Da Venezia a Pechino. L’impresa di Vienna, in cammino sulla Via della Seta per le donne: “Siete forti, non abbiate paura”

La settantenne Vienna Cammarota è pronta a compiere la lunga traversata verso oriente sull'esempio di quello che fu il viaggio di Marco Polo. Originaria del Cilento la donna non è nuova e avventure simili: aveva già ripercorso il tour italiano di Goethe dalla Boemia in Sicilia

Vienna Cammarota

La Via della Seta da Venezia a Pechino sulle orme di Marco Polo, a piedi, da sola. Sarebbe un’avventura sorprendente per chiunque, lo è in particolar modo se teniamo conto che la protagonista di questa storia è una giovanissima donna di appena 70 anni, Vienna Cammarota.

Vienna è originaria di Felitto, un piccolo e delizioso borgo del Cilento (provincia di Salerno) e non è nuova a questi exploit. Ma, indubbiamente questo viaggio, rinviato da due anni causa Covid e lockdown conseguenti, rappresenta una cosa inedita anche per lei. Noi di Luce! l’abbiamo intervistata.

Perché questo viaggio?

“Io sono una guida ambientale, cammino da sempre. Ho iniziato a fare trekking  tanti anni prima che il Covid ci fermasse: tra le altre cose  ho fatto il cammino di Goethe, ripercorrendo dalla Boemia fino in Sicilia il viaggio in Italia del grande scrittore. Questa idea di andare Pechino, attraverso la Via della Seta, seguendo le orme di Marco Polo, mi è venuta proprio perché tutti a quel punto mi chiedevano: ‘E ora che fai? Ti fermi?’ E io ho risposto ‘No di certo: farò la Via della Seta’. È una grande sfida, ma sono pronta, anche perché erano anni che volevo farlo questo cammino”.

Sono circa 11mila chilometri. Non la spaventa la distanza?

“No. In realtà io non calcolo mai i chilometri. Sono rarissime le volte che mi pongo il problema. Per me conta il tragitto. Mi ci vorranno un paio di anni, credo. Poi dipenderà anche dalle condizioni oggettive che troverò strada facendo nelle regioni e nei Paesi che attraverserò”.

A chi dedica il suo viaggio?

“Alle donne. Alla loro forza, che spesso non sanno di avere. E in particolare a quelle di una certa età. Io ho iniziato proprio per dare una spinta e comunicare alle donne che non è assolutamente vero che ci sono cose che non possono fare. E che arrivate ad un’età pensionabile ti puoi solo rinchiudere dentro casa, dedicandoti ai figli e ai nipoti. Figli che per altro sono già grandi, e dunque non hanno bisogno di te. Noi abbiamo una nostra vita, un nostro modo di vedere le cose, ed è giusto che ci muoviamo e ci mettiamo alla prova senza aver paura”.

E lei non ha mai paura? Non le mette paura questo viaggio in particolare, che la porterà ad attraversare Paesi così diversi dai nostri?

“No, io non ho paura. Non sono una sprovveduta, ovviamente. Ma se lei mi chiede se ho paura io rispondo di no. Proprio io, noi abbiamo sempre ‘paura’ di qualcosa. Paura di quello che facciamo, ogni giorno. Abbiamo paura ad esempio di quello che facciamo per i nostri figli. Ci chiediamo se è fatto bene o male, se è giusto o no. Abbiamo paura di tutto quello che ci capita. La paura è insita in noi, e noi la combattiamo ogni giorno. Quindi io penso che bisogna essere sempre sicuri  di sé stessi, ma portarsi sempre dietro la paura, perché è in essa che si il trova coraggio di affrontare e superare le difficoltà che incontriamo”.

E i suoi figli cosa le dicono?

“Le mie figlie sono state con me nel momento in cui ho fatto il viaggio di Goethe. Mi hanno aiutato tantissimo. Ora le mentirei se le dicessi che è la stessa cosa. Indubbiamente di questo viaggio, in particolare, hanno un po’ più di paura”.

Con chi andrà?

“Sarò completamente da sola”.

Viaggiare è sempre anche andare alla scoperta di se stessi. Cosa si aspetta di trovare, dentro di sé, in questo viaggio?

Io generalmente cerco sempre dei viaggi che mi portino a ripercorrere i percorsi di un personaggio storico. Ho seguito le tracce di una donna francese che fu la prima donna ad andare in Tibet, Alexandria David Neele. Mi innamoro, mi affeziono alle persone che mi hanno raccontato una storia. E rileggendo Marco Polo mi sono resa conto che noi non lo conosciamo affatto. Ovvero lo abbiamo dimenticato. Abbiamo dimenticato quello che lui ci ha dato, che è straordinario. Marco Polo ha dato alla nostra civiltà moltissimo, e nessuno effettivamente oramai se ne rende conto. A parte raccontare ai ragazzi del fatto che è stato in Cina ed ha scritto “Il Milione”, sappiamo poco. Eppure lui ci ha fatto conoscere l’Oriente, la sua cultura, la sua storia, le sue usanze, le sue filosofie. Una cultura completamente diversa da noi, soprattutto in quegli anni. E il suo contributo per la civiltà occidentale non è stato solo intellettuale: pensate a tutto quello che riguarda la cultura materiale, fino alla gastronomia, ai prodotti alimentari”.

Perché Vienna?

“Mi hanno detto era il titolo di una canzone”.