Cannabis depenalizzata, alla Camera passa a maggioranza M5s-Pd-LeU il testo base

Un fiore di canapa spunta a Montecitorio. Niente punibilità per fatti di lieve entità e modiche quantità, ma sanzioni aggravate per spaccio a minori e associazione per delinquere

Nel giorno che non ti aspetti, quello in cui alla Camera dei Deputati si discute il nuovo decreto Covid, con dentro il Green Pass, e la Lega incrocia le spade con il governo, appoggiando gli emendamenti di Fratelli d’Italia contrari al dl, spunta – come un fiore di canapa sul balcone, è proprio il caso di dire… – un testo di legge che avvicina la possibilità di una depenalizzazione delle droghe leggere, cannabis in testa. La soluzione rappresenta uno degli scenari previsti alla vigilia del voto (Leggi l’articolo)

In pratica, coltivare piantine di canapa in balcone, sul davanzale o in terrazza, non sarebbe più reato e le mini-coltivazioni domestiche di cannabis potrebbero essere depenalizzate, come peraltro prevede una recente sentenza della Cassazione.

 

Si tratta, per ora, solo del testo base uscito dalla commissione Giustizia e che vede la prima firma del suo presidente, Mario Perantoni (M5s), ma è un bel passo in avanti, e del tutto inaspettato. Infatti, il testo base è stato, appunto, ‘adottato’, sia pure a maggioranza – quella dell’ex governo giallorosso (M5s-Pd-LeU) – in seno alla commissione. Un esito non scontato che, dopo mesi di audizioni e di testo rimasto ‘in sonno’ (l’ok al testo base arriva dopo un anno e mezzo di attesa e tante audizioni, dal magistrato Cafiero De Raho ai medici e alle comunità terapeutiche), si deve alla ‘tigna’ del presidente Perantoni.

 

Il lavorìo ai fianchi dei deputati Magi-Licatini

 

Caterina Licatini

E soprattutto grazie ai due onorevoli che di più si sono spesi sul tema: il deputato di Più EuropaRiccardo Magi, storico esponente dei radicali, non nuovo alle battaglie sui diritti civili, e alla deputata siciliana dei 5Stelle, Caterina Licatini, che proprio Luce! aveva intervistato, ad agosto, e che – vox clamantis in deserto – si era detta ‘sicura’ che, prima o poi, l’avrebbero spuntata. Oggettivamente, almeno per ora, ha ragione lei.

 

In buona sostanza, ove mai il testo, ora adottato, venisse calendarizzato in Aula, compatibilmente con i ‘tempi’ rarefatti di quest’ultima (incombe, come si sa, l’inizio della sessione di bilancio), potrebbe persino essere approvata e, dopo la eventuale ratifica del Senato, diventare legge.

 

Il voto in commissione: favorevoli e contrari

 

La commissione Giustizia della Camera ha dunque adottato il testo base che depenalizza la coltivazione di quattro piante, al massimo, di cannabis, annuncia Mario Perantoni, deputato 5 stelle e relatore del ddl: “La coltivazione in casa di canapa è fondamentale per i malati che ne devono fare uso terapeutico e che spesso non la trovano disponibile oltre che per combattere lo spaccio ed il conseguente sottobosco criminale”.

 

Il provvedimento, come si diceva, ha visto l’astensione di Italia Viva e il voto favorevole di Pd, M5s, LeU e +Europa. Il centrodestra ha votato compatto contro l’adozione del testo ad esclusione del deputato liberal di FI, Elio Vito, che su Twitter scrive: “Testo base ddl Perantoni approvato! Ringrazio il mio gruppo, Forza Italia alla Camera, ed il capogruppo Roberto Occhiuto di avermi dato l’opportunità di manifestare il mio voto favorevole, in coerenza con la mia storia e le mie convinzioni radicali ed antiproibizioniste”.

 

Ma Alessandro Cattaneo, ex sindaco di Pavia (Fi) dice: “Con tutti i problemi e le riforme da fare che abbiamo, questo testo non ci aiuta affatto. Lo trovo un testo inutilmente divisivo”.

 

Cosa prevede il testo base sulla cannabis

 

Il testo adottato è la sintesi delle tre proposte di legge depositate rispettivamente da +Europa, M5s e Lega in commissione Giustizia della Camera, ma la Lega ha poi subito ritirato il suo – a firma del capogruppo, Riccardo Molinari – per marcare la differenza su contenuti non condivisi.

