Conferenza nazionale sulle dipendenze: Dadone “è ora di agire”, i Radicali rivendicano “Non ignorate il referendum”

Pronti, via! "Oltre le fragilità", la sesta Conferenza nazionale sulle droghe, torna a distanza di 12 anni dall’ultima. Merito del ministro alle Politiche Giovanili. Ma nella conferenza di presentazione non si fa cenno referendum sulla cannabis che c’è ed è stato un successo

“Pubblicherò gli esiti del mio test antidroga” dice la ministra alle Politiche giovanili del governo Draghi, Fabiana Dadone (M5s) rispondendo a una domanda durante la conferenza stampa di presentazione della VI^ conferenza nazionale sulle Dipendenze (dal titolo “Oltre le fragilità”, in programma a Genova il 27 e 28 novembre). La ministra – che però non ha specificato quando e in che modo renderà pubblici i risultati del test antidroga su sé stessa – nei giorni scorsi ha visitato tre comunità terapeutiche a Roma: il Centro Italiano di Solidarietà “Don Mario Picchi”, la cooperativa sociale “Magliana80” e l’associazione “Tenda Onlus”.

La ministra delle Politiche giovanili Fabiana Dadone

E il suo commento, tramite un post su Facebook, è stato questo: “È importantissimo ascoltare le storie che emergono da queste realtà, ma personalmente li ringrazio perché mi hanno ricaricata. Stare in mezzo a persone che lottano contro le proprie fragilità e vedere che passo dopo passo superano i problemi è qualcosa di immenso”.
Molto attiva su vari temi, sia di sua esclusiva competenza (oltre alle droghe, il servizio civile, le politiche giovanili, etc.), sia sui diritti civili (donne, famiglia, comunità Lgbt+, eutanasia), la Dadone – come ha già spiegato in una precedente intervista su Luce! (leggila qui) – ha le redini di un ministero ‘leggero’ (e non solo perché “senza portafoglio”, ma proprio a causa delle sue deleghe), ma lo interpreta in modo ‘pesante’. Insomma, non le manda mai a dire. Si espone, e si impone, su una lunga serie di argomenti. A partire, ovviamente, dal più ‘caldo’, le sostanze stupefacenti.

La conferenza nazionale per “Fornire strumenti utili al Parlamento e al sistema Paese”

Fare sedere tutti le parti intorno a un tavolo per riuscire a fornire al Parlamento, come prevede la legge, uno strumento per valutare le correzioni della normativa e mettere in atto un piano di azione sulle dipendenze” sono gli obiettivi della VI^ Conferenza Nazionale sulle Dipendenze, come spiega la Dadone. “Ho voluto intitolare la Conferenza Oltre le fragilità – ha sottolineato – perché le fragilità non sono solo umane, ma del sistema sanitario, della normativa e talvolta anche delle prese di posizione“. Incredibile pensarci, considerando il tempo che è passato, ma l’ultima conferenza si è tenuta a Trieste nel 2009 (c’era in sella il IV governo Berlusconi, Capo di Stato Napolitano), quando invece deve essere convocata ogni 3 anni, impegno disatteso da allora fino a oggi. “Un appuntamento che ho fortemente voluto, impegnandomi già all’indomani della mia nomina, per raccogliere la sfida, affermare il principio di legalità e segnare una coraggiosa discontinuità rispetto al passato, dopo dodici anni di immobilismo” dice, puntuta, la ministra. “L’obiettivo dell’evento – ha continuato la ministra – è indicato dalla legge e, in buona sostanza, tende a favorire la ricerca di soluzioni per le problematiche di un mondo, quello del disagio e delle fragilità, che da troppo tempo non ha l’attenzione che merita. I numeri e le statistiche degli ultimi anni evidenziano un trend allarmante, recentemente acuito dalle conseguenze della fase pandemica. È necessario uno sforzo corale che coinvolga l’intero sistema Paese: dalla sanità alla scuola, dalla giustizia alla famiglia, dalla società scientifica a quella civile, dal mondo dello sport al lavoro”. “Al di là dei proclami, dobbiamo risposte concrete ai giovani e giovanissimi, specie a coloro che realizzano condizioni di fragilità. È tempo di agire”, ha sottolineato ancora Dadone. “Confronto, coordinamento e partecipazione, nazionale e internazionale, sono state le pietre miliari del nostro percorso, iniziato diversi mesi fa – ha concluso -; molteplici protagonisti e voci su -talvolta contrapposte- dipendenze: abbiamo lavorato all’insegna della partecipazione, della trasparenza, dell’inclusività, con un approccio evidence-based, basato sull’osservazione empirica e sulla forza dei dati”.

