Chi lotta per i diritti e le discriminazioni troverà sempre Luce! al suo fianco

"Vi abbiamo raccontato la sofferenza degli esclusi e la bellezza dell’unicità. Abbiamo voluto diffondere, sopra ogni cosa, l’empatia. Perché, solo attraverso la consapevolezza di tutto questo, si può arrivare alla comprensione della parola più inflazionata dell’anno: inclusione"

Esistono progetti che si pongono obiettivi ed esistono progetti che si propongono missioni. Luce! appartiene alla seconda categoria. Raccontare, informare, sensibilizzare era il massimo che potevamo dare a una società in piena transizione, che vive di condivisioni e soffre di una così urgente necessità di farsi sentire? No, non potevano bastare. E ce lo siamo chiesti. Ce lo siamo chiesti il perché di questa impellenza di raccontarsi. E se ogni forma di espressione nasce da un bisogno, allora qual è quello della nostra società? La considerazione, l’ascolto, l’accettazione. Dunque, siamo partiti da tutti quegli stereotipi che, ormai da tempo, accompagnano e in parte stigmatizzano la concezione che abbiamo del web e in particolare dei social: un luogo dove tutti si sentono in diritto di poter dire tutto, un luogo dove l’odio dilaga con immensa facilità, un luogo che ci avvicina e al contempo ci allontana e aliena, rendendoci estremamente vulnerabili alla solitudine, alle insicurezze, al confronto con l’altro.

I social sono uno strumento gigantesco, noi lo usiamo per diffondere lampi di Luce!

Ma è tutto qui? Per fortuna no. I social sono, prima di ogni altra cosa, uno strumento. Uno strumento gigantesco messo a disposizione di ognuno di noi. E le realtà che abbiamo il dovere di far conoscere lampi di Luce! Fin dal primo giorno sui social, Luce! è stato verità, approfondimento, energia positiva e tanti colori. Dalle storie più esclusive ai trend più mainstream, vi abbiamo raccontato la transizione in atto. E allora ci siamo domandati: quanto sarebbe costruttivo portare un po’ di Luce! in questo cyber mondo che ci appare così pieno di ombre? Quanto sarebbe edificante riuscire a dar voce a coloro che non hanno voce: quelli che da sempre non vengono rappresentati; i protagonisti di storie di vita singolari, impegnate, uniche e bellissime; quelli che lottano per i propri diritti; quelli che denunciano le discriminazioni; quelli che rivendicano la libertà, l’equità, la pace, la propria diversità.

Vogliamo raccontare il mondo attraverso un #hashtag ma senza filtro

Quanto sarebbe potente raccontare il mondo attraverso un hashtag, ma senza alcun filtro? E ci siamo accorti che sono in tanti ad avere il diritto di parlare e infinite sono le realtà che abbiamo il dovere di far conoscere. Innescare questo meccanismo, cogliere questi lampi di Luce! è diventata allora la nostra missione. Abbiamo voluto far di Luce!, attraverso e grazie ai social, un faro alimentato dalle tante piccole scintille, delle più disparate sfumature, che meritano di emergere dal buio di questo complesso e immenso mondo. Vi abbiamo raccontato, in un lasso di tempo relativamente breve, le nuove dinamiche sociali, le mille sfaccettature delle nuove generazioni, ciò che desiderano e ciò che rivendicano.

Abbiamo tracciato con i protagonisti delle nostre storie, i lettori e il nostro comitato scientifico la strada verso l’accettazione della diversità; ma soprattutto vi abbiamo raccontato la sofferenza degli esclusi e la bellezza dell’unicità. Abbiamo voluto diffondere, sopra ogni cosa, l’empatia. Perché, solo attraverso la consapevolezza di tutto questo, si può arrivare alla comprensione della parola più inflazionata dell’anno: inclusione. E se un uomo con lo smalto un giorno ci scrivesse: “Oggi nessuno mi ha deriso, ma che è successo?”, sarebbe per noi un pezzo di giornalismo di successo”.