Dillo sulla maglietta: “Stop alle disparità di genere nel mondo del lavoro”. E il sussurro diventa un coro

È nata "Whispr", l'azienda di abbigliamento a guida femminile che si batte per le pari opportunità in fabbrica e in ufficio. "Una community di donne per rafforzare il nostro ruolo nel lavoro"

Capi di abbigliamento come bandiere, per lanciare messaggi in direzione della parità di genere sul lavoro. E’ l’obiettivo di Whispr, “b-corp”, società benefit fondata da tre donne, accomunate da esperienze nel campo della moda  e del fashion. Tre donne convinte che una montagna di whispr (letteralmente: “sussurro”) producano un coro, un potente passaparola finalizzato a combattere le discriminazioni nella costruzione delle carriere e nelle buste paga, che ancora allontanano l’effettiva parità di genere nel mondo del lavoro.

Uno dei capi di Whispr

Maglioni e magliette, confezionate con fibre rispettose dell’ambiente come cotone biologico ed eco viscosa, mischiata a lana merino,  portano impresse a grandi lettere parole come Listen (ascolta), Bold ( audace), Brave (coraggioso): inviti a tener duro, a non cedere, a sollecitare l’attenzione degli altri. Ma la filosofia di Whispr non è limitata agli slogan. “Ogni nostra attività è rivolta  a promuovere le pari opportunità sul lavoro, dove le donne sono ancora in retroguardia rispetto ai colleghi” spiega Teodora Sevastakieva, sangue bulgaro e russo nelle vene, da oltre vent’anni in Italia come manager nella moda e ora tra le fondatrici della start up – Le Nazioni Unite pongono la gender equality al quinto posto fra i 17 ‘goal’ da raggiungere entro il 2030 per una società senza discriminazioni e noi sposiamo in pieno questo obiettivo”.
I dislivelli fra generi sono una  costante del mondo del lavoro. “Entrambi i generi entrano con pari stipendio, ma poco dopo l’ingresso le donne si vedono limitate nelle aspirazioni professionali perché su di loro piomba un lavoro supplementare: la famiglia, i figli. Quando a 45-50 anni le donne vedono attenuarsi l’incidenza del peso familiare, ormai è tardi e anche se performano allo stesso livello degli uomini, non riusciranno più a recuperare il terreno perduto”. Può bastare lo slogan impresso su una maglietta per colmare il baratro? “Whispr non è solo il marchio di  capi di abbigliamento. E’ anche una community attiva e concreta, della quale tutti sono invitati a far parte attraverso messaggi, racconti delle proprie esperienze, testimonianze, storie da affidare al sito www.whispr2030 e al profilo Instagram@whispr2030 – interviene Sofia Ciucchi, ceo della start up – contiamo che attraverso il dialogo tra donne, anche di generazioni diverse, possiamo contribuire a costruire un mondo più giusto, umanamente più ricