Clonazione animale, per riavere il suo gatto paga 25mila dollari: il business sull’eternità

Dal Texas alla Corea del Sud sono varie le cliniche specializzate nell'impresa di 'riportare' ai propri padroni gli amici a 4 zampe scomparsi

La clonazione degli animali domestici è diventata un business di successo

Gli antichi egizi se li portavano nella tomba per assicurarsi la loro compagnia anche nell’Aldilà, oggi oltreoceano cani, gatti e anche cavalli vengono direttamente clonati per chi non si arrende a perderli in vita. Se la Pecora Dolly nel 1996 aveva infatti fini prettamente scientifici, oggi la clonazione degli animali domestici è diventata un business, un servizio a pagamento. Dal Texas alla Corea del Sud, paese leader nel settore avendo prodotto il primo cane clonato nel 2005, sono varie le cliniche specializzate nell’impresa. Guardando al tariffario della Viagen Pets and Equine, prima e unica azienda statunitense a offrire la clonazione commerciale, costa 85mila dollari clonare il cavallo, 50mila dollari il cane, 35mila il gatto e 1.600 conservare i geni del proprio animale.

Nel 2018 Barbra Streisand ha fatto clonare due cuccioli del suo barboncino

Controversa, criticata, dibattuta, la clonazione di animali domestici sta crescendo in popolarità. L’agenzia Viagen in un’intervista alla Bbc ha affermato di clonare “sempre più animali domestici ogni anno” e di averne clonati “centinaia” da quando ha aperto per la prima volta nel 2015. Nel 2018, è stata la cantante Barbra Streisand a rivolgersi all’agenzia per clonare due cuccioli del suo barboncino Samantha. Nello stesso anno, anche il magnate della musica Simon Cowell ha pagato per ottenere la copia esatta dei suoi tre Yorkshire terrier. La clonazione del migliore amico dell’uomo non è, però, solo un’eccentricità solo da vip o super ricchi.

Il poliziotto in pensione John Mendola con due copie geneticamente identiche della sua cagnolina Princess

Di recente a New York è stato il poliziotto in pensione John Mendola a far clonare la sua Princess per produrre Jasmine e Ariel, due copie geneticamente identiche dell’adorata shih apso. Nel 2016, non riuscendo a rassegnarsi all’idea di perdere il suo amato cagnolino per un cancro diagnosticato, il signor Mendola si è rivolto all’agenzia Viagen, che lo ha accontentato. “Lo spotting, il pelo, è praticamente tutto identico, anche i manierismi”, dice alla Bbc il padrone di Ariel e Jasmine. “Hai presente quando i cani si alzano per scuotersi? Entrambi lo fanno proprio come lo faceva Princess”.

Kelly Anderson con la copia ‘quasi esatta’ del suo gatto Chai

Un anno dopo, nel 2017, anche l’americana Kelly Anderson bussa alla porta dell’agenzia dopo aver perso il suo amato gattino Chai. Quattro anni dopo, la padrona si fa fotografare con la copia “quasi” esatta del felino: “Belle è esattamente come Chai, tranne che nella personalità. Hanno alcuni tratti caratteriali di base simili, sono gatti molto audaci, impertinenti…ma Belle è un gatto completamente diverso da Chai”, ha dichiarato la donna. In effetti, se gli specialisti dell’agenzia assicurano che fisicamente gli animali non cambieranno di un pelo, altrettanto non possono dire riguardo alla personalità, dal momento che “ogni animale la sviluppa sulla base di fattori esterni”.

Le organizzazioni per il benessere degli animali sono preoccupate per le richieste di clonazioni in crescita. Studi scientifici hanno suggerito che gli animali clonati sono più inclini alle malattie. Altri invece hanno denunciato l’alto tasso di fallimento del processo e il gran numero di cloni che non nascono o nascono insani. Un rapporto del 2018 della Columbia University di New York ha stimato il tasso medio di successo ad appena il 20%, che significa anche aver bisogno di molte mamme surrogate per consentire più tentativi. L’associazione animalista Peta, che definisce la pratica una “moda crudele per fare soldi“, sposta l’attenzione anche sul problema delle adozioni: “Incoraggiamo chiunque voglia portare un altro compagno-animale nella propria vita ad adottarne uno  dai rifugi locali, dai canili e gattili, invece di alimentare la clonazione. Non critichiamo il dolore che scatena la perdita di un animale amato, ma la scelta di spendere tempo e soldi in un esperimento di laboratorio, pur di avere un clone del precedente amico a quattro zampe”. Peta ricorda inoltre che “dietro la storia di questa tecnologia riproduttiva c’è tanta sofferenza e l’esito è incerto”. Basti pensare che la pecora Dolly è stata l’unica sopravvissuta dopo 277 tentativi falliti.