CasermArcheologica: fucina di idee, arte e rigenerazione urbana. Laura Caruso: “Dallo spazio vuoto nasce la creatività”

Sede del primo pastificio Buitoni, Caserma, palestra. Uno spazio tante funzioni, fino a qualche anno fa. E per il futuro? "I nostri assi portanti sono la cultura ed il lavoro, mettere in relazione il sapere più tradizionale del territorio con le attitudini progettuali contemporanee”

“La storia di CasermArechologica è una storia di resistenza, di agilità, di generazioni che si sono inventate i luoghi in cui esistere, e che nel farlo hanno poi reinventato anche la cultura dei territori, attraverso l’ibridazione di linguaggi artistici molto differenti. Luoghi in cui si ha l’ambizione di trasformare i contesti in cui si opera attraverso i linguaggi dell’arte“. Laura Caruso è la project manager di CasermArcheologica, un percorso di rigenerazione urbana che sta riqualificando l’ex Caserma dei Carabinieri di Sansepolcro (Ar), all’interno di Palazzo Muglioni, edificio storico nel centro urbano.

 

“La nostra esperienza è comune a tutti coloro che hanno trovato possibilità laddove sembravano non esserci. Luoghi, contesti, esperienze che sovvertono la narrazione comune per cui non c’è possibilità di fare nulla. Noi lo stiamo facendo. E così tanti altri in Italia” dice Caruso. CasermArcheologica nasce a pochi metri dal museo che ospita le opere di Piero Della Francesca, nel Palazzo di proprietà della famiglia nobiliare dei Muglioni, la cui ultima erede, Minerva, andò in sposa ad uno dei rampolli della famiglia Buitoni (proprio qui è sorto li tra il 1827 e 1828 il primo pastificio della ditta). Un luogo con tanta storia dentro, che, negli anni successivi, fu sede della Caserma dei Carabinieri, quartier generale delle forze della Resistenza al nazifascismo, con una grande partecipazione civile. In tempi più recenti anche palestra della succursale di una scuola, fino all’abbandono quasi completo degli anni Ottanta.

Poi, 8 anni fa, CasermArcheoloigica da visione diventa realtà, attraverso l’energia creativa di un gruppo di ragazzi motivati e ‘movimentati’ dalla loro insegnante. Nel 2013 infatti, la professoressa Ilaria Margutti decide di restituire alla città questo luogo di grande fascino e, con un gruppo di allievi, passa tutte le vacanze di Pasqua a ripulire i due piani superiori dell’edificio. A quel punto lo spazio diventa un polo attrattivo che catalizza le energie creative di artisti che vanno ad ‘abitare’ il luogo dandogli vita con opere ed installazioni .

“In quegli anni – prosegue la project manager – succedono cose particolari, atmosfere inattese, suggestive. Quel luogo diventa una specie di Berlino calata in un contesto rinascimentale“. Poi però il nel 2015, un’ingiunzione dei Vigili del fuoco intima di sgomberare il palazzo, che viene di nuovo chiuso. C’era il rischio concreto che il movimento estemporaneo che aveva raccolto tantissime adesioni si disperdesse definitivamente. Il momento di crisi viene superato l’anno successivo, con la costituzione dell’associazione che partecipa al bando Culturability della fondazione Unipolis di Bologna e lo vince, trovando le risorse per riaprire alcuni degli spazi.

“Un momento molto importante – sottolinea Laura Caruso – perché ci ha messo in contatto con il movimento della rigenerazione urbana a base culturale, un movimento interprofessionale che vede coinvolte tantissime figure diverse (giuristi, urbanisti, architetti, economisti, artisti naturalmente) che dialogano su come riattivare luoghi abbandonati trasformandoli di fatto in nuove istituzioni culturali, mettendo in pratica il concetto di arte come motore di abilitazione delle comunità territoriali”.

“I nostri assi portanti sono la cultura ed il lavoro – aggiunge – “In particolare noi siamo impegnati nel mettere in relazione il sapere più tradizionale che emana dal territorio con le attitudini progettuali contemporanee. Questa è la sfida del prossimo futuro”.

