Claudia Segre: “Non solo profitto: l’altra faccia della finanza è rivolta al benessere sociale e alla lotta alle disuguaglianze”

La presidente e fondatrice di Global Thinking Foundation fa parte del comitato scientifico di Luce!: "Senza finanza nessun obiettivo è raggiungibile, ma occorre estendere al grande pubblico la conoscenza dei mercati". "Il covid ha insegnato a perseguire soluzioni comuni, con risultati condivisi fra tutti. E' con questo spirito che partecipo con gioia al progetto".

Già membro della consulta esperti della Commissione Finanze della Camera, è stata chairman del Board of Education di Acifx International, ora honorary member, Claudia Segre è presidente e fondatrice di Global Thinking Foundation. Ha una carriera di 33 anni nella Finanza con specializzazione in mercati internazionali e dinamiche geopolitiche globali. Direttore responsabile delle Pubblicazioni e membro del consiglio direttivo di Assiom Forex, è membro esterno della commissione pari opportunità dell’Accademia dei Lincei e board member della Feduf , del Forum per la finanza sostenibile e di AssoFintech.
Forbes l’ha nominata fra le 100 donne italiane di maggior successo del 2019. E’ tra le 100 global women in leadership da Gcpit India nel 2021. E’ fra i membri del comitato scientifico di Luce!
L’abbiamo intervistata.

Claudia Segre

Cosa l’ha portata ad accettare l’invito a far parte del comitato scientifico di Luce?

“Il tema portante per quest’anno di Libere di Vivere, che è uno dei nostri progetti itineranti, è proprio legato all’empowerment al femminile ed all’ambito della digitalizzazione e della sostenibilità. Su questo noi abbiamo concentrato lo sviluppo di metodologie didattiche che utilizziamo sia nell’ambito delle scuole sia in quello di attività di welfare sociale, che abbracciano tutte le tematiche legate alla diversità e all’inclusione. Tematiche che naturalmente non riguardano solo la questione di genere, ma che si allargano all’ambito anagrafico, sociale, culturale, religioso. Quindi il respiro che viene dato ai progetto della Fondazione ci permette di lavorare sul territorio nazionale con differenti target e poter portare le esperienze del territorio al tavolo del comitato tecnico scientifico. L’altro aspetto è quello internazionale, ovvero come questi temi vengono affrontati a livello internazionale nel nostro ambito di copertura, cioè soprattutto Francia e Stati Uniti d’America, quali sono i riscontri con gli studenti e gli adulti che incontriamo negli altri Paesi, e che esito hanno le progettualità che vengono svolte. Quindi si tratta di un intento di partecipazione attiva e di condivisione di metodologie riflessioni e di mettere sul tavolo non solo buone pratiche ma esperienze comuni che riguardano i temi di cui i starter nel progetto Luce!”

La finanza per lo più viene vista come qualcosa di molto lontano da tematiche quali l’inclusione, i diritti, la solidarietà, la sostenibilità, perché si pensa che debba generare solo profitto a qualsiasi costo. E’ così?

“Io ho sempre lavorato in ambito internazionale, e per due terzi dei 35 anni di attività lavorativa professionale mi sono occupata di mercati emergenti, viaggiando e lavorando con partner internazionali nell’ambito di progetti di integrazione finanziaria. Quindi io conosco anche l’altra faccia della finanza. Che, soprattutto da quando è stata lanciata l’agenda 2030, è quella di mettere in moto risorse economiche per perseguire obiettivi comuni per il benessere sociale e la sostenibilità. Da cui deriva poi tutto il filone della cosiddetta ‘finanza sostenibile’ di cui oggi si parla tanto, e che, come abbiamo visto in pratica con il covid, ad esempio è servita all’Unione Europea per finanziare piani di previdenza sociale come la cassa integrazione a vantaggio dei lavoratori messi in difficoltà dalla pandemia, e che servirà adesso per progetti che non sono solo quelli dei fondi strutturali, perché stiamo parlando di ripartenza. Quindi io porterò anche nel comitato scientifico di Luce la mia esperienza in questo tipo di finanza. Porterò anche il fatto di aver vissuto nel mio ambito lavorativo, personalmente, tutti gli aspetti della diseguaglianza dovuta al genere, all’età, il gap salariale e quant’altro. Porto dunque la mia esperienza su quello che ho vissuto io e quello che ho imparato negli altri Paesi che ho visitato, dove ho lavorato, e dove ho potuto acquisire esperienza di come sono stati affrontati i problemi dell’inclusione. Io lavoro nell’ambito di una finanza che è motore di cambiamento. E non a caso sono due i fil rouge dell’Agenda 2030 alla base di tutto quello che facciamo in Fondazione: la parità di genere come discrimine di ambito sociale, e quello economico. Senza la finanza del resto non è è possibile raggiungere nessun global goal. Quindi c’è un ambito della finanza che lavora sull’impact investing, sulla collaborazione per raggiungere gli obiettivi comuni. Non esiste solo il profitto“.

Claudia Segre

Come vede il post pandemia?

“All’interno della Fondazione abbiamo due componenti che io ho fortemente voluto perché le ritengo fondamentali in vista dei prossimi anni. Uno è il Think Tank #empower your life, al cui interno troviamo dieci case estere che ideano, producono e vendono, prodotti finanziari, per parlare di diversità, inclusione e per portare l’educazione finanziaria a livello retail e dunque chiudere quel differenziale di competenze che connota purtroppo il nostro Paese. L’altra anima è l’osservatorio su Fintech e sostenibilità, con partner del calibro di Banca d’Italia, Assofintech Ibm, con un occhio alle progettualità che possono servire per mettere in moto il cambiamento. In una delle ultime riunioni abbiamo assistito ad un progetto di fintech che metteremo a disposizione delle imprenditrici che devono evolvere nel loro fare impresa con delle piattaforme che le permettono di fare delivery, gestire contabilità, menù, rapporto con il cliente, fare marketing digitale con una piattaforma comune digitalizzata”.

Cos’ha insegnato l’esperienza covid?

“Il covid ci ha insegnato che se non sei bene organizzata, non sopravvivi ad una situazione di difficoltà o di cambiamento improvviso, ma la subisci. Per cui mettere a disposizione delle soluzioni digitali alle imprenditrici perché i loro progetti trovino la loro realizzazione ed efficacia, o per potenziare la loro attività imprenditoriale, è un primo passo verso quello che secondo me è uno degli aspetti che sarà fondamentale, cioè mettersi all’ascolto delle giovani e dei giovani, per un’introduzione al lavoro che passa dalle competenze forti e trasversali, ed aiutare chi è già attivo e produttivo nell’ambito dello sviluppo del Paese per potenziare il ruolo fondamentale che hanno la società civile e l’impresa. Del resto coesione sociale, condivisione, economia circolare sono principi oramai imprescindibili. Non possiamo andare avanti pensando ognuno al nostro orticello, perché non può funzionare, come ci ha dimostrato la pandemia. Quindi ci vogliono delle soluzioni comuni, condivise, discusse insieme, portate nei risultati a tutti. Questo è anche lo spirito con cui partecipo con grande gioia a questo progetto”.