“Chiedimi se”: Margherita Fiengo Pardi e il corto per raccontare cosa vuol dire avere due mamme

Primogenita di Francesca e Maria Silvia, 19 anni e tre fratelli più piccoli. In 18 minuti racconta la storia della sua famiglia e di cosa significhi essere figli di una coppia omogenitoriale in Italia

“Mamma mi fai l’uovo sbattuto” o “mamma guardiamo la tv insieme?”. Frasi comuni di una bambina qualunque che chiede qualcosa alla sua mamma, direte voi. È no, non proprio. Le richieste sono rivolte a due mamme e a farle è Margherita Fiengo Pardi, oggi una bellissima ragazza milanese di 19 anni e allora una vivace bimba con una telecamera in mano e la voglia di immortalare ricordi. “Tutti noi, ad un certo punto della vita ci siamo chiesti come siamo nati“, dice la giovane. Che poi, in un salto temporale all’indietro, torna bambina e si presenta: “Buongiorno, sono Marghy e vi presenterò la mia famiglia. Questa è Mary e questa è Francy – spiega inquadrando le due donne –. Vi dovete baciare ora!”, le invita, e dopo uno schioccante bacio la bambina dice, semplicemente: “Vedi? Si amano, ho due mamme, è fico”.

La piccola Margherita Fiengo Pardi, oggi 19enne, primogenita di Francesca Pardi e Maria Silvia Fiengo

Una goccia di speranza

Tutte le gocce sono diverse l’una dall’altra e attraverso ognuna di loro si vede qualcosa di diverso. E infatti un giorno, due giovani fidanzate, Mary e Francy hanno deciso di vedere in una goccia un futuro per loro considerato impossibile. Una famiglia”. La vita di Marghy inizia propri qui: da una goccia, come racconta, dentro la quale c’è lei. In una clinica estera, mamma Maria Silvia Fiengo, Mary, la concepisce, dopo anni di tentativi con l’inseminazione artificiale. Insieme alla compagna Francesca Pardi, la Francy, sono le titolari della casa editrice Lo stampatello e socie fondatrici dell’associazione Famiglie Arcobaleno. Ma soprattutto sono una delle prime coppie di donne in Italia a decidere di avere dei bambini insieme. La prima è stata Margherita, “una bimbetta iperattiva e molto più bionda degli altri bambini italiani” come racconta lei stessa nel corto “Chiedimi se…. Oggi, quella bimba ha 19 anni e tre fratelli, i gemelli Raffaele e Giorgio, 16 anni, e Antonio, 13. La coppia è diventata famiglia, si è allargata, come quelle gocce che, una accanto all’altra, compongono gli oceani. Il più piccolo è il solo dato alla luce da Francesca ed è stata riconosciuto a sua volta da Maria Silvia. Anche Margherita, però, ha dovuto riconoscere la sua mamma Francy: a 16 anni il sindaco di Milano, Beppe Sala, le ha chiesto l’assenso come prevede la legge: “Sei d’accordo a essere riconosciuta figlia di Francesca Pardi?”. La giovane lo ha detto come se per tutta la vita non avesse atteso altro che pronunciare quella semplice sillaba: “Sì”.

Mamma Mary, Raffy e Gio, Toto, Marghy e mamma Francy: la famiglia Fiengo Pardi

Chiedimi se…

Margherita ha creato il corto “Chiedimi se…” per raccontare cosa significhi essere figli di una coppia omogenitoriale

“L’idea di intitolare così il video che racconta la storia della mia famiglia mi è venuta quando avevo tredici anni – adesso ne ho diciannove. Non riesco a ricordarmi precisamente chi fosse e dove fosse, ma sicuramente si trattava di un personaggio pubblico che era andato in televisione a dire che per i figli di due donne o di due uomini sarebbe stato meglio non essere mai nati. Chiedilo a me, chiedimi se è davvero così, volevo dire allora – e lo dissi, ma a mia madre”. Margherita Fiengo Pardi spiega così, su La Stampa, da dov’è nata l’idea di un corto che per titolo porta un invito, “Chiedimi se…“. Stanca di sentire parlare di famiglie come la sua da chi ne sa poco ma vuole comunque giudicare. Stanca di sentirsi lei stessa, giudicata: dalla legge, dallo Stato, dalle istituzioni che non la riconoscono come figlia di due madri ma ‘adottata’.

Francesca e Maria Silvia

“Oggi lo posso dire meglio – continua – e l’ho detto con le immagini, e con quel titolo: non voleva essere un delirio megalomane, ma di fronte a chi considera che nascere con due mamme sia peggio di essere nati sotto le bombe o addirittura di non essere nati per niente, credo che una risposta vada data. E poi ho pensato anche un’altra cosa: ma chi meglio di me può spiegare cosa vuol dire avere genitori omosessuali?”. Diciotto minuti per condensare 19 anni, ma, come dice lei stessa “in realtà non era la mia storia che volevo raccontare, ma la loro”.

