Colle, lo spiegone: dal catafalco all’insalatiera come si elegge un presidente o presidentessa della Repubblica?

Tra numeri ballerini, regole anti-Covid, parlamentari, delegati e senatori: è tutto pronto per l'elezione del nuovo inquilino al Quirinale del 24 gennaio

Le incognite sul nome del prossimo presidente della Repubblica sono ancora tante ma almeno una certezza adesso c’è: il 24 gennaio si voterà, finalmente, per eleggere il dodicesimo capo di Stato della Repubblica italiana dal 1948 (il primo, come si sa, fu Luigi Einaudi, anche se, per quattromesi, assunse le funzioni di presidente il Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola). Il 4 gennaio, infatti, il presidente della Camera, Roberto Fico, ha comunicato la data dell’inizio delle votazioni: le urne presidenziali si apriranno lunedì 24 alle 15, data in cui è stato convocato il Parlamento in seduta comune. L’avviso di convocazione è stato anche pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. La Costituzione prescrive che la lettera di convocazione del presidente della Camera arrivi 30 giorni (diventano 15 giorni solo se le Camere sono sciolte o mancano tre mesi al loro termine) prima della scadenza del mandato dell’inquilino uscente e Mattarella ‘scade’ il 3 febbraio 2022 avendo giurato da presidente il 3 febbraio 2015, ma Fico ha ritardato la convocazione, in modo da convocare i Grandi Elettori per il 24 gennaio, e non prima, per evitare che Mattarella si debba dimettere con troppo anticipo. Sarebbe stato uno sgarbo all’inquilino uscente e non era il caso. Va ricordato che il presidente della Camera, Roberto Fico, sempre in base alla Costituzione(art. 63),presiede l’Ufficio di Presidenza del Parlamento, quando questi si riunisce in seduta comune. In pratica, il presidente del Senato, che pure è il Capo di Stato supplente, quando il Presidente della Repubblica è all’estero, malato o impedito, svolge, e soltanto in questo caso, il ruolo di comprimario, quindi Maria Elisabetta Alberti Casellati dovrà, per forza di cose, limitarsi a sedere accanto Fico e ‘assisterlo’.

Le prime elezioni presidenziali nell’era Covid

Il corridoio Transatlantico della Camera dei deputati

Il corridoio Transatlantico della Camera dei deputati

Per garantire che le votazioni si svolgano in massima sicurezza e senza rischio di contagi per il Covid, il presidente Fico ha incontrato in questi giorni i questori di Montecitorio. Tra le misure previste, la chiamata dei grandi elettori per fasce orarie: in Aula potranno accedere 200 persone alla volta, così da garantire il distanziamento tra i parlamentari. Inoltre, verrà chiuso il Transatlantico, il corridoio della Camera in cui sosteranno i grandi elettori prima di entrare in Aula. Transatlantico che, dopo essere stato chiuso per quasi due anni, sarà di nuovo sbarrato a tutti i non parlamentari per le prossime due settimane. Infine, si terrà una sola votazione al giorno – e non due, come è sempre stata la prassi –per agevolare i lavori di sanificazione dell’aula. Certo è che la pandemia, che sta colpendo il Paese da due anni, avrà e ha già delle ripercussioni anche sulle elezioni del nuovo presidente della Repubblica. In queste ore si sta valutando come regolamentare l’uso del Green pass rafforzato e si soppesa l’impatto del numero di contagiati e dei sottoposti a quarantena (solo ad oggi e solo alla Camera, sono ben 15 deputati) sul quorum, che resta fisso, come vedremo, ma che sarà certo molto più difficile da raggiungere.

I Grandi elettori sono 1009: Chi?

I senatori a vita da sinistra: Liliana Segre, Mario Monti, Elena Cattaneo, Carlo Rubbia e Renzo Piano

I senatori a vita Liliana Segre, Mario Monti, Elena Cattaneo, Carlo Rubbia e Renzo Piano

Il ‘magic number’, ogni volta variabile, per eleggere il Capo dello Stato della Repubblica Italiana è fissato stavolta a 1009. Il quorum è fisso e le due maggioranze possibili (qualificata e assoluta) anche, lo sono, ma il numero dei Grandi elettori è invece variabile. Ma come si raggiunge, stavolta, il numero di 1009? Dalla somma dei 951 parlamentari (630 deputati, 315 senatori elettivi, sei senatori a vita) cui si aggiungono i 58 delegati regionali. Infatti, non votano ‘soltanto’ i 945 parlamentari eletti e in carica (630 deputati e 315 senatori), risultato delle Politiche del 2018, ma anche sei senatori a vita, che votano solo dal 1971, anno in cui sono state istituite le Regioni a statuto ordinario.  Anche il numero dei senatori a vita è variabile: infatti, ogni Capo dello Stato può eleggere fino a cinque, e non oltre, senatori a vita (e tanti ne sono oggi: Segre, Cattaneo, Piano, Rubbia e Monti), che con Giorgio Napolitano, unico Presidente della Repubblica ancora vivente, salgono a sei. Ogni Capo dello Stato uscente, diventando ‘emerito’, diventa lui stesso senatore a vita, così come toccherà a Mattarella. Il conto, parziale, è dunque di 951 parlamentari, che corrisponde al plenum del Parlamento quando e se si riunisce nei (rari) casi di “seduta comune”, cui vanno aggiunti anche i 58 delegati regionali. Una procedura di elezione rafforzata, voluta dai nostri padri costituenti e inserita all’articolo 83 della Costituzione. Articolo che recita così: ogni regione esprime tre delegati, scelti dai consigli regionali, tranne la Valle d’Aosta che ne esprime uno solo. Il totale, dunque , di 951 parlamentari e 58 delegati regionali fa 1009.

