La pandemia vista da Zoe, 6 anni: Dad, compleanni senza amici e voglia di nonni

All'ora di didattica a distanza in seconda elementare si collega metà classe, c'è chi parla senza accendere il microfono, chi si mette una coperta in testa e sfida la maestra. Senza la supervisione di un adulto i piccoli sono schegge impazzite. Il desiderio? Giornate all'aria aperta e raggiungere gli affetti che non vedono da troppo tempo

Un anno di pandemia, un anno di didattica a distanza. Il coronavirus ha cambiato in maniera irrimediabile la vita di molte persone, primi fra tutti i bambini. Zoe ha da poco compiuto sei anni. Essendo nata a marzo, quello del 2021 è stato il secondo compleanno in piena pandemia. “Prima invitavo tante amiche a casa, facevo tante passeggiate – ricorda -. Stavo poco in casa, perché si poteva andare fuori. Le giornate erano più divertenti”.

Già, le giornate di una bimba di sei anni dovrebbero trascorrere all’aria aperta. La sera si dovrebbe crollare dal sonno per quanto si è corso e giocato insieme agli amici. “Invece Zoe un po’ di fatica ad addormentarsi la fa” racconta Erika, madre giornalista freelance che insieme al compagno Simone, anch’egli libero professionista, cresce Zoe, 6 anni. Assistere anche a una sola ora di didattica a distanza di una prima elementare è un’esperienza quasi mistica. Già, perché la quantità di autocontrollo necessaria per gestire una classe di bimbi urlanti è quasi pari a quella che si richiede a un monaco zen.

“Nella classe di Zoe i bimbi sono 19, ogni giorno se ne collegano alle lezioni al massimo una decina. Molti hanno problemi di connessione, altri non sempre possono essere seguiti dai genitori” racconta la la 38enne. E durante le lezioni succede davvero di tutto: si va da chi si mette una coperta sulla testa dicendo “Maestra sono sparito, cercami” a chi fa finta di non sentire, a chi invece è talmente zelante da dare le risposte dimenticandosi di premere il tasto di attivazione del microfono e quindi si agita senza essere sentito.

Senza la supervisione di un adulto, i bimbi diventano schegge impazzite che, un po’ per noia e un po’ per scarsa conoscenza del mezzo tecnologico, cercano di attirare l’attenzione in ogni modo. Lezioni a distanza, ma non solo. Anche la distanza dagli affetti familiari si fa sentire. “La prima cosa che farò quando si potrà viaggiare sarà andare dai nonni che abitano in Brianza (Zoe e la sua famiglia vivono a Macerata nelle Marche, ndr): non li vedo da tanto tempo e mi mancano” afferma la bimba.

 

Il diario di una giornata in pandemia: mamma e figlia a confronto

Erika, la mamma

“La mia sveglia suona intorno alle 6.45. D’altro canto, se voglio uscire per fare una corsetta, devo farlo prima che mia figlia si svegli. E, sono certa che alcuni genitori mi potranno comprendere, correre e fare attività fisica rappresenta l’unico modo per scaricare la tensione in queste giornate in cui si è costretti a rimanere in casa e a seguire i bimbi in dad. Rientro dalla mia corsa dopo un’ora e intorno alle 7.50 mi preparo per la giornata. Anche perché dieci minuti dopo sveglio Zoe. Colazione e intorno alle 8.30 ci colleghiamo per la prima ora di didattica a distanza. Finalmente ho mezz’ora per fare colazione. Lavorando da casa, approfitto soprattutto dei momenti di pausa di Zoe dalle lezioni per svolgere le mansioni più impegnative e che richiedono silenzio e concentrazione totali. Durante le lezioni devo comunque sempre tenere un occhio e un orecchio tesi a quello che sta facendo, altrimenti rischia di distrarsi e quindi di fatto mi ritrovo a lavorare durante le sue pause. A mezzogiorno mia figlia finisce le lezioni ed è il momento di preparare da mangiare. Quella dalle 13 alle 14 è l’ora di defaticamento per tutta la famiglia, anche perché poi alle 14.30 ci sono i compiti. Dalle 15 alle 16 riesco a lavorare un’altra ora, ma poi Zoe reclama la mia attenzione e quindi fra un giro nelle vicinanze di casa e un gioco fra le mura domestiche il tempo passa veloce. Fino alle 20, quando si cena. A letto presto? Dall’inizio della pandemia, Zoe non si addormenta mai prima delle 22. Prima prendeva sonno facilmente, adesso fa più fatica”.

 

Zoe, 6 anni

“Ogni mattina, tranne il sabato e la domenica, la mamma mi sveglia verso le 8. Anche se rimango in casa, la mamma mi fa vestire e lavare: devo farmi vedere in collegamento dai miei compagni di classe e dalle maestre come quando sono a scuola davvero. Alle 8.30 comincio le lezioni online. Le seguo, ma mi annoio. La scuola mi piace, ma non quella online. Mi fa stare male il fatto di non vedere i miei compagni da vicino. Per fortuna in questi giorni siamo tornati in presenza, ma se ci faranno ancora fare lezione da casa io impazzisco. Fare lezione così è difficile e senza l’aiuto della mamma mi perdo. Nelle pause gioco un po’, poi chiedo ad Alexa di mettere una sveglia così mi ricordo quando devo ricollegarmi. A mezzogiorno quando finisco con la scuola posso rilassarmi, però nel pomeriggio dopo aver mangiato e fatto i compiti ho tanta voglia di uscire. Vorrei andare al parco giochi con le mie amiche, ma non si può. Allora facciamo una passeggiata vicino a casa e gioco un po’ nell’androne del palazzo. Ma non è divertente come prima. Anche quando incontro le mie amiche per strada o quando vado a fare la spesa insieme alla mamma, dobbiamo stare distanti e non possiamo abbracciarci”.