 

Cosa insegna la vostra questa esperienza?
“Ingegna che bisogna partire dalla fiducia nelle generazioni, e dalla necessità di dare loro spazio, dalla convinzione che non possono solo essere chiamate a conservare, a mantenere, a restaurare quello che c’è. Certo, hanno anche questo ruolo, e lo svolgono consapevolmente, ma devono anche inventare pezzi di città. Dimostra poi che i giovani, se coinvolti, hanno voglia di farlo in maniera costruttiva, con la preoccupazione e la cura verso tutto ciò che esiste. CasermArchologica è un ‘vuoto’ che grazie alle idee che lo hanno riempito è diventato una grande risorsa”.

Un modello che vale solo per i piccoli centri o è replicabile su vasta scala?
“Noi dobbiamo immaginare che le nostre città debbano avere anche dei luoghi non troppo progettati. Sono quegli spazi vuoti che lasciano poi la possibilità all’immaginazione di chi abita un determinato tempo di esprimersi in maniera compiuta e creativa. La nostra esperienza ha insegnato anche a noi che spesso sono molto più generativi gli spazi ancora da sistemare rispetto a quelli sui quali c’è già un progetto definito. Ad esempio a CasermArcheologica è nato, qualche tempo, fa uno studio di musica trap che registra artisti da tutta Italia. Immaginato da un gruppo di ventenni che in maniera molto determinata e professionale lo hanno portato avanti, in uno spazio dove noi pensavamo di farci una cucina.

Tutto parte da un ‘modo di fare scuola’, e se vogliamo è un elemento innovativo, che dimostra come la scuola si possa fare in tanto modi.
“Ilaria Margutti è una di quelle insegnanti che tutti vorremmo che i nostri figli trovassero sul proprio cammino, perché è capace di entusiasmare e coinvolgere i ragazzi, a livello emotivo e nella pratica. Ad esempio un percorso che facciamo con le scuole sono le ‘Agende’, che all’inizio sono bianche, vuote, e poi si riempiono dei lavori dei ragazzi, attraverso la conoscenza di alcuni artisti contemporanei che sono notoriamente fuori dai programmi. Ogni ragazzo mette nell’agenda il percorso di conoscenza dell’artista, che diventa poi anche un percorso di auto-conoscenza interiore.
O anche i laboratori di elaborazione delle immagini a partire da fotografi e poeti, tenuti da Alessandra Baldoni: anche in questo caso le foto dei ragazzi sono sempre dei racconti di se stessi, ed è molto bello vedere come i giovani si vedono e si guardano con gli strumenti che gli vengono dati e, dunque, anche con la capacità di elaborare quell’immagine di sé nel mondo”.

Quanta forza e quanta fatica serve per andare avanti in periodi complicati come quelli che stiamo vivendo?
“Tanta. Ma mi piace dire che una delle forze di Caserma è che siamo piccoli e possiamo districarci tra le difficoltà e i problemi. Anche grazie al rapporto virtuoso con il territorio. Che è fondamentale. Io dico sempre che noi abbiamo tanti problemi ma anche 1500 persone che sono disposte a rimboccarsi le maniche per aiutarci portare un contributo materiale e non. È centrale il tema della sostenibilità: si dialoga con le istituzioni, ma ci si pone anche il problema di come far vivere queste strutture, che spesso sono da adeguare, da rimettere in sesto, da ristrutturate, e si trovano le risorse per farlo. Noi stiamo dentro questo movimento che vede nella rigenerazione degli spazi un’occasione per reinventare il presente ed il futuro. Partendo da quello che c’è per creare qualcosa di nuovo. Una sfida affascinante, che richiede tante energie. Ed è per questo che chiamiamo le istituzioni a fare la loro parte, sapendo che solo attraverso i rapporti di rete e il legame col territorio si può venire fuori anche dai momenti più complicati”.