Caso Ciro Grillo: su Telegram è caccia al video del presunto stupro. E gli amministratori racimolano iscrizioni facili

È bastata la promessa di far vedere quei 20 secondi di filmato a scatenare una vera e propria corsa alle iscrizioni sull'app di messaggistica. I nuovi iscritti sono quasi 100mila e tutti chiedono una cosa sola: vedere il rapporto tra i ragazzi e la 19enne

“Per il video dello stupro entra nel canale qui sotto”. Il più numeroso ha già superato i 50mila iscritti. Si chiama “Ciro Grillo – Stupro”. Accanto al titolo c’è una bandierina tricolore. È uno dei canali spuntati su Telegram negli ultimi 15 giorni. Promette, come molti altri, la stessa cosa: il filmato che ritrae il rapporto tra Ciro Grillo, i suoi tre amici tutti indagati per violenza sessuale di gruppo e una 19enne. La stessa ragazza che poi li ha denunciati.

L’inizio di quel rapporto, avvenuto la notte del 17 luglio 2019 nella casa di Grillo in Sardegna, qualcuno l’ha filmato per almeno una ventina di secondi. E ora il lato malato di Telegram si è acceso: su quei frame vuole piazzarci gli occhi. Condividerli, ‘sbavarli’, commentarli. Da giorni gli dà una caccia forsennata. Finora sono almeno sei i gruppi social partoriti ad hoc con questo obiettivo. I loro iscritti, sommati, sono quasi 100mila. Promettono il filmato, a patto di iscriversi. Ci siamo entrati dando la caccia ai cacciatori.

Uno dei canali riporta lo strappo di un titolo di giornale: “Fango su nostra figlia, il video gira come se fosse un trofeo“. Sono le parole della madre della ragazza che, il 28 aprile, ha denunciato la fuga del filmato nelle chat private. Sotto ci sono le istruzioni: “Per il video dello stupro, clicca qui”. Un secondo dopo l’iscrizione si capisce che quello e gli altri gruppi Telegram sono specchietti per allodole disturbate. I loro link d’iscrizione rimandano a un labirinto di canali porno da tempo esistenti: “Cat***”, “Hom**”, “Nasce, **, ** “, “Stupro * *”. E via così. Qui i cacciatori della clip di Ciro Grillo si mischiano a vecchi utenti già iscritti che, in quelle chat, si scambiano commentandole, foto di fidanzate, mogli, sorelle. E dove il revenge porn si mescola a video di attrici e attori professionisti.

Ma i cacciatori non mollano. Chiedono, chiedono, chiedono. “Chi ha il video della tipa sc**ta dal figlio di Beppe Grillo?” domanda il 29 aprile alle 00.01 un neoiscritto. “Dai raga, dove si può trovare?” gli va dietro un minuto dopo un altro. Un nastro continuo: dalla mezzanotte del 29 aprile alle 17 del 1 maggio le richieste del video sono più di 90. Una all’ora. “Dov’è sto video? È un’ora e mezzo che lo cerco” si lamenta alle 16.57 del 1 maggio un altro cacciatore. Lo cercano perché quei gruppi nati ad hoc gliel’hanno promesso. Ma un video in realtà è stato caricato. Il 30 aprile alle 9.30 l’amministratore di uno dei canali, pubblica circa 30 secondi di filmato. Ritrae un rapporto orale fra una ragazza e due coetanei. “È il video di Grillo?” domanda subito un utente. “Sì, manca però la seconda parte, la stiamo cercando” gli risponde l’amministratore. Ma quel video è un bluff. Non collimano gli accenti, non si vedono i volti dei partecipanti, non coincide nemmeno il loro numero. Ma tanto basta a chi gestisce il gruppo: ha servito carne fresca ai cacciatori del porno. E sfruttato la loro fame morbosa. Ma chi ci guadagna? Gli amministratori dei gruppi già esistenti: in pochi giorni hanno incassato almeno 100mila iscrizioni in più. Tutte o quasi ‘cucinate’ facendo leva sull’appetito del video proibito.

Parvin Tadjik, moglie di Beppe Grillo

La galassia dei gruppi porno di Telegram era andata in fibrillazione già il 20 aprile. Quel giorno Parvin Tadjik, moglie di Beppe Grillo, sbotta sul profilo Facebook di Maria Elena Boschi, che critica la reazione del politico alle accuse contro il figlio. La signora Grillo replica alla Boschi sotto il post: “C’è un video che testimonia l’innocenza dei ragazzi, dove si vede che lei è consenziente”. Tanto è bastato. Il 21 aprile vengono aperti i primi gruppi sul canale di messaggistica. Pronti a marciare sul dolore di una ragazza e dei genitori, di entrambe le parti, per macinare iscrizioni. Ma anche dopo la ‘polpetta fake’ gettata in pasto alla mischia, i cacciatori non sono sazi. Continuano a iscriversi, cercare, chiedere.

Nemmeno un’ora dopo il video pubblicato sul gruppo il 30 aprile, alle 10.24 c’è un altro neoiscritto: “Cerco porno del figlio di Grillo”. Se è vero che la prima regola di un venditore è sfruttare l’attesa per creare domanda nel mercato, il manipolo di gruppi porno su Telegram c’è riuscito. In pochi giorni conta già su 100mila teste in attesa. La domanda, il desiderio del video proibito, è stata creata. Ora quei 100mila lo vogliono. Forse sono disposti a pagare pur di metterci gli occhi sopra. Poco importa se sia una violenza sessuale vera, presunta o falsa. Sono pronti a distruggere la dignità di una ragazza. E a farlo per almeno 100mila volte.