cui insegniamo ai nostri atleti il valore dello sport. In questi giorni una nota azienda di vendite online per pubblicizzare un accappatoio ha ingaggiato una atleta con protesi, questo è un bellissimo segnale”.

Gli sponsor, amici e supporto indispensabile del progetto Luce!

Il cammino del canale è seguito e supportato da una serie di compagni di viaggio, come i marchi Gucci e Tim. Antonella Centra, Executive Vice President, General Counsel, Corporate Affairs & Sustainability di Gucci: “Il bilancio di genere è uno strumento che abbiamo attuato e voluto, sperando che molti altri ci seguano. È un’autocritica dell’azienda, potrebbero emergere aspetti da mettere a posto ma senza un’analisi non si riesce a capire bene dove intervenire”. “In Tim il pallino è partire dalle storie delle persone – dice invece Andrea Rubera, People caring and inclusion manager di Tim –. Penso che nessuna organizzazione possa parlare di inclusione senza partire dalle persone. Non credo che si possa fare inclusione senza un approccio vero all’ascolto non giudicante. Arriva poi un video messaggio da Credit Agricole, che parla anch’esso dell’inclusione, “presupposto fondamentale per ogni crescita sostenibile. Sostenere la cultura del rispetto rappresenta per tutti una grande opportunità”, si legge in un messaggio”.

Francesca Michielin: “È necessaria empatia. E celebrare la fragilità come una ricchezza”

Momento clou della serata l’appuntamento con “parole e musica” di Francesca Michielin, la cantautrice veneta da sempre impegnata sui temi sociali tanto da essere stata nominata, per i suoi brani Stato di Natura (feat. Maneskin) e Bolivia, al Premio Amnesty International Italia, lo storico riconoscimento riservato alle produzioni che trattano che toccano argomenti legati ai diritti umani e ambientali. L’esordio, sul palco di Luce! è al pianoforte, con un medley delle sue migliori canzoni, tra cui Nessun grado di separazione, uno dei suoi grandi successi. Poi le parole, il racconto, in un dialogo da donna a donna con Agnese Pini.

Francesca Michielin

“Ci hai mostrato – dice la direttrice de La Nazione – come si possa fare arte col cuore”. “Quando ho fatto Sanremo per la prima volta avevo 20 anni e cercavo un brano che mi raccontasse in maniera trasversale – risponde la Michielin –. Volevo che fosse una sorta di carta d’identità musicale questa canzone, che ho scritto con diversi autori. Con Nessun grado di separazione volevo dire che sono pronta a uscire dalle mie fragilità, consapevole che sono anche una forza e mi rendono così in questo periodo storico, in cui ci vogliono aggressivi e prestanti. Io non mi sento così. È un processo che ho iniziato anni fa”.

Il vero desiderio dei giovani di oggi è piuttosto omologarsi, essere come gli altri, non essere diversi dallo standard. Dov’è allora l’unicità? “Io penso che si dovrebbe provare a fare un cambio di prospettiva, normalizzando come ognuno di noi è, le nostre abitudini, quello che ci piace.Faccio volontariato e mi sono resa conto come il lessico sia cambiato perché cambiava la mia prospettiva crescendo. Prima la mia prospettiva era tolleranza, poi integrazione e poi inclusione. Poi ho capito che erano tutti termini che non volevo usare, devo accettare che vivo in una moltitudine complessa di persone e ognuna di loro è così com’è”.

Dopo un altro intermezzo musicale è la stessa cantautrice a dirci cosa vuol dire, per lei, fare questo lavoro. “Una grande opportunità. Spesso agli artisti è chiesto di fare i politici ma credo che i politici dovrebbero fare il loro lavoro e che noi dovremmo essere lasciati in pace”. Ci sono però molti artisti, suoi colleghi, che, attraverso canali diversi dalle loro canzoni, fanno altro, entrano nel dibattito pubblico e politico italiano. E lo fanno soprattutto sui social “belli ma anche pericolosi – puntualizza Michielin – È giusto usarli per partecipare ai dibattitima bisogna sempre ricordarsi di essere educati e rispettosi”. Nei suoi brani, invece, parla di diversità, di fragilità, di empatia. “Empatia è una parola che andrebbe stampata. Quando succede qualcosa, spesso vedo che gli uomini si sentono di ‘non dover parlare di certe cose, non possono farlo perché non sono donne’. Non ci fidiamo più gli uni degli altri ed è difficile trovare qualcuno che empatizzi con qualcun altro. Le persone pensano che le battaglie debbano essere condotte solo dai diretti interessati, ma in realtà non é così. È importantissimo empatizzare anche con quello che non conosciamo, nei confronti delle comunità, delle donne, delle minoranze. Dobbiamo empatizzare di più”.
Negli intermezzi musicali cresce l’emozione ascoltano brani che parlano, in fin dei conti, di vita. E alla direttrice Pini che le chiede quali siano le battaglie che porta avanti oggi risponde: “Non voglio sembrare matta ma sto veramente provando a lottare ad esempio per tutte le mie colleghe, lotto perché vengano riconosciute per il loro lavoro, i loro sforzi, lotto per le quote di genere nella musica, lotto perché le persone possano dare spazio alle loro lotte a loro volta. Sto cercando di creare più spazi possibili, mi sono impegnata per cercare di creare altro spazio”. E conclude: “Celebrare la fragilità come una ricchezza. La parola chiave dovrebbe essere normalizzare, rispettare quella famosa diversità che è in ognuno di noi, senza che debba esserci uno standard uguale per tutti”.
Sul finale Francesca Michielin si esibisce con “Femme“, una canzone che per la prima volta esegue unicamente al pianoforte. E con il caloroso abbraccio del pubblico la serata si chiude, con l’appuntamento dei tre direttori Agnese Pini, Michele Brambilla e Sandro Neri all’anno prossimo, al prossimo compleanno. Perché Luce!, ha “Tante storie ancora da raccontare“.

Le foto della serata