Crisi Russia Ucraina: “Le mamme mettono adesivi col gruppo sanguigno sui vestiti dei figli”

Dopo il discorso del presidente russo Putin i civili ucraini temono un'invasione di tutto il Paese. E sui social le famiglie si confrontano su come resistere al potenziale attacco

Il presidente russo Vladimir Putin (EPA)

Nel giorno in cui le minacce diventano realtà, ovvero quando la crisi, in Ucraina, diventa reale, il clima tra la popolazione si fa più teso. Soprattutto tra le famiglie, che stanno letteralmente facendo i conti con la paura di un attacco russo imminente e su vasta scala. Il discorso di lunedì sera alla nazione – e al mondo intero – del presidente russo Vladimir Putin, concluso con la firma, in diretta televisiva, del decreto con cui la Russia ha riconosciuto l’indipendenza delle repubbliche separatiste del Donbass, Lugansk e Donetsk, dall’Ucraina ha avuto un effetto valanga. Le truppe russe, come da comando, questa mattina hanno iniziato a penetrare nei territori auto dichiaratosi indipendenti e nel frattempo, in risposta, è arrivata la condanna dei leader mondiali a quelle che Putin ha chiamato “operazioni di pace”. L’accusa che gli viene rivolta è invece quella di violare il diritto internazionale e si teme che l’ultima escalation possa presto trasformarsi in un’invasione russa del vicino Stato. Ma le parole del discorso hanno fatto breccia anche nella mente e nello stato d’animo dei civili ucraini. Basta aprire i social network per rendersene conto.

 

Truppe di soldati russi varcano il confine ucraino

“Se volete sapere come gli ucraini stanno reagendo al discorso di Putin, ecco un esempio: le mamme su Facebook discutono di mettere degli adesivi sui vestiti dei loro figli, quando vanno a scuola, che indicano il loro gruppo sanguigno“, scrive Olga Tokariuk, giornalista freelance, non–resident fellow del Centro di analisi politica europea(Cepa). “Non fatevi illusioni – aggiunge – questo discorso è stato percepito come una dichiarazione di guerra all’Ucraina“. Su Facebook e Twitter si rincorrono gli appelli, i commenti, i post in cui semplici cittadini si confrontano sul da farsi, preoccupati per le sorti del loro Paese. Anche i reporter in loco, come appunto Tokariuk, che si trova nella capitale Kiev, si servono dei social per raccontare lo stato d’animo del popolo ucraino in questi momenti concitati.

 

La freelance, in diretta ai microfoni di RaiRadio3 questa mattina, ha invitato alla cautela i colleghi giornalisti: “Queste repubbliche sono autoproclamate: il fatto che le ha riconosciute Putin non vuol dire che verranno riconosciute a livello internazionale. Stiamo sempre parlando di marionette delle Russia“. Ma se il presidente russo non vuole la pace e non riconosce l’Ucraina come Paese indipendente, aggiunge la giornalista, “gli ucraini non sono pronti a mollare, ad arrendersi. Gli ucraini difenderanno il loro popolo”.

Sono oltre 61mila le persone sfollate dalla regione del Donbass

Un discorso e un attacco, diretti, che secondo alcuni hanno esacerbato il dolore e l’angoscia causati da anni di conflitto sanguinoso, alimentato e finanziato dal Cremlino. Per altri, i nuovi sviluppi hanno solo intensificato la determinazione della popolazione a combattere. “Solo con il suo discorso Putin ha unito gli ucraini come nessun altro qui potrebbe fare. I miei amici stanno parlando di unirsi alla difesa patriottica”, ha scritto la reporter ucraina Iryna Matviyishyn. “E attualmente il pazzo del Cremlino è la persona più odiata in Ucraina”. Intanto tra chi cerca di scappare verso le nazioni occidentali e gli oltre 61mila sfollati dal Donbass che si sono rifugiati in territorio russo, quelli che rimangono provano a fare i conti con un futuro a tinte fosche.

Sui social i civili ucraini, soprattutto genitori, si confrontano su quali mosse adottare per permettere alle famiglie di resistere all’invasione

I genitori in tutto il Paese hanno fatto tutto il possibile per preparare le loro famiglie per un potenziale assalto russo: le parole di Putin sono percepite come una dichiarazione di guerra, per questo ci si aspettano bombardamenti in tutte le città ucraine, non solo nella regione al confine. “È questo il sentimento qui: siamo sicuri che Putin non si fermerà con Donetsk e Lugansk. Ha detto chiaramente che il suo obiettivo è distruggere tutta l’Ucraina e solo dalla reazione sia di noi ucraini ma anche dell’Occidente dipende quando e dove si fermerà”, conclude Olga Tokariuk.