Dalle minacce di morte degli omofobi alla difesa di mille diritti: ora i Sentinelli si battono anche su migranti e revenge porn

Luca Paladini, fondatore del movimento: "Non ci basta più la difesa dei diritti Lgbt, abbiamo ampliato gli orizzonti, rinunciando alla goliardia degli inizi". Ora l'obiettivo è la legge Zan. "Da Sala a Cattelan, da Lerner a Britti tanti personaggi ci hanno inviato video di sostegno. E rilanciamo la raccolta firme varata da Fedez"

Una manifestazione in piazza Duomo a Milano

L’ultimo messaggio, letto in diretta anche dalla Digos, era arrivato alle 4 di una notte d’agosto del 2018: “Ci presentiamo dai vostri genitori come finti tecnici del gas e li sgozziamo”. L’ultima di una serie logorante di minacce, sei-sette al giorno, che Luca e il suo omonimo compagno ricevevano da quando avevano avviato la denuncia dell’odio in rete. Poi più nulla, il vuoto. E tante ipotesi, inquietanti.
Per Luca Paladini, milanese, fondatore dei Sentinelli, l’incubo era cominciato quando il suo movimento, nato una domenica mattina di quattro anni prima, aveva denunciato in rete un meme che rappresentava la Boldrini con la testa tagliata e la scritta “Devi fare la stessa fine”. L’autore del post si riferiva all’uccisione di Pamela Mastropietro, la 18enne di Macerata trucidata da un nigeriano. Identificato dalla polizia postale, l’uomo era stato arrestato e dal giorno dopo per Luca era cominciato l’inferno: 400 profili fake creati ad arte, aperti e chiusi, forse da professionisti, per sfuggire agli investigatori. Con minacce di morte variegate e d esplicite, la foto di Luca vestito da ebreo con il triangolo rosa in un lager, coltelli grondanti di sangue, teste mozzate e addirittura un annuncio prima della manifestazione in piazza Scala contro l’hate-speech, che avrebbe radunato migliaia di persone: “Se sali sul palco, la pallottola per te è pronta”.

Luca Paladini, oggi tutto è passato, ma i Sentinelli sono vivi e vegeti. Chi siete davvero?
“Beh, in quei giorni i medici mi hanno scoperto il diabete, spesso correlato a forme di stress intensivo. Tornare a casa ogni volta era tremendo, bastava un’ombra vicino al portone per temere il peggio. Sono stati giorni terribili, ma rifarei tutto, perché i risultati che abbiamo portato a casa con i Sentinelli sono straordinari. Per dirne uno, la legge contro il revenge-porn, sulla quale avevamo attivato una raccolta di firme dopo la vicenda di Tiziana Cantone. E c’è davvero tanto altro da fare…”

Come comincia tutto?
“Ho sempre fatto politica attiva fino al 2005, poi ho abbandonato l’esperienza. I Sentinelli nascono nel 2014, quasi come un atto goliardico, quando veniamo a sapere che in piazza XXV Aprile a Milano si riuniscono le Sentinelle in Piedi, quei tizi che leggevano proclami contro l’omosessualità, eccetera. Con un passaparola ci siamo ritrovati a essere più di duecento, cantando e danzando intorno a loro. E dal successo di quell’iniziativa ci siamo interrogati: forse si poteva dare un seguito all’idea. Così abbiamo aperto una pagina facebook, chiamando per contrasto “I Sentinelli”. E di lì la sorpresa”.

Quale?
“Nel giro di dieci giorni c’erano già migliaia di follower. Del resto il nostro approccio era molto più vasto di quello legato ai temi Lgbt, l’approccio erano i diritti civili. E ci siamo dati subito dei confini. Un paio, almeno. Non diventare mai un partito, anche perché il mondo dei partecipanti era molto variegato, e rimanere antifascisti, nel senso di contrastare ogni forma di discriminazione. Siamo andati avanti, attaccando Forza Nuova, che chiedeva l’abrogazione della legge 194, e nei giorni della legge Cirinnà (febbraio 2016), abbiamo convocato via facebook un presidio in piazza Duomo, ritrovandoci in 20mila persone, con un solo microfono e una cassa. E di lì siamo decollati”.

