Contrasto alla violenza maschile contro le donne, ecco cosa prevede il ddl delle sei ministre

Il disegno legge, opera delle ministre Bonetti, Lamorgese, Cartabia, Carfagna, Gelmini e Stefani, è stato approvato dal Consiglio dei ministri e passerà ora in mano al Parlamento. Tra le novità: giro di vite sulla sospensione della pena e l'applicazione per i violenti delle misure di prevenzione previste per i mafiosi

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge che inasprisce le pene per chi commette violenza sulle donne. Il testo è opera delle ministre Elena Bonetti alle Pari Opportunità (Iv), Luciana Lamorgese all’Interno, Marta Cartabia alla Giustizia, Mara Carfagna per il Sud (Fi), Maria Stella Gelmini agli Affari regionali e alle autonomie (Fi) ed Erika Stefani alla Disabilità (Lega). L’intento del ddl è quello di prevenire e contrastare la violenza contro le donne in Italia. Si va dall’estensione dei casi di procedibilità d’ufficio, ovvero quelli per cui le forze dell’ordine possono intervenire senza la necessità di una denuncia o di una querela da parte della persona lesa, fino al fermo immediato per gli stalker e i violenti in caso di pericolo reale per la donna. Inoltre, è previsto un aumento delle pene per chi è già stato ammonito precedentemente per violenza domestica. Verrà implementato maggiormente l’uso dei braccialetti elettronici per le misure di arresti domiciliari, in più la manomissione dello strumento di controllo sarà motivo di incarcerazione. Per le donne che denunciano e sono in una situazione di rischio concreto è previsto un sostegno economico immediato e la tutela da parte delle forze di polizia. Inoltre gli orfani non dovranno aspettare l’esito del processo per l’indennizzo.

La ministra Bonetti ha dichiarato: “C’è un impegno di tutto il governo, con grande convinzione, nel contrasto alla violenza maschile contro le donne”, mentre la ministra Lamorgese ha affermato che con le nuove norme sarà aggiunto “un aiuto economico immediatamente nella fase delle indagini”. Questo punto è cruciale, poiché viene incontro a molte donne che non possono denunciare casi di violenza subiti nell’ambito della coppia perché non indipendenti economicamente e quindi potenzialmente ricattabili, sotto scacco. Vittime che ora potranno usufruire di un indennizzo pari a un terzo della cifra totale, come già previsto nei casi di estorsione.

Ma la caratteristica più importante è forse quella evidenziata dalla ministra della giustizia Cartabia: “Il provvedimento contiene una pluralità di misure. Con un duplice obiettivo: rafforzare strumenti di prevenzione e protezione delle donne. C’è la possibilità di applicare il fermo di fronte a forti indizi di reati che possono costituire un pericolo per le donne”. Questo aspetto è particolarmente importante perché fino ad oggi per il reato di violenza si poteva procedere solo ad avvenuta querela e non d’ufficio, come i reati più gravi. Molto spesso però le donne lese non querelano i propri aggressori, temendo possibili ritorsioni domestiche. “Ora il disegno di legge arriverà in Parlamento”, ha affermato la senatrice dem Valeria Valente, presidente della commissione femminicidi, “dove potremo migliorarlo ulteriormente. L’approccio va nella direzione del nostro ultimo Rapporto nel periodo 2017-2018 (La risposta giudiziaria ai femminicidi in Italia ndr ) e dà una risposta ai vulnus emersi dagli ultimi episodi di violenza e femminicidio. Mi auguro che il testo possa iniziare al più presto l’iter di esame per essere approvato rapidamente”.