“Io, single, costretta ad andare in Spagna per fare la fecondazione assistita. In piena pandemia”

Serena Caprio, quarantenne medico di Avellino, sostenuta dall'associazione Luca Coscioni avvierà un ricorso contro la legge 40 che limita il servizio alle coppie eterosessuali, escludendo chi non ha partner. "I ritardi burocratici mi creeranno ulteriori difficoltà in quanto l'età incide sulla riuscita dell'intervento"

Serena Caprio è un medico di Avellino, la sua vita è dedicata alla cura delle persone. Lavora per lo Stato italiano, quello Stato che – racconta a Luce – la starebbe discriminando in quanto single, impedendole di accedere a tecniche di procreazione assistita in Italia. Una tecnica adottata da milioni di persone nel mondo, che in Italia contribuisce alla nascita di circa il 3% dei bambini, ma che è concessa solo a coppie eterosessuali, conviventi o sposate.

Una donna incinta a colloquio con la ginecologa che la segue

Sono 14.000 i bambini che nascono ogni anno in Italia grazie a questa tecnica, e a loro si aggiungono migliaia di bambini nati nel nostro Paese o all’estero grazie a tecniche di Pma non consentite in Italia, come la Pma per single, coppie omosessuali o tecniche di maternità surrogata che coinvolgono coppie eterosessuali, single o coppie omosessuali.

Un tema, quello della genitorialità e procreazione, che tocca diverse sfere di coscienza e sensibilità ma che vede una tendenza, nel mondo occidentale, ad incrementare i diritti, piuttosto che ridurli.
Nonostante alcuni passi avanti, la Legge 40 risulta per molti esperti ancora troppo limitativa, ed è per questo che il caso di Serena Caprio verrà portato in tribunale, seguendo la prassi che ha permesso, negli anni, di intervenire sulla legge in vigore, nel costante silenzio della politica.

Serena, da dove nasce la tua esperienza?

“Sono una single, con il desiderio di diventare madre. Per molti anni mi sono battuta per estendere la possibilità di adozione per i single, raccogliendo oltre 25.000 firme a supporto della legge. Successivamente ho intrapreso un percorso di procreazione medicalmente assistita, ovviamente all’estero perché in Italia le persone single non possono accedere a questo percorso né nel pubblico né nel privato”.

Dove ti sei rivolta per il percorso di procreazione medicalmente assistita?

“Mi sono rivolta ad una clinica in Spagna, prima che si verificasse la pandemia poi c’è stato lo stop con il primo lockdown ed è stato impossibile procedere. Ci sono stati momenti in cui ho avuto limitazioni essendo medico, e questo mi ha obbligato a rimanere in italia. Va ricordato che dietro a questo tipo di processi c’è un sempre un percorso psicologico e farmacologico e organizzarsi non è semplice per una donna”.

Quale tipo di discriminazione senti di vivere?

“Mi sono sempre chiesta come sia possibile che una donna non possa accedere alla procreazione assistita in quanto single, mi sembra assurdo e pregiudizievole. Trovo assurdo che uno Stato democratico che costituzionalmente permette l’accesso ad un sistema sanitario gratuito, obblighi donne come me, single o omosessuali, a recarsi all’estero durante una pandemia”.

Che tipo di azioni prevedi rispetto al tuo caso?

“La politica è spesso sorda a questi appelli, l’unico modo per procedere per noi è la via giudiziaria. Ho il sostegno dell’Associazione Luca Coscioni, e dell’Avvocata Filomena Gallo, che mi accompagnerà in un’azione legale contro la Legge 40 e l’impossibilità per un cittadino di accedere ad un percorso garantito dalla Costituzione. Riteniamo che questo sia discriminatorio e pregiudizievole”.

Riprenderai il percorso?

“Sì, sono vaccinata quindi ora mi sento più tranquilla nell’affrontare un viaggio, penso che molto presto continuerò il percorso che avevo interrotto. Il Covid ha infatti rallentato il processo e le limitazioni della legge italiana non fanno altro che mettermi in una condizione di ulteriore svantaggio, considerando che la riuscita delle tecniche di Pma è anche legata all’età del soggetto beneficiario”.

Che tipo di condivisione hai avuto con le persone intorno a te rispetto alla tua scelta?

“Fortunatamente, la mia famiglia mi supporta, così come le persone a me più strette. In Italia percepisco ancora ancora molto pregiudizio, in generale, nei confronti di tecniche di fecondazione assistita, maternità surrogata ecc… Per questa ragione una persona che si trova nelle mie condizioni tende a non aprirsi molto facilmente, è forte il pregiudizio di gente che non si mette nei panni di persone come noi, che hanno fatto una scelta di libertà personale”.