Diamante rosa per l’Italia del Softball: le Azzurre conquistano il 12° titolo europeo e volano a Tokyo da protagoniste

Una sola nazionale a rappresentare il tricolore italiano dalla fine degli anni sessanta, quando si riniziò a praticare questa disciplina nel nostro Paese. Sono donne, sono atlete ma soprattutto sono campionesse: dopo il trionfo in Europa le Azzurre volano a Tokyo per giocarsi una medaglia

Sembra baseball ma non è. O meglio, è un discendente diretto di uno dei più noti sport americani. Le somiglianze non mancano, ma in questo caso la distinzione è d’obbligo. Palla di circa un terzo più pesante, mazze più leggere e in leghe metalliche, invece del classico legno, campo più piccolo. Anche la durata è inferiore, si gioca in 7 inning e persino la tecnica di tiro è differente. Si tratta comunque di uno sport di squadra, nel quale lo scopo è quello di segnare punti facendo avanzare i giocatori su un percorso composto da quattro basi. Ma la differenza più importante è quella che non ti aspetti: in Italia esiste solo la nazionale femminile. E che nazionale.

 

Dalla nascita all’olimpiade post covid

Il primo incontro di softball di cui si ha notizia fu giocato a Chicago nel 1887, il giorno del ringraziamento, e George Hancock è riconosciuto come l’inventore del gioco. Inizialmente era limitato alla pratica nei club, ed era visto come un modo per i giocatori di baseball per mantenersi in forma durante l’inverno. Per questo lo sport fu chiamato Baseball indoor. Il nome “softball” risale invece al 1926. Fino a metà del secolo scorso fu riservato agli uomini: la prima lega britannica di softball femminile del Regno Unito fu fondata nel 1953.

Disciplina olimpica dal 1992 al 2008, poi escluso dai Giochi di Londra del 2012 e dai successivi a Rio de Janeiro, il softball sta per tornare a far parte delle Olimpiadi a Tokyo 2020+1. E nell’edizione nipponica l’Italia del softball si candida per un ruolo da protagonista. Pochi giorni fa, infatti, a A Castions di Strada (Udine) le Azzurre si sono ri-laureate campionesse d’Europa, staccando il pass per la spedizione a Cinque Cerchi. Una notizia passata in sordina, ma non meno importante degli altri Europei in corso in queste settimane. Anche perché si tratta del 12esimo titolo continentale, in una lunga lista di trofei conquistati e di partecipazioni a competizioni internazionali. Tra le quali, da registrare, il quinto posto a Sidney 2000 e l’8° ai Giochi di Atene.

La cavalcata trionfale al campionato europeo

Dopo un torneo impeccabile scandito da 11 vittorie consecutive, in finale le azzurre hanno battuto per la seconda volta l’Olanda 9-5, già sconfitta nelle fasi precedenti. Una prova straordinaria per le ragazze, rimaste imbattute, con una rimonta al cardio palma in un crescendo di swing e punti, che suggella il trionfo sul diamante friulano. Determinante l’attacco con due fuoricampo di Andrea Howard e uno di Erika Piancastelli, a guidare la marcia trionfale della nazionale tricolore. “Nonostante il primo vero momento di difficoltà vissuto nel primo inning, con tre punti subiti (ne aveva subito uno solo nelle prime 10 partite) – si legge sul sito della Federazione italiana baseball e softball (Fibs) – l’Italia ribalta la partita con un’autorità e una convinzione, che avrebbe reso orgoglioso il condottiero di questa squadra, Enrico Obletter, venuto a mancare qualche mese fa. Il margine aumenta grazie a tre fuoricampo e ad una sensazionale solidità collettiva. Nel settimo inning non basta la reazione d’orgoglio dell’Olanda”. Una vittoria dedicata proprio allo storico manager, scomparso il 22 febbraio scorso a causa del covid.

L’Europeo casalingo diventa così una prova generale in vista della trasferta olimpica. Un test superato alla grande dalle ragazze, autrici di ben 23 fuoricampo. Ora per la nazionale guidata da Federico Pizzolini testa ai Giochi di Tokyo: il debutto è previsto contro gli Stati Uniti il 21 luglio a Fukushima. Una squadra che ha un sogno ben preciso per il torneo a sei: lottare per entrare nel gioco delle medaglie. Ma una medaglia, le nostre azzurre del diamante, l’hanno già vinta: quella dell’emancipazione dall’idea di uno sport che, nell’immaginario, come nel caso del ‘parente famoso’ (il baseball), è spesso associato alla pratica esclusivamente maschile. Con un incredibile fuoricampo.