La il sogno di una famiglia

Il matrimonio tra Francesca e Maria Silvia è stato celebrato a Barcellona

È il 1989, al Sottomarino Giallo, nota discoteca gay, punto di ritrovo per tutte le lesbiche di zona, Francy, allora fidanzata con “la più ambita del gruppo” nota Mary, “la ragazza alta con gli occhi di ghiaccio” che se ne sta pensosa in disparte. Lei non lo sa, ma Maria Silvia ha appena scoperto di “appartenere all’altra sponda“. Un nuovo incontro nella romantica Parigi fa scattare la scintilla e una volta a Milano Francesca e Maria Silvia decidono di uscire insieme. Chi ha fatto il primo passo? “Ognuna delle due racconta una versione diversa”, spiega la figlia. Il fidanzamento in un vagone letto Parigi Milano e poi il sogno impossibile di avere una famiglia. “Così hanno cercato, e cercato, e cercato. Finché su Internet, che all’epoca era una novità, hanno trovato un forum americano e hanno scoperto che un modo c’era”. E così le due donne sono partite alla volta di Amsterdam: “dopo 8 viaggi e 8 tentativi sono nata io” dice Marghy, nel corto. Nel 2006 la famiglia si allarga: sono nati i gemelli “Gio e Raffi”.Ma di figli, Mary, ne voleva quattro “e quindi nel 2009 è nato anche lui, Toto“. Il sogno delle due ragazze si è realizzato: una casa, una famiglia, il matrimonio (“A Barcellona, perché in Italia era illegale”). Ma presto la coppia è stata messa di fronte alla dura realtà italiana: lo Stato non era – e non è ancora – pronto per accettare una famiglia di due mamme.

La famiglia al completo qualche anno fa

Figli di uno Stato che non li vuole: l’adozione per le coppie omogenitoriali

“Credo di essere stata intervistata per la prima volta a otto anni, ‘la figlia di due donne’. Prima di allora per me era normale avere due madri, ero una bambina, facevo una vita normale, sì avevo due mamme, ma a scuola c’era anche chi non aveva il papà, chi era stato adottato, tante situazioni diverse. E io tutto pensavo meno che di vivere in una condizione particolare. Adesso è un po’ diverso, ma quando sono nata io eravamo davvero pochi, forse tre o quattro famiglie in tutta Italia”, spiega Margherita. Che però, un po’ come allora, per lo Stato Italiano è un ‘problema’: i diritti dei figli e figlie di famiglie omogenitoriali non sono riconosciuti, o lo sono solo in rari casi. Nell’attesa di una legge, intanto, loro sono diventati adulti.

La famiglia Pardi Fiengo con il sindaco di Milano Beppe Sala

In casi particolari (previsti dall’art.44 lett.d legge adozioni) lo strumento legislativo adottato nel nostro Paese è quello dell’adozione. Dal 2014, infatti, la cosiddetta stepchild adoption viene regolamentata attraverso l’adozione “semplice”: così, finora, è stato possibile riconoscere legalmente il genitore intenzionale all’interno delle coppie dello stesso sesso, ma il legame giuridico non è esteso si familiari dell’adottante (quali nonni, zii, ma anche altri figli, come nel caso di Margherita e di suo fratello più piccolo Antonio, figlio di Francesca e non di Maria Silvia). Tuttavia, e ci auguriamo che sia uno di quei casi in cui la giurisprudenza serve da pungolo alla politica, il Tribunale dei minori di Sassari qualche giorno fa ha stabilito, con sentenza, che non possono esserci discriminazioni tra minorenni. Per questa ragione, dunque, gli effetti dell’adozione in casi particolari all’interno delle coppie omosessuali sono da considerarsi, per legge, pieni. Non è, però, la prima volta: era accaduto già nel 2020 a Bologna e in più casi a Venezia. In quest’ultima sentenza tuttavia il giudice Mauro Zollo ha chiarito che non è possibile, in alcun modo, privare un minore adottato all’interno della coppia omogenitoriale dei diritti pieni dell’adozione stessa.

Margherita Fiengo Pardi

“Ora guardami. E chiedimi se preferirei vivere in guerra piuttosto che con due mamme. Chiedimi se preferirei patire la fame. Chiedimi se preferirei avere un padre alcolizzato e una madre tossica. Chiedimi se preferirei non avere un’istruzione. Se preferirei dover lavorare per dover mantenere la famiglia. Chiedimi se preferirei essere orfana. Chiedimi se davvero preferirei non essere nata. Chiedimelo“.