 

Non punibili per piccole quantità e lieve entità

 

La novità più importante del testo riguarda la non punibilità della coltivazione di piccole quantità. Di fatto, con il testo base, viene legalizzata la coltivazione per uso personale di massimo quattro piante “femmine” di cannabis. Vengono depenalizzati anche i “fatti di lieve entità” attraverso una distinzione tra le varie tipologie di stupefacenti. Nel caso sia una persona tossicodipendente a commettere il reato di produzione o spaccio, il testo dà la possibilità di sostituire la pena del carcere con i lavori socialmente utili.

 

Spaccio a minori: pene aumentate

 

Il testo, però, fa anche altro: aumenta le pene in caso di associazione a delinquere e spaccio nei confronti di minorenni. Insomma, un testo equilibrato e che non ‘legalizza’ le droghe, come dice subito la destra, ma che si limita a ‘depenalizzare’ quelle leggere e, in particolare, la cannabis, in modica quantità.

 

 

Fra plauso e feroci critiche

 

Esulta il deputato di +Europa, Riccardo Magi, che, tramite Facebook, spinge affinché la legge venga al più presto approvato dal Parlamento: “È un primo passo nella giusta direzione ma ora è necessario che la maggioranza che oggi ha approvato il testo base si impegni a farlo arrivare in Aula evitando che il testo resti soffocato in commissione tra i molti provvedimenti governativi in arrivo. Serve la volontà politica per individuare una corsia preferenziale”.

 

Da parte del Pd, invece, l’appoggio è ‘tiepido’. Tra i parlamentari, nessuno si assume la paternità e il sostegno al testo, parla solo, Marco Furfaro, che però, ad oggi, è solo un ex membro della segreteria nazionale (ai tempi di Zingaretti) che esprime soddisfazione per l’adozione del testo: “Una norma di civiltà per i malati che ne devono fare uso terapeutico e fondamentale per combattere la criminalità organizzata. Ora avanti in aula”, scrive su Twitter il dirigente dem.

 

Ma, ovviamente, a stretto giro arriva anche la presa di posizione di Lega e Fratelli d’Italia, con la prima che parla “preludio alla legalizzazione” e i secondi che spiegano come il ddl finirebbe “inevitabilmente per favorire il consumo di droga oltre a promuovere comportamenti pericolosi che minacciano il diritto alla salute sancito dalla nostra Costituzione”, scrivono in un comunicato le deputate di FdI Carolina Varchi e Maria Teresa Bellucci, responsabile ‘antidroga’ di FdI.

 

“Le nostre proposte, contenute nel provvedimento Droga zero, sono rimaste infatti inascoltate ma da parte nostra resta la ferrea convinzione che chi vende droga vende morte, e continueremo a battagliare per difendere questo principio”, scrive in una nota il deputato leghista Roberto Turri.

 

 

Il botta e risposta tra Salvini e Licatini

 

Poi, però, si scatena il leader della Lega, Matteo Salvini che, sente, sul tema, ‘l’odore del sangue’: “Ius soli, ddl Zan e oggi la coltivazione della cannabis in casa. Se queste sono le priorità di Pd e 5Stelle al governo, l’Italia ha un problema”.

 

Ma è proprio l’onorevole Licatini che gli risponde a stretto giro di posta: “Le uniche priorità del Movimento 5 Stelle sono il bene del paese e la lotta contro criminalità e ingiustizie. È grazie allo studio e all’analisi dei temi che si fa la politica migliore, e non con il solito becero populismo che, per una manciata di voti, porta a negare pure l’evidenza. Coltivazione domestica di cannabis non significa promuovere le droghe. Significa difendere cittadini gravemente ammalati, impedire processi assurdi contro gente per bene, colpire la mafia al cuore dei suoi affari. Per capirlo basta studiare il fenomeno, che ogni buon politico dovrebbe sempre fare prima di aprire bocca sugli argomenti che tocca”.

 

Ma che fine farà, ora, il ddl sulla cannabis?

 

Ora, però, vista la delicatezza dell’argomento e le posizioni fortemente contrastanti in campo, il timore diffuso – specie dentro il Pd – è che la proposta, sulla scia di quanto accaduto con il ddl Zan in Senato, possa finire nella palude ancor prima di arrivare nella prima Aula parlamentare. “Quel testo non sarà mai e poi mai approvato, è carta straccia”, tuona Maurizio Gasparri (FI). Si vedrà, se e quando andrà in aula. Altrimenti, il piano B è già stato delineato da Magi in agosto: raccogliere le firme per un referendum sul tema.