Cambia ruolo, non solo look: la moglie bellona anni Ottanta, diventa la manager del terzo millennio

Al cinema non mi disturbavano le curve, la sensualità, la bellezza. Mi rattristava invece quel ruolo da eterna valletta, vittima e spalla. I tempi cambiano e Jessica riscatgta quel ruolo non più moglie, individuata tramite il maschio ma imprenditrice contro il crimine. E da investigatrice si lavora meglio con l'impermeabile che col vestitino attillato

Sofia Francioni

Ho visto per la prima volta “Chi ha incastrato Roger Rabbit” all’università, avevo 24 anni. Un capolavoro, un’esplosione di stili, dal cartoon al cinema, che mi lasciò senza parole. Poco meno di due indimenticabili ore in cui un coniglio bianco stralunato e pasticcione, il signor Roger Rabbit, e il suo amico-detective Eddie Valiant, lottano contro il crimine della Los Angeles anni Quaranta per salvare dalle grinfie dei malviventi Cartoonia. Mentre dalla cornice della trama sbuca la fatale, seducente, quantomai erotica signora Rabbit, per gli amici Jessica, con le sue curve mozzafiato che ricalcano quelle dell’attrice Rita Hayworth, ma con i capelli di Veronica Lake.

Avevo 24 anni, dicevo, ma quelle curve così urlate, così erotiche, non mi rimasero per niente indigeste. Ad andarmi di traverso, però, fu il ruolo riservato alla signora Rabbit nella trama del film: eterna valletta, eterna vittima, eterna spalla accanto a due personaggi maschili carichi di agentività. E l’impressione latente che dietro le sue mise non ci fosse lo sguardo di una donna, bensì di un uomo.
Guanti rosa, borsetta in tinta, tacchi a spillo (anche loro in tinta) su di un vestito rosso fuoco attillato fino all’inverosimile per mostrare anche la curva più nascosta. Davvero se Jessica Rabbit avesse potuto scegliere si sarebbe vestita così?

E qual era il suo cognome da ragazza?

 

E’ cresciuta, non vive più in funzione di un uomo

Lo sguardo maschile torna ad aleggiare, il bisogno di compiacerlo anche, insieme alla fastidiosa sensazione che la Rabbit – nei suoi abiti succinti – esprimesse in fondo l’eterno mantra del “Sono come tu mi vuoi, Maschio.” Ma lei non aveva colpe, tant’è che, come le fecero dire cambiando la storia del cinema: “Non sono cattiva, è solo che mi disegnano così”.
La disegnavano in effetti così, ma gli anni Ottanta sono passati, oggi siamo nel 2021, e la signora Rabbit – come tutti noi e insieme alla Disney che l’ha prodotta – è cresciuta. Senza rinunciare alle sue iconiche curve, la casa di produzione ha infatti deciso che il personaggio di Jessica d’ora in poi opterà per un look più sobrio, indossando un classico impermeabile da detective grigio. Perché oltre che formale – ed è questo il punto – la rivoluzione della Disney è sostanziale: da essere la moglie dello stralunato Roger e provocante pin up, Jessica diventerà infatti la dirigente della Sua agenzia investigativa per combattere il crimine nella Los Angeles degli anni Quaranta.

A chi sul suo cambio di look grida alla cancel culture e all’autocensura “imposta” dalla dittatura del politically correct, ha già risposto qualche anno fa l’ex dirigente creativo Disney, Mark Sklar, sentenziando che “Il cambiamento è una tradizione a Disneyland”.

 

Ma il tacco 12  resiste al tempo

Da parte mia, che oggi di anni ne ho 27, penso che non sia né sconveniente né importante che Jessica Rabbit valorizzi le sue curve con abiti succinti. Quel che conta è che a scegliere la profondità della scollatura sia lei, il suo sguardo, quello femminile e non sempre e solo quello…dell’altra metà del cielo. Senza tralasciare però un dettaglio importante: che è più comodo fare la detective in impermeabile che indossando un vestitino strizzatissimo.
Sulle scarpe, invece, non ho dubbi: la Rabbit porterà sempre il tacco 12.