DDL Zan: scontro e caos in Senato, ma l’esame prosegue. Il deputato in piazza con le associazioni

Dopo la bagarre in aula di ieri la seduta riprenderà oggi per votare la richiesta di Lega e Fratelli d'Italia sul rinvio in Commissione del provvedimento sull'omotransfobia. La battaglia si gioca sul filo dei numeri: l'ago della bilancio in mano a Italia Viva e Autonomie

ANSA/Matteo Corner

Dopo mesi di stallo il Ddl Zan è finalmente arrivato al Senato. Il provvedimento era già stato approvato in prima lettura alla Camera il 4 novembre 2020, mentre per il secondo ramo del Parlamento c’erano volute settimane prima che venisse calendarizzato. Ieri, tra i banchi del Senato, c’è stato il primo ‘round’ di quello che si appresta ad essere uno dei dibattiti politici più accesi degli ultimi anni.

Una seduta piuttosto movimentata, in cui a farla da padrone sembra più lo scontro tra fazioni che la ricerca di un accordo. Già prima dell’inizio della seduta i vari gruppi parlamentari avevano consultato il ‘pallottoliere’ dei voti, per quella che appare come una partita che si giocherà principalmente sul filo dei numeri. In bilico infatti c’è il voto di una decina di senatori, sotto attenta osservazione sia del M5S e del PD sia dei renziani, che al momento rappresentano l’ago della bilancia insieme alle Autonomie. Gli interventi su cui il leader di Italia Viva e i suoi chiedono di trovare un accordo tra le parti riguardano gli articoli 1, 4 e 7, gli stessi attaccati dal centrodestra. Tanto che lo stesso Matteo Renzi ha più volte dichiarato che sia “meglio un compromesso che nessuna legge”, scatenando le polemiche degli ex alleati di governo.

La seduta e la capigruppo

La discussione in Aula si apre con l’intervento del presidente della commissione Giustizia, il leghista Andrea Ostellari. “Mi pare che in queste ultime ore sia emerso un quadro diverso rispetto alla compattezza anche dall’altra parte – dichiara – Penso che sia arrivato il momento di verificare quella disponibilità. Le disponibilità ci sono, vanno ricercate e vanno messe assieme, quindi uniamo coloro che vogliono modificare un testo e renderlo condiviso il più possibile. Allontaniamo quelli che non sono d’accordo”. Poi aggiunge: “Con lo stop si arriverà ad un accordo in 15 giorni”.

Primo giro di interventi tra i senatori e subito gli animi iniziano a scaldarsi. Il centrodestra, compatto, continua a chiedere modifiche al testo Zan, in merito al riferimento all’identità di genere ma anche riguardo la parte relativa alle iniziative da promuovere nelle scuole. Contrari invece Pd, Leu e M5S, che chiedono di procedere al voto sul disegno di legge originario. Per placare il caos venutosi a creare è intervenuta la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, che ha sospeso la seduta e convocato la riunione dei capigruppo, a cui spettava l’eventuale decisione sul rinvio, come chiesto da Lega e Fratelli d’Italia. “La decisione finale la prendo io – ha detto la Casellati, mentre alcuni parlamentari protestavano a gran voce sul merito della convocazione della capigruppo – Gli Europei li abbiamo già vinti, non voglio un clima da stadio”.

Il voto sulle pregiudiziali

Al ritorno in Aula sono state affrontate le pregiudiziali di costituzionalità avanzate dal Carroccio e dal partito di Giorgia Meloni. Ma queste sono state respinte con 136 voti contrari, 124 a favore e 4 astenuti. Il primo round, quindi, se lo sono aggiudicano i sostenitori del testo che non torna in commissione e va avanti nel suo iter in Assemblea. Merito anche del voto contrario di Matteo Renzi e del suo partito. È lo stesso ex premier che, subito dopo, propone di “fare un patto politico perché alla Camera, laddove il Ddl Zan fosse modificato dal Senato, possa essere presentato nel giro di due settimane. Il mio è un appello molto semplice: si faccia un accordo sui punti dell’articolo 1, 4 e 7 e si chieda a tutte le forze politiche di presentarlo alla Camera entro 15 giorni. Se si andrà allo scontro, muro contro muro, e si andrà allo scrutinio segreto, avrete distrutto le vite di quei ragazzi – conclude riferendosi alle vittime di aggressione omofoba di questi mesi – Ora siamo a un passo, a un centimetro e io qui ragiono di politica: o fate di quest’Aula un luogo in cui gli ultrà si confrontano e non si porta a casa il risultato, perché il passaggio dello scrutinio segreto è difficile ed è un rischio per tutti, o ci si assume la responsabilità politica di trovare un accordo che è a portata di mano, è a un passo”.

Dopo aver comunicato l’esito del voto, la presidente Casellati ha chiuso la seduta, che è ripresa questa mattina con le votazioni sulle questioni sospensive presentate da Forza Italia e FdI. Il 20 luglio prossimo scadrà il termine per presentare gli emendamenti, ma mentre i tempi del dibattito si allungano, il rischio di slittare a settembre con il voto è reale, anche se il pentastellato Ettore Licheri scandisce “Stiamo provando a scongiurarlo”.

Le reazioni e l’appello di piazza

Il deputato PD e promotore del disegno di legge contro l’omotransfobia Alessandro Zan

Fuori da Palazzo Madama, in varie piazze di Roma e di tutta Italia, si sono riunite le associazioni e i collettivi favorevoli all’approvazione della legge contro l’omootransfobia. In piazza Vidoni presente anche il deputato del Pd Alessandro Zan, promotore del Ddl, che ha lanciato un appello proprio al leader di IV e ai suoi 17 senatori: “A Renzi dico che una mediazione con la destra non è possibile, gli dico di difendere il testo a cui Italia Viva ha dato un contributo determinante. Spero sempre che Renzi segua Biden e Von der Leyen e non Orban“. Dopo il voto sulle pregiudiziali in aula i sostenitori del provvedimento hanno tirato un sospiro di sollievo, come afferma la la vicepresidente del Senato e responsabile Giustizia e diritti del Pd, Anna Rossomando: “Bocciate le pregiudiziali di costituzionalità, entriamo nel merito del Ddl Zan. Ostruzionismo sconfitto, da adesso in poi ognuno si assume le proprie responsabilità”.

Ma prima della discussione, proprio davanti al Senato, è scattato anche un flash mob contro il disegno di legge, promosso da Fratelli d’Italia. I senatori del partito di Giogia Meloni hanno manifestato infatti dietro lo striscione “Liberi di essere liberi, liberi di pensare”, prima di entrare in Senato.

I numeri

Al momento nessun accordo tra le forze politiche sembra possibile e il rischio è quello che si ripetano ancora le scene della prima seduta, con lo scontro diretto a dominare la discussione. Quella di ieri è stata solo una battaglia vinta per Pd, Leu e M5Sm perché la guerra vera è solo rimandata. I tre partiti che sostengono il testo possono infatti contare, salvo assenze, su 119 voti.  Che potrebbero diventare 142 se Iv e le Autonomie voteranno contro il rinvio; e a questi si potrebbero anche aggiungere i voti di altri senatori del gruppo misto, tra cui diversi ex pentastellati. Lega e Fratelli d’Italia, infatti, poco prima dell’avvio della seduta, hanno chiesto al relatore del provvedimento Ostellari, di farsi portavoce della richiesta di rinvio del provvedimento in commissione. Il fronte del sì al ritorno in commissione sono i 51 senatori di Forza Italia, 20 di FdI, 64 Lega, per un totale di 134, che potrebbero salire di qualche unità.