Ciclismo, quattro argenti con Zanardi nel cuore. Infinita Francesca Porcellato, sul podio in tre sport diversi

Da Seul 1988 a Tokyo 2020, quasi sempre sul podio in undici paralimpiadi, passando dall'atletica leggera (velocità e maratone) allo sci di fondo per approdare al paraciclismo: Porcellato è un portento di versatilità e tenacia

“Se il destino non avesse riservato ad Alex Zanardi l’ennesima dura prova oggi sarebbe stato il giorno della sua gara. Lo sanno bene i suoi compagni di squadra che, alla prima occasione, hanno dato vita a una prova di forza impressionante. Le quattro medaglie d’argento conquistate da Francesca Porcellato, Fabrizio Cornegliani, Luca Mazzone e Giorgio Farroni, dimostrano la forza di un gruppo che ha sempre regalato gioie e soddisfazioni al nostro Paese. Un gruppo caratterizzato da qualità tecniche elevatissime e da valori profondi. Alex oggi non ha partecipato alla competizione. Ma è presente a Tokyo, come fonte d’ispirazione, nella testa di questi straordinari atleti che stanno gareggiando con cuore e determinazione. Ci auguriamo che sia solo l’inizio di una Paralimpiade straordinaria anche in questa disciplina”, è il commento di Luca Pancalli, Presidente del Comitato Italiano Paralimpico.

 

Francesca Porcellato

Francesca cambia sport, ma è sempre medaglia

 

Se Alex Zanardi era presente in spirito, sulle strade e nel velodromo di Tokyo, i nostri atleti hanno dato il massimo. Fra tutti spiccano il sorriso e la storia di Francesca Porcellato, 51 anni,  bandiera del paralimpismo italiano e mondiale, che  ha debuttato nella sua undicesima Paralimpiade tra edizioni estive e invernali. La campionessa veneta ha portato a casa il secondo posto nella H1-3 correndo in 33:30.52, La vittoria è andata alla tedesca Zeyen (32:46.97), il bronzo alla polacca Kaluza (33:50.42). “Questo argento vale oro, all’undicesima Paralimpiade, a 51 anni che compirò il giorno della cerimonia di chiusura, non è poco. Ho iniziato a Seul 1988, è cambiato secolo e sono ancora qui”.

Francesca ha attraversato due secoli, sì, ma anche moltissime discipline: alle paralimpiadi estive ha iniziato con l’atletica leggera, poi ha cambiato stagione ed è passata alle invernali primeggiando nelo sci di fondo, per poi tornare alle edizioni estive come campionessa di paraciclismo. Un eclettismo con pochi precedenti al mondo, se si considera i livello qualitativo delle prestazioni fornite e la varietà degli allori vinti.

Paraplegica dall’età di 18 mesi dopo essere stata investita da un camion, a diciassette anni si avvicinò all’atletica leggera, dove rivelò la straordinaria versatilità  poi manifestata attraverso le varie discipline in cui si è cimentata. Nell’Atletica si è cimentata dai 100 metri alla maratona, vincendo nella propria categoria quelle di Boston, Parigi, Londra e New York e vincendo 10 medaglie  paralimpiche da Seul 1988 a Pechino 2008, dove fu portabandiera.

 

Due secoli e cinque Capi dello Stato

 

Dopo Atene 2004  è passata anche agli sport invernali, partecipando ai Giochi di Torino 2006, Vancouver 2010 ((oro nello sprint) e Sochi 2014. Dalle maratone vinte in città di mare (Boston, New York) ai successi in montagna, Francesca decise di cambiare disciplina, salendo sulla handbike: al debutto ai mondiali 2015 si aggiudicò due medaglie d’oro (crono e in linea), alle Paralimpiadi di Rio conquistò due  medaglie di bronzo. Ufficiale dell’ordine al merito della Repubblica, (onirificenza consegnatale dal presidente Ciampi) per dare un’idea della sua longevità, basti citare i Capi dello Stato  che si sono avvicendati dalla sua prima paralimpiade (al Quirinale c’era Francesco Cossiga) all’attuale: mentre Francesca vinceva fra atletica, sci e handbike  il paese è passato sotto la guida di Scalfaro, Ciampi, Napolitano (con bis), Mattarella. Lei sempre lì su un podio o ad allenarsi per tornare a salirvi. Non sappiamo chi sarà la prossima guida del Paese ma di certo a Parigi 2024 Francesca sarà in prima fila a rincorrere una medaglia. In quale sport? Per ora, paraciclismo, ma c’è da scommettere che si farà tentare da nuove esperienze.

 

Altre tre argenti (ma ora basta, vogliamo vincere)

 

Oltre alla medaglia di Porcellato, sul podio del ciclismo, tutti al secondo posto, anche Fabrizio Cornegliani, Luca Mazzone e Giorgio Farroni.

Nella H1, Fabrizio Cornegliani ha corso in 45:44.46, alle spalle del sudafricano du Preez (43:49.41) e davanti al belga Hordies (47:01.23). “Ho rischiato e sono caduto – racconta Cornegliani – ma dovevo provarci per arrivare più avanti possibile. Per fortuna, visto il volo che ho fatto, sono tutto intero e ho l’argento al collo”.

Nella H2, Luca Mazzone ha ottenuto l’argento grazie al tempo di 31:23.79. Oro allo spagnolo Garrote Munoz (31:23.53), bronzo al rancese Jouanny (32:41.62). “A cinquant’anni, essere a una Paralimpiade è già una vittoria. Poi prendere la medaglia è sempre splendido, anche se stavolta poteva essere d’oro. Purtroppo, questo è il bello del ciclismo, può succedere di tutto, è uno sport imprevedibile e si è visto oggi”.

L’ultima medaglia per il ciclismo è arrivata dalla prova di Giorgio Farroni nella T1-2. Il marchigiano, bronzo a Pechino 2008 e argento a Londra 2012, ha corso la crono in 32:10.83, un tempo che  è valso l’argento dietro al cinese Chen (28:54.88). Terzo il belga Celen (30:44.21).

“Sono tre belle medaglie, ma c’è un po’ di rammarico per l’argento di Luca Mazzone perché se non ci fosse stato l’ingorgo nel finale, avrebbe potuto essere di un altro colore – questo il commento del ct dell’Italia Mario Valentini dopo le prime quattro medaglie vinte – Cornegliani anche senza caduta non avrebbe vinto, la cosa importante è che non si sia fatto nulla. La Porcellato ha dimostrato la solita, fantastica grinta. Adesso però basta coi secondi posti, puntiamo a vincere e continuiamo a correre con Alex nel cuore per fare ancora meglio”.