Paladini durante una manifestazione a Milano

Il botto però è stato con People.
“Sì, era il 2 marzo 2019, a Milano, grazie anche ad altre associazioni, abbiamo radunato 250mila persone in un serpentone colorato contro il razzismo e ogni forma di discriminazione. Un success incredibile. Poi c’è stata la bellissima esperienza di “Intolleranza zero”, 30mila persone nel cuore di Milano con Anpi e Aned al nostro fianco. Avevamo contaminato mondi diversi, l’ex deportato saliva sul palco e parlava a fianco del ragazzino bullizzato dagli omofobi. Erano mondi diversi ma uniti dallo stesso denominatore comune”.

A proposito di ragazzini, vi chiamano spesso anche nelle scuole…
“Sì, a parlare di diversità. E ammetto che questa è una delle cose più belle che ci siano capitate. Parlare con i ragazzi è sempre molto istruttivo. Ci arrivano anche frequenti messaggi, pubblici o privati, di ragazzi che sono stati vittime di omofobia o di situazioni pesanti in famiglia. Addirittura qualche persona ci ha scritto per offrirci l’8 per mille, ma è impossibile, visto che siamo un gruppo spontaneo non istituzionalizzato. Non sappiamo che futuro avremo. Ma quello che ci è chiaro è che non ci basta più parlare di diritti Lgbt”.

Avete allargato gli orizzonti.
“E’ un po’ come nel film Pride, dove i minatori vessati dalla Thatcher avevano attirato la sinergia spontanea dai gruppi che difendevano i diritti degli omosessuali. Anche noi, nei Pride, ci siamo trovati a fianco delle Ong che raccoglievano fondi per i salvataggi in mare. In un’occasione abbiamo anche fatto salire sul palco Cecilia Strada (figlia di Gino ndr) a parlare dei morti nel Mediterraneo. Fino a quando abbiamo raccolto su change.org 120mila firme per la legge sul revenge-porn, che poi Laura Boldrini ha portato in Parlamento, citandoci. Il nostro obiettivo è diventato incidere sulle coscienze, ma in modo concreto”.

Luca Paladini a una manifestazione di piazza con il compagno

Il prossimo traguardo?
“E’ senza dubbio la legge Zan, contro omotransfobia, misoginia e abilismo. Per spingerne l’approvazione abbiamo convinto personaggi noti a mandarci un video di sostegno. Il primo è stato il sindaco Sala, a Milano. Poi sono arrivati tra gli altri Cattelan, Costacurta, Maccox, Jacopo Melio (perché la legge difende anche i disabili), Alex Britti, Gad Lerner, Vergassola, Bertolino, Paolo Condò… aspettiamo Manuel Agnelli e ZeroCalcare. E siamo collegati alla rete che ha lanciato Fedez per la raccolta di firme. Insomma, continuiamo a considerarci un soggetto credibile e un interlocutore che contribuisce al dibattito pubblico, influenzando la politica su certi temi, senza trasferirci tra le sue fila”.

Insomma, avete dei nemici, ma non vi siete mai arresi.
“No. Anche nei giorni più difficili, quelli delle minacce, in molti ci consigliavano di lasciare facebook e i social per la nostra salute mentale. Ma la decisione è stata di non darla loro vinta. Noi siamo contro l’odio in rete, al punto che cancelliamo anche i commenti a nostro favore, se sono livorosi. Vogliamo essere coerenti. E la Rete ci premia. Oggi la pagina dei Sentinelli (www.facebook.com/isentinellidimilano) ha 200mila iscritti e venti amministratori e alcuni post superano il milione, anche il milione e duecentomila visualizzazioni. Certo, siamo un po’ più seri e meno goliardici rispetto agli inizi. Ma, come tutto, ci siamo trasformati”.