Corte Suprema Usa: i diritti religiosi valgono più di quelli Lgbt. Ma l’Obamacare non si tocca

I nove giudici hanno votato contro la terza mozione dei Repubblicani che tentava di smantellare la riforma sanitaria di Obama. Lo stesso giorno hanno deciso anche di anteporre i diritti religiosi a quelli della comunità Lgbt

Un colpo al cerchio e uno alla botte, direbbe il proverbio. Da una parte il riconoscimento di uno dei diritti fondamentali della persona, ovvero quello alla salute e all’accesso alle cure. Dall’altra, invece, la gerarchizzazione di altri diritti in favore della chiesa e ‘contro’ la comunità Lgbt. Ma spieghiamoci meglio.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto, nelle ultime ore, la terza mozione promossa dal Partito repubblicano contro l’Obamacare, la riforma sull’assistenza sanitaria attuata dall’ex presidente Barack Obama. L’azione legale era partita nel 2018 dal Texas e altri 17 stati a guida repubblicana. Ma sette giudici su nove hanno votato per bocciarla, di fatto preservando la copertura sanitaria per milioni di americani. La mozione asserviva che una sanzione fiscale, introdotta dalla riforma per favorire l’acquisto di assicurazioni sanitarie da parte della maggior parte dei cittadini, sarebbe stata incostituzionale dopo il taglio delle tasse voluto ex presidente Donald Trump nel 2017. Il giudice Stephen Breyer, a nome della maggioranza dei suoi colleghi, ha tuttavia scritto che i promotori non sono nella posizione di sollevare il caso. A votare contro la decisione sono stati invece Samuel Alito e Neil Gorsuch.

“Una grande vittoria per il popolo americano – ha scritto il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, su Twitter – Non c’è giorno migliore di oggi per iscriversi a un’assistenza sanitaria di qualità e conveniente su HealthCare.gov”. Mentre, sempre sui social, lo stesso Barack Obama commenta: “L’Affordable Care Act è qui per restare“.

Questa era la nota positiva. Ma, dicevamo, ce n’è anche una negativa, almeno per qualche milione di americani. Lo stesso giorno, con una decisione unanime, la Corte Suprema ha inoltre anteposto i diritti religiosi a quelli della comunità Lgbt, sentenziando a favore di un’agenzia affiliata alla Chiesa cattolica. La Catholic Social Services (Css) da oggi potrà ricevere bambini in affidamento che non potranno andare invece a genitori Lgbt. La città di Philadelphia, alla cui arcidiocesi è affiliata la Css, secondo i giudici, ha violato la Costituzione limitando il suo rapporto con l’agenzia di affidamento minori, visto il rifiuto di quest’ultima di certificare le coppie omosessuali come affidatarie.

L’agenzia aveva fatto causa all’amministrazione democratica cittadina, accusandola di violare il Primo emendamento della Costituzione sulla libertà di parola e di religione. Motivazione accolta all’unanimità dai giudici, come si legge nella sentenza di Roberts: “Il rifiuto di Philadelphia di appaltare alla Css i servizi di affidamento a meno che non accetti le coppie dello stesso sesso come genitori affidatari non può sopravvivere a un rigoroso controllo e viola il Primo emendamento”.

Due decisioni agli antipodi, che dimostrano, ancora una volta, quanto la giustizia e la politica incidano sulla vita di milioni di persone e i diritti di qualcuno continuino a prevalere su quelli degli altri. Nel bene e nel male.