Calcata, il borgo degli artisti, delle ‘streghe’ e degli hippy. Un grande ‘condominio’ naturale dove vivere in simbiosi con l’ambiente

Il telefono non prende, l'aria è pulita e c'è persino un museo di arte contemporanea. Simone De Filippis: "È un posto magico per chi, come me, è sempre alla ricerca di qualcosa"

Un posto fiabesco a due passi dalla metropoli, immerso nella natura, popolato da artisti e intriso di spiritualità. Non è l’ennesimo annuncio immobiliare per investitori danarosi. Questo posto esiste, si chiama Calcata, è a metà strada tra Roma e Viterbo, e per tutti coloro che ci sono stati è un posto davvero magico.

Dopo il covid, il nostro Paese (il mondo intero sarebbe chiedere troppo) dovrebbe ripartire da posti così, riscoprendo un ritmo di vita più umano, una rete protettiva di relazioni, un ambiente sostenibile, il contatto con la natura, il bosco, e la salubrità dell’aria. Il borgo di Calcata è l’emblema dell’Italia ‘minore’, quella un po’ dimenticata, un po’ abbandonata, un po’ tralasciata, che non compare sui giornali, non fa parlare di sé in televisione, ma che può offrire una prospettiva nuova per ripensare il nostro futuro, oltre la ripartenza che ci attende. Nel segno dell’inclusione e della sostenibilità. Anche sociale.

A Calcata essere ‘diverso’ è normale. Essere ‘strano’ è una cosa comune. E l’unico crimine sembra essere la banalità. Abbandonato negli anni ’30 perché ritenuto pericolante e a rischio idrogeologico il borgo, a partire dagli anni Settanta, è stato ripopolato da una serie di artisti provenienti da tutto il mondo, che ne hanno fatto il proprio ‘buen retiro’ e la propria fonte di ispirazione. Oggi Calcata vecchia (per distinguerla da Calcata nuova, che è nata a valle) conta un centinaio di abitanti più o meno stanziali. Musicisti, scultori, pittori e artisti di strada.

Simone De Filippis, musicista e produttore che da tre anni si è trasferito a Calcata. Ph. Emanuela Laurenti

“C’è tanta gente, qui, che ha fatto la mia stessa scelta, quella cioè di vivere a contatto con la natura in un ambiente sostenibile” ci racconta Simone De Filippis, musicista e produttore. “Persone mosse come me da un desiderio di ricerca. Anche di un certo tipo di spiritualità, che qui trasuda ovunque, dalla terra e dalle pietre stesse del borgo. Persone del genere, magari, le trovi anche in città, ma sono una su venti. Qui il rapporto è esattamente l’opposto. Ed è per questo che qui mi sento in mezzo ai miei simili”.

Ma perché si sceglie di vivere a Calcata?

“Io ho deciso di trasferirmi a Calcata tre anni fa, perché volevo andarmene via dal caos della città e trovare una dimensione anche più stimolante dal punto di vista artistico, oltre che una maggiore qualità della vita – prosegue Simone –. Calcata  l’ho vista come un posto magico sin da quando ero ragazzo, ci venivo a fare delle scampagnate, e già  conoscevo la storia del  borgo e dei suoi artisti. Poi è successo un po’ per caso che, mentre cercavo una casa in affitto, alla fine l’ho comprata. Anche perché, e non è un dato da sottovalutare, qui i prezzi sono ancora molto bassi rispetto ad una casa di città”.

Vivere in un borgo come Calcata è anche un’importante opportunità per il lavoro creativo. “Io ho ragionato anche rispetto al mio lavoro di musicista, arrangiatore e produttore, e ho pensato che per i mie clienti poteva essere un valore in più venire qui, sganciarsi dalla città, stare in mezzo alla natura, con il bosco a 5 minuti da casa, immergersi nell’arte, nel lavoro, nella musica – sottolinea De Filippis –. È come se qui  stessimo in una specie di bolla, in questi tre anni le esperienze di lavoro che ho fatto sono fantastiche. I clienti vengono, li ospito a casa mia, o se vogliono una privacy maggiore, ci sono casettine accessibili per qualche giorno, e stanno tutti benissimo. Poi, da non sottovalutare, c’è il fatto che qui il telefono non prende, per cui è un motivo in più per venirci a lavorare, immergendosi in un processo creativo”.

La vocazione artistica, a Calcata, è ancora vivissima, e si esprime, oltre che nelle esperienze soggettive di chi ci abita o ci viene a passare un periodo di tempo, in una straordinaria esperienza di contaminazione tra ambiente e creatività umana, che prende il nome di “Opera Bosco”, un Museo di Arte nella natura, inaugurato nel 1996 che fa parte dell’Organizzazione Museale Regionale del Lazio dal 1997.

Un  museo-laboratorio all’aperto di arte contemporanea su tre ettari di bosco all’interno del Parco Valle del Treja. Gli artisti, come si legge sul sito del Museo “nella realizzazione delle istallazioni, estendono il concetto di estetica all’ecosistema, utilizzando esclusivamente il materiale naturale grezzo del bosco. Opere che vivono in simbiosi con il paesaggio e l’ambiente, costituendo un percorso d’installazioni permanenti creato in questi decenni di attività, con il contributo di centinaia di artisti, e nel corso di laboratori didattici svolti con studenti di accademie di belle arti in residenza”.

Una delle installazioni artistiche del museo naturale “Opera Bosco”

E la natura è il contesto che determina e qualifica un nuovo modo di vivere e di ‘sentire’ lo spazio lavorativo. “Vivere qui mi offre questo contatto continuo con la natura che è diventato fondamentale – continua Simone De Filippis –. “Non potrei mai tonare indietro. Quando vado a Roma, oramai, sento quella che io  definisco ‘la puzza della città’,  mentre qui ritrovo il profumo della vita. Quando torno verso Calcata, già in macchina attraversando i boschi e la campagna, sento che la mia espressione cambia, e cambia anche il mio sentimento. Credo che sia un fatto legato proprio alla natura: stare lontani dal caos, dalla confusione, fa bene. Sono cose che sembrano banali ma ce ne dimentichiamo e quando uno le riscopre, come nel mio caso, non vuoi più tornare indietro“.

“Un’altra cosa molto molto interessante – dice il musicista – è che qui nel borgo vivono persone di estrazione sociale totalmente diversa. Dal musicista come me, a chi sbarca il lunario, a quello che insegna in Francia al Conservatorio. Artisti super quotati come Costantino Morosin o Athon Veggi, egittologa di fama mondiale (detta ‘la curandera del borgo’). E poi scrittori, giornalisti, architetti di fama come Paolo Portoghesi, che qui si è costruito un’oasi con un giardino incredibile”. Infine la rete sociale, i contatti umani, che in una dimensione così piccola sono più veri ed immediati. “Il borgo è come un grande condominio. Ci si conosce tutti, ci si aiuta: una convivenza tra persone che vengono da contesti ed esperienze anche molto diversi tra loro, ma che qui trovano qualcosa in comune. E la differenza sociale non conta”.

Un mondo fantastico? No, un futuro possibile. Fuori dal caos.