Dopo la bufera Covid, le “coccolatrici” per missione tornano nei reparti di neonatologia italiani

Il ritorno in ospedale di un volontariato silenzioso e raro a fronte di trentamila neonati prematuri ogni anno in Italia

In Italia ogni anno nascono trentamila neonati prematuri, eppure le volontarie o i donatori della tenerezza negli ospedali sono ancora rari. Si contano quelli dell’associazione Le Coccole di mamma Irene, la prima in tutta Italia nata nel 2017 per la morte di Irene Settanta, i Donatori di coccole di Parma, i Bambini di Dharma agli Spedali civili di Brescia e, infine, le signore della tenerezza dell’associazione Cucciolo che al Policlinico di Bologna sono finalmente tornate a svolgere le loro tenere mansioni. Solo di recente, dopo la tempesta pandemica, le volontarie sono infatti potute tornate nella terapia intensiva neonatale del Policlinico di Bologna. Portando ai neonati prematuri la loro solita primavera di carezzine, tocchi leggerissimi, parole sussurrate. Necessari per crescere come il cibo, come l’acqua, come confermato da numerosi studi scientifici.

“La nascita di un bambino prematuro interrompe di colpo la normale attesa della gravidanza. Quando accade per molte settimane il piccolo necessita di cure continue in ospedale e negli anni successivi di interventi a sostegno dello sviluppo psico-motorio. La famiglia, in particolare la mamma, può vivere lunghi mesi di angoscia in merito allo stato di salute del bambino, provando in alcuni casi senso di colpa e inadeguatezza”, affermano le volontarie di Cucciolo che non hanno fatto mancare il loro sostegno all’ospedale e ai neonati neanche nel periodo più nero della pandemia, tamponando con la presenza di un’unica volontaria. “Siamo qui se chiedono aiuto, a disposizione per supplire, non per sostituire, attente a non prevaricare, occupandoci del latte per chi non ne ha, di cure una volta cresciuti i bambini, in pratica seguiamo tutta la famiglia”, affermano la nuova presidente di Cucciolo Maddalena Casadio e quella uscente, Michela Mian: madri di bimbi nati piccolissimi, ormai grandi ed entrambe volontarie.

Volontari della tenerezza in Italia, cuddle carers negli States 

I neonati devono sempre sentirsi vivi, accolti, “non basta il cibo a farti crescere bene, il contatto fisico è importantissimo, necessario come l’acqua – spiega il direttore della Neonatologia e della Terapia intensiva neonatale dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna Luigi Corvaglia, che ogni anno vede circa cento casi di nascite premature – è fondamentale per l’equilibrio dei neonati, di chi resta qui anche mesi. Senza abbracci rischiano seri problemi nello sviluppo psicologico”, spiega il professore che gestisce la parte medica del corso per i volontari della tenerezza dell’associazione Cucciolo. Conosciuti in Italia come i volontari della tenerezza, negli States le persone che dedicano parte del loro tempo a coccolare i neonati nati prematuramente si chiamano cuddle carers letteralmente “donatori di coccole”. Dopo un corso obbligatorio e gratuito di solito gestito dalle associazioni in collaborazione con gli ospedali, la loro missione resta più o meno la stessa in tutto il mondo: risollevare da un trauma un bimbo: che sia nato prematuro, stia trascorrendo del tempo in terapia intensiva o sia stato abbandonato per farlo sentire protetto, coccolato, amato.