La ‘rivoluzione’ del referendum sulla cannabis e la spinta del Paese ‘reale’, quello dei giovani

Ma – “e qui si parrà la sua nobilitade” – è proprio il tema delle droghe al centro del dibattito sociale, civile (ma non, ovviamente, di quello politico…), molto più di altri temi (violenza sulle donne, eutanasia, diritti delle persone Lgbt+, etc.) che pure dovrebbero esserlo. Per ora, la Dadone non si è espressa, sul tema del referendum sulla cannabis, di cui parleremo ora, tranne quando ha detto, sempre a Luce! (leggi qui), “Penso sia civile garantire ai malati le sostanze utili ad alleviare il dolore. Sempre. Allo stesso tempo ritengo il Parlamento sovrano, quindi mi aspetto serietà e non giochetti che puntino al rinvio infinito piuttosto che al coraggio di affrontare nel merito i problemi degli italiani”. Ma, alla conferenza, non potrà eludere il tema.
Come si sa, infatti, da un lato l’ultima legge sulle droghe è un Testo Unico (datato 1990!), che ha, ovviamente, fatto da tempo il suo tempo. Dall’altro, giace sepolta una proposta di legge che legalizza la coltivazione della cannabis, in Parlamento: dopo tre anni in cui è stata ferma in commissione Giustizia, ora finalmente c’è un relatore del ddl, il presidente della commissione Mario Perantoni del M5s. Ma non è stata calendarizzata in Aula, nonostante l’impegno di un fronte trasversale di deputati (Magi di +Europa, Licatini M5s, Fratoianni SI).

Consegna in Cassazione delle firme per il referendum per la Cannabis Legale (ANSA)

Infine, ha fatto sonora irruzione, nel Paese, il referendum popolare sulla legalizzazione della cannabis, ha raccolto 630 mila firme in un amen (la raccolta delle firme, partita a fine agosto, si è chiusa a metà settembre: le 500 mila firme necessarie per il quorum arrivate in 7 giorni) e, lo scorso 28 ottobre, la Corte di Cassazione ha ricevuto i ‘pacchi’ della raccolta e li ha validati. Un boom reso possibile da due fattori, uno tecnico e uno politico. Quello tecnico è stato consentito dall’introduzione, nel nostro ordinamento, della firma digitale, via autenticazione tramite Spid, per la raccolta firme su ogni referendum proposto da luglio scorso in poi, grazie a Riccardo Magi(+Eu), che ha infilato la norma pro-Spid dentro il dl Sostegni e, sulla scorta di un ricorso presentato e vinto nel 2015, all’Onu, da Marco Staderini (segretario dei Radicali italiani), contro gli “irragionevoli ostacoli” frapposti da leggi di 50 anni fa alla raccolta delle firme. Una raccolta a tempo di record, dunque, ma anche una mobilitazione che è costata un milione di euro.
Qualcuno (leggi: la Lega e FdI) ci ha provato, a dir la verità, a invalidare le firme raccolte via Spid sugli ultimi quesiti referendari (eutanasia, cannabis, caccia), ma il tentativo, in uno degli ultimi decreti presentati in Parlamento, è stato respinto con perdite dal fronte compatto della ex maggioranza giallorossa più Iv, +Europa e Misto. In particolare, il costituzionalista e deputato Pd, Stefano Ceccanti, ha sollevato la giusta attenzione contro il tentativo di ‘scassare’ la raccolta firme, così il diritto alle firme digitali è rimasto intatto. Certo, la firma online via Spid rende assai più agevole la raccolta delle firme in luogo dei soliti, faticosi, banchetti, per non dire delle pastoie burocratiche negli uffici comunali; ma è evidente che, soprattutto presso i giovani, un tema come la legalizzazione della cannabis è molto sentito. Purtroppo, la diffusione delle droghe – leggere, ovviamente, ma anche pesanti (cocaina, anfetamine, pasticche di ogni genere, mentre da poco è balzata agli onori delle cronache anche la cosiddetta ‘droga dello stupro’) – è ormai impressionate, specie tra i ragazzi.

Il ‘sonno’ della Politica e la legislazione ad hoc dentro cui il referendum opera ‘a ritaglio’…

Ergo, il successo del referendum sulla cannabis – promosso dall’associazione Luca Coscioni, la stessa che ha spinto sul referendum sull’eutanasia e fa parte della galassia Radicale, più due piccole sigle: Sinistra italiana e Possibile – doveva essere messo in conto dalla Politica (la quale, ovviamente, dorme il ‘sonno dei Giusti’), perché è un tema molto sentito nel nostro Paese. Ma bisogna, appunto, distinguere tra droghe leggere e pesanti, nonché capire cosa serve per uso terapeutico e cosa no. Da questo punto di vista, il referendum opera, con il classico sistema del ‘ritaglio’ dentro la normativa vigente (il TU del 1990), prevedendo la depenalizzazione delle coltivazioni di varie piante, ma non della trasformazione delle stesse in sostanze, la cancellazione delle sanzioni penali per uso personale della cannabis e l’eliminazione della sospensione della patente per consumo della pianta, ma non per guida in stato alterato.
Insomma, un uso scientifico, tipico dei radicali, dello strumento referendario che ha ottenuto il risultato del boom della raccolta firme. Ma né ai Radicali né a Magi sta bene il fatto che, in buona sostanza, la Conferenza nazionale sulle droghe “omette, nei suoi lavori preparatori, e rischi di omettere, nel suo svolgimento, l’impianto repressivo della legge attuale, inquadrando tutto il suo dibattito su questioni di contorno e non strutturali, oltre che il quesito referendario“. Il quale, però, ora c’è e andrà votato, a giugno del 2022, sempre che la Consulta ammetta la validità del testo nell’attuale quadro della legislazione italiana e che questo stesso non confligga con i principi della Costituzione. In effetti, la Conferenza nazionale sulle Droghe, e pure la ministra Dadone, non potranno non parlare del referendum cannabis. È, invece, assai più improbabile che il Parlamento legiferi, in materia. Un Parlamento, ormai, che è ‘lumaca’.