I numeri ballerini. Saranno davvero 1009? Sì, ma oggi sono fermi a 1007. Quali sono seggi vacanti?

Roberto Gualtieri e Adriano Cario posti vacanti

Roberto Gualtieri e Adriano Cario posti vacanti

Un numero, però, quello dei Grandi elettori che diversi giornali, sbagliando, contano in modo ‘ballerino’, come se la matematica fosse un’opinione. Alcuni dicono che sono solo 1007, altri 1008. C’è un problema di numeri, dunque? Sono davvero 1009, i Grandi elettori, nel loro perfetto plenum? No o, almeno, non in data odierna. Fino a oggi, e ancora per un paio di settimane, infatti, i Grandi Elettori sono soltanto…1007. Ne mancano, cioè, ben due, nelle due Camere, per ragioni diverse. Alla Camera, manca il plenum (630 deputati, quindi oggi il fixing è fermo a 629 deputati) perché un seggio è vacante. Trattasi di quello di Roberto Gualtieri, diventato a metà ottobre sindaco di Roma, e per di più di un seggio uninominale, quello di Roma 1. Ergo, tocca rivotare, perché così prescrive la legge elettorale vigente, meglio nota come Rosatellum (da Ettore Rosato, presidente di Iv), quando un deputato, o un senatore, eletto in un collegio uninominale decade (come nel caso di Gualtieri) perché incompatibile, o si dimette di sua volontà (fu il caso di un 5stelle…) o muore. La data, scelta con oculatezza, per completare il plenum del Senato e rimpiazzare il seggio vacante è il 16 gennaio, così ha deciso Montecitorio, cioè giusto in tempo per aprire il Ballo del Quirinale. Si confronteranno la presidente delle donne dem, Cecilia D’Elia (zingarettiana, viene dal Pci), il candidato dei centristi (Iv-Azione-Più Europa), Valerio Casini e Simonetta Matone (centrodestra) ma D’Elia, a Roma 1, dovrebbe avere vita facile e, dunque, garantire quel seggio al suo partito. Anche al Senato mancava, e manca, un seggio. Era, ed è ancora oggi, quello del senatore, eletto all’Estero, Adriano Cario, dichiarato decaduto dall’Aula a dicembre per un riconteggio dei voti e dopo un lungo contenzioso tra Giunta e Aula. Il suo posto –essendo gli eletti all’estero eletti con metodo proporzionale –lo prenderà il secondo in lista, Fabio Porta, che è stato scelto dal Pd e, quindi, porterà un voto in più di Grande elettore ai dem. Il Senato deve ancora convalidarne l’elezione, ma lo farà di certo entro il prossimo 24 gennaio. Ed ecco che il plenum tornerà a 1009.

Il problema dei quorum, il catafalco, l’urna, la seduta, i voti dispersi: come si vota?

Catafalco per elezioni presidente della Repubblica

I catafalchi o cabine elettorali ermeticamente coperte

Ma perché il numero dei Grandi elettori è così importante? Perché serve a stabilire il quorum. Quorum che sempre la Costituzione prescrive così: il Capo dello Stato necessita, per essere eletto, di una maggioranza qualificata dei 2/3 nei primi tre scrutini e di una maggioranza assoluta (50+1 dei voti) dal IV scrutinio in poi. Tradotto in numeri, con il plenum fissato a 1009, l’asticella da superare dice questo: servono 673 voti (e sono tanti) nei primi tre scrutini e 506 dal quarto in poi (e comunque resta un bel numero). Questi i numeri, e le ‘asticelle’, che i tanti pretendenti al ‘trono’ (Draghi, Berlusconi, Casini, Amato, Cartabia, o altri) dovrà, necessariamente, superare se vuole andare ad ‘abitare’ al Quirinale. E qui entrano ed entreranno sicuramente in gioco i famosi ‘franchi tiratori’, baubau di ogni elezione per il Colle che si rispetti, oltre che di ogni governo, e di ogni legge, quando e se –come nel caso dell’elezione per il Quirinale –si vota in modo segreto, oltre che personale. Per la precisione, le schede saranno poste nell’apposita ‘insalatiera’ e ogni grande elettore entrerà, per votare, nell’apposita cabina elettorale, meglio nota come ‘catafalco’ in quanto trattasi di cabina ermeticamente coperta. Durante la seduta comune del Parlamento non sono ammessi interventi volti a proporre candidature o a esprimere dichiarazioni di voto. Lo scrutinio avviene in seduta pubblica. Allo spoglio procede sempre il presidente della Camera che da lettura di tutte le schede, tranne di quelle identificabili come nulle. Per prassi si dicono dispersi i voti a quei candidati che raccolgano un numero di preferenze inferiore a due. La seduta per l’elezione del presidente della Repubblica è ‘unica’. Significa che, finché non viene eletto il successore al Quirinale l’assemblea non si scioglie, ma tra una votazione e l’altra sono previste delle interruzioni, anche per favorire il dialogo tra i partecipanti al voto e trovare un accordo su un possibile candidato. La durata media di ciascuno scrutinio è pari a quattro ore e mezzo, secondo i dati della Camera.