Cop26, tra promesse a metà e impegni futuri. Intanto tornano in piazza i Fridays for Future

Alla conferenza Onu è la giornata dedicata ai più giovani, con l'incontro con alcune delegazioni delle organizzazioni ambientaliste e quello dei ministri dell'istruzione. Per le strade di Glasgow intanto migliaia di ragazzi e ragazze protestano per ottenere interventi immediati per il clima

Giovedì 4 novembre, alla Cop26 di Glasgow, è stato annunciato un patto per l’addio al carbone. Una coalizione di oltre 40 Paesi si è impegnata a evitare gli investimenti in nuove centrali che utilizzano il combustibile fossile sia in patria che all’estero e insieme ad eliminare gradualmente la produzione di energia a carbone entro il decennio del 2030 (per i più ricchi) o quello successivo (nei Paesi più poveri). Un accordo firmato in tutto da 190 tra nazioni e organizzazioni, che si sono anche impegnate ad aumentare rapidamente la diffusione della produzione di energia pulita. Una bella notizia, apparentemente. Ma basta vedere chi manca all’appello per comprendere che si tratta di un accordo monco: tra i non aderenti ci sono infatti Cina, India, Australia e Stati Uniti. E soprattutto, secondo gli esperti, si tratta di impegni tardivi. L’Agenzia internazionale dell’energia ha infatti stimato che per mantenere l’innalzamento globale della temperatura entro il limite di 1,5° C è necessario che lo sviluppo di sistemi per l’energia basati sui combustibili fossili venga interrotto già a partire da quest’anno, non tra 10 o 20 anni.

Così, dopo i presidi all’esterno del summit delle Nazioni Unite che si sono susseguiti durante i primi giorni di lavori, questa mattina, venerdì 5 novembre, al Kelvingrove Park di Glasgow è iniziato lo sciopero del clima di Fridays for Future, con la partecipazione di Greta Thunberg e Vanessa Nakate. Migliaia di persone, soprattutto giovani ma non solo, si sono raccolte nei viali del parco con l’obiettivo di marciare fino a George Street, per assistere insieme al discorso delle due attiviste. Un corteo festoso ma determinato, con ragazzi e ragazze provenienti da tutto il mondo che innalzano cartelli chiedendo azioni concrete e immediate per il clima. In testa ci sono alcuni appartenenti alle popolazioni indigene dell’Amazzonia, con i tipici copricapo di penne colorate.

“È chiaro a tutti che la CoP26 è un fallimento“, afferma l’attivista svedese dal palco di Glasgow, e accusa i leader e i potenti del mondo di “sapere bene” ciò che stanno facendo: ancora “bei discorsi” per nascondere “parole vuote e bla bla bla”. Thunberg sottolinea inoltre che la conferenza sul clima in corso è quella che ha “escluso di più” le voci dal basso, come loro, giovani studenti da tutto il mondo; prosegue poi il discorso ribadendo come non si possa affrontare la minaccia del cambiamento climatico “con gli stessi metodi” che hanno portato il mondo a doverla affrontare e si scaglia contro i delegati per aver fatto leva su “cavilli e statistiche incomplete” per salvaguardare “il business e lo status quo”.

“Quanto dovrà passare prima che i leader delle nazioni capiscano che la loro inazione distrugge l’ambiente? Siamo in una crisi, un disastro che avviene ogni giorno – spiega invece Vanessa Nakate -. L’Africa è responsabile del 3% delle emissioni storiche, ma soffre il peso maggiore della crisi climatica. Ma come può esserci giustizia climatica se non ascoltano i paesi più colpiti? Noi continueremo a lottare”.

Intanto, alla Cop26 la giornata è dedicata proprio ai giovani. Il comitato “Youngo” dell’Unfccc (la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, nota anche come Accordi di Rio, ndr) ha presentato la sua “Dichiarazione per il clima” e si è confrontato con leader politici ed esperti presenti in Scozia. Nel pomeriggio, è invece in programma l’incontro dei ministri dell’Istruzione, al quale parteciperanno anche l’italiano Patrizio Bianchi, e il suo collega titolare del dicastero della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che presenterà il documento “Youth4Climate Manifesto”, nel quale sono elencati i risultati della Conferenza Youth4Climate di settembre a Milano. Tra i leader c’è anche chi, come il principe Carlo d’Inghilterra, strizza l’occhio alla protesta ambientalista sul dossier dei cambiamenti climatici, diffondendo sui social le immagini del suo incontro di giovedì sera proprio con Vanessa Nakate, l’attivista ugandese che anima uno dei raduni clou organizzati dal movimento ecologista. Il principe di Galles e Nakate, come riferito in una nota ufficiale, hanno parlato “del ruolo che i giovani possono svolgere per assicurare la salute del pianeta alle prossime generazioni”.

Ma anche in casa britannica c’è chi, invece, redarguisce i manifestanti: “Noi comprendiamo il forte sentimento dei giovani sul cambiamento climatico – ha detto un portavoce del premier Boris Johnson nel suo briefing quotidiano – e vogliamo vedere la loro passione tradotta in azioni. Ma saltare le lezioni è estremamente dannoso (per coloro che sono in età scolastica) in un tempo in cui la pandemia da Covid ha già avuto un enorme impatto sul loro apprendimento”. Questo l’invito che arriva da Downing Street ai migliaia di ragazzi e ragazze che sfilano per le strade della città scozzese. Come se una lezione persa potesse compensare la mancanza di futuro contro cui si battono, scendendo in strada, proprio i più giovani.

Nel frattempo, va in scena anche un siparietto ironico ma simbolico: i leader mondiali che pranzano a un banchetto sul degrado climatico e tra i piatti del menù che viene loro servito ci sono portate come “i frutti della deforestazione”, “le pepite di carbone croccanti” e “l’Amazzonia flambé”. Uno spettacolo di protesta improvvisato da un gruppo di ambientalisti nel centro di Glasgow, con i potenti impersonati da attori vestiti con maschere di presidenti e capi di governo, seduti davanti a una tavola imbandita, mentre alcuni camerieri li servono. Un grande striscione dietro la tavola ricorda che è ora di pagare il conto per i danni fatti all’ambiente.

“Siamo arrivati anche noi a Glasgow dall’Italia per dire ai leader che devono trattare l’emergenza climatica come un’emergenza, devono smettere di tergiversare, di usare e nostre parole e poi non prendere decisioni – afferma Martina Comparelli, una delle portavoci italiane di Fridays for Future presenti allo sciopero a Glasgow –. Basta dare priorità agli interessi delle aziende delle fonti fossili. Bisogna mettere al centro la salute dell’ambiente e dei cittadini, prendere impegni e metterli in atto. Ma subito, non nel 2050. Ai leader diciamo ‘agite subito, altrimenti ci prendete in giro‘”. Con lei una ventina di italiani, a cui nei prossimi giorni dovrebbero aggiungersi altri attivisti. “La maggior parte di noi è venuta qui in treno – spiega la 28enne –, lo facciamo perché ci sentiamo di vivere secondo i nostri principi”.