Concia: “Spero sia l’ultimo Pride senza legge contro l’omotransfobia. E dopo la Zan matrimoni egualitari e adozioni per i gay”

La parlamentare che legò il nome alle prime battaglie contro l'omotransfobia legge il significato della giornata dell'orgoglio lgtbqia+: "L'Italia è arretrata a causa della politica, rimasta indietro rispetto ai cittadini". "I timori della Chiesa sulla legge Zan? Esiste l'autonomia scolastica, non c'è pericolo di forzature ideologiche sull'educazione contro violenza e bullismo"

Oggi, da Milano a Roma, in sei piazze italiane si celebrerà l’ultima giornata del Pride month. Un appuntamento che quest’anno, a pochi giorni dal voto in Senato sul Ddl Zan, ha ancora più valenza politica. Anche perché nel 2021 la comunità Lgbtqia+ italiana festeggia 50 anni dalla nascita del movimento nel nostro Paese e dalla sua prima manifestazione pubblica in suolo italiano. “È tempo di andare avanti con determinazione perché le famiglie omogenitoriali, le coppie same-sex, le persone transgender, non binarie e gender non conformi, le persone della comunità Lgbtqia+ tutte attendono ancora risposte, a livello istituzionale nazionale e locale, per tutte le volte in cui i diritti sono stati disattesi: nella propria vita familiare, sul lavoro, nella vita pubblica, a scuola, per la propria salute”, scrive programmaticamente il coordinamento del Milano Pride 2021.

Abbiamo intervistato l’onorevole Anna Paola Concia (Pd), protagonista di un’altra stagione di battaglie arcobaleno, sullo stato dei diritti per le persone Lgbtquia+ e sulle chance del Ddl Zan.

Anna Paola Concia (foto Marco Mori/New Press Photo)

Onorevole, è la giornata conclusiva della Pride Week, lei partecipa?
“No, perché sono a Francoforte, mia moglie è tedesca e vivo tra l’Italia e la Germania”.

Mettendo per un momento da parte il Ddl Zan, quali sono i diritti da mettere in agenda per la comunità Lgbtqia+?
“I prossimi obiettivi che abbiamo all’orizzonte sono il matrimonio egualitario e la possibilità per le coppie gay di adottare”.

Per le persone Lgbtqia+ anche le proprie case possono diventare degli ambienti difficili in cui vivere. In particolare durante il lockdown, ma non solo, sono state tante le realtà associative che si sono unite per cercare di creare reti di sostegno. I servizi di supporto psicologico o di protezione dovrebbero rientrare nel welfare?
“Certamente. Qui in Germania questi servizi sono welfare. In Italia, comunque, qualcosa sta nascendo, grazie anche ad alcune istituzioni. La Regione Lazio, ad esempio, ha inaugurato una casa rifugio per ragazzi e ragazze Lgbtquai+, anche se, lo ricordo, rimane il minimo sindacale. Questi servizi sono molto importanti per la comunità perché purtroppo le ragazze e i ragazzi vengono ancora cacciati di casa quando fanno coming out”.

Perché in Germania sì e in Italia no?
“Perché noi siamo in ritardo. In Germania la legge sulle unioni civili risale al 2001, quella sui matrimoni invece al 2017 ed è grazie a questa legge che io sono regolarmente sposata con mia moglie. L’Italia fa fatica sui diritti civili, anzi, in questi anni molto spesso tende addirittura a tornare indietro. Basti pensare a quello che accade riguardo al diritto delle donne all’interruzione di gravidanza. Ma l’Italia è così: fa un passo avanti e tre indietro”.

La causa dell’arretratezza in tema diritti è la politica italiana?
“Sì, diciamo che il grande problema è che la politica, e l’ho visto anche da parlamentare, è sempre stata un passo indietro rispetto all’evoluzione della società”.

I cittadini invece sono pronti?
“Quando ero in Parlamento i sondaggi dicevano che i cittadini erano pronti a dare nuovi diritti, ma purtroppo la politica italiana su questi temi ingaggia sempre delle battaglie sanguinose. La sinistra è più consapevole del cambiamento della società, ma c’è ancora un centrodestra arretrato, che guarda a Orban invece che alla Merkel. Io mi sono sposata grazie al fatto che la cancelliera ha dato libertà di voto al suo partito conservatore, facendo in modo che tanti potessero votare a favore della legge sul matrimonio. La differenza rispetto ai nostri conservatori è abissale. In Inghilterra, invece, fu Cameron a promuoverla, altro conservatore. I nostri purtroppo non sono evoluti come quelli di altri paesi d’Europa”.

Ha fatto bene il segretario Letta a non voler incontrare Salvini per un confronto sul testo del Ddl Zan?
“Quando ero relatrice in Parlamento, i miei colleghi della Lega mi dicevano beatamente che loro non avrebbero mai votato una legge contro l’omotransfobia, come estensione della Legge Mancino, perché loro non erano d’accordo neanche con quest’ultima. La posizione della Lega è nota, almeno a me, da tanti anni ed è ovvio che Letta non si fidi. Se guardiamo alla storia di quel partito e a come si è comportato nelle aule parlamentari rispetto a questo tema, è evidente che la richiesta di Salvini sia strumentale. Dovrebbero invece rivolgersi ai liberali di Forza Italia”.

Tra i rilievi avanzati dal Vaticano sul Ddl Zan ci sono anche le iniziative nelle scuole per la giornata contro l’omotransfobia.
“Mi occupo da tempo di scuola e vorrei ricordare che nell’ordinamento italiano è prevista la legge sull’autonomia scolastica, ciò significa che le scuole hanno la libertà di organizzare delle iniziative o meno, ma anche di scegliere in quali modalità svolgerle. Non vedo quindi il pericolo di forzature ideologiche. Comunque, la giornata contro l’omotransfobia a livello internazionale è già istituita ed è il 17 maggio. Inoltre, la proposta contenuta nel provvedimento è quella di sensibilizzare i ragazzi contro il bullismo, la violenza omotransfobica ed educarli al rispetto delle diversità, quindi mi chiedo come si faccia a essere contro”.

La comunità Lgbtqia+ rivendica il diritto alla propria identità di genere. Secondo lei, in Italia, i servizi sanitari pubblici dedicati alle persone che devono affrontare un percorso di transizione sono sufficienti?
“Nel nostro ordinamento con la legge del 1982 sul cambio di sesso i percorsi di transizione sono molto codificati. Rendere più lievi e accoglienti questi processi dovrebbe rientrare nell’ambito della civiltà e sarebbe garanzia, dal punto di vista psicologico e sanitario, di tutela delle persone che accedono a questi servizi”.

Arriviamo al Ddl Zan: il voto al Senato sulla calendarizzazione del provvedimento è previsto per il 6 luglio. Al momento sembra che ci saranno 168 voti favorevoli e 153 contrari. Ma le cifre potrebbero invertirsi con il voto a scrutinio segreto del 13 luglio. Lei cosa prevede?
“Io mi auguro solo che questo sia l’ultimo Pride senza una legge contro l’omotransfobia”.