“Diario da Tokio”. L’oro in contumacia di Zanardi e la maschera da tigre di Assunta Legnante

Quattro medaglie d'argento nel ciclismo appaiono come un oro ad honorem al capitano: quando lo sport ha delicatezze involontarie. Scelta dai fan sui social la maschera della lanciatrice del disco, che voleva diventare carabiniere. Per la fortuna dei malfattori

Quattro argenti nel ciclismo. Più che un inno all’imperfezione per un dettaglio minimo, oppure una sconfitta collettiva, sembrano un omaggio. Ad Alex Zanardi, titolare della medaglia d’oro se fosse stato qui in carne, ossa e muscoli, perché nessuno lo avrebbe battuto. E titolare della medaglia d’oro ad honorem essendo qui solo in spirito e nei cuori di tutti i paralimpici. Quelli del ciclismo (e del triathlon) più degli altri, per via delle fatiche condivise in mille occasioni, gare o allenamenti, mulinando le braccia sull’handbike. Un oro in contumacia.
Come farglielo arrivare? Semplice, prendendo tutti l’argento. Quattro secondi posti è come se un’intera scolaresca prendesse 9 per dire che il 10 lo avrebbe meritato il capoclasse, malato il giorno dell’esame. Talvolta lo sport ha delicatezze involontarie. Questo è il caso.

Ps: Dire che Alex Zanardi è nei cuori soprattutto di chi condivide con lui il paraciclismo è limitativo. Pierino Dainese, direttore tecnico di Obiettivo3, il team che Zanardi ha fondato per portare “almeno 3 atleti alle Paralimpiadi“, ma ne sono arrivati 4, giura di averlo sentito incoraggiare al telefono atleti di ogni sport che lui non aveva mai incontrato e ai quali si rivolge come se li conoscesse da sempre. Anche per questo, con Zanardi in gara – fisicamente o meno – tutti partono dalla medaglia d’argento in giù.

C’è un argento fra i molti vinti ieri dalla gioielleria Italia che intriga. Quello ottenuto nel lancio del disco  da Assunta Legnante. Donna coraggiosa e così ironica, da gareggiare con una maschera, lei ipovedente, lei così pronta a prendere di petto la vita. A Tokyo la maschera ha le sembianze di una tigre. “Prima indossavo quella di Diabolik – racconta Assunta sui social – Volendo cambiare ho lasciato ai miei fans la scelta del soggetto. Loro hanno scelto l’immagine dell’uomo tigre“. Una tigre, mica un micetto bagnato. Perché Assunta combatte come una tigre, non si arrende davanti a niente.
E ha un cuore grande più dei muscoli. Soffriva, partendo per il Giappone col babbo ricoverato, si è sollevata sapendolo tornato a casa e gli ha dedicato la medaglia. E qualcosa di più. Ha detto che lo ama così tanto che avrebbe voluto fare il suo mestiere, il carabiniere.
Avviso ai lestofanti: vi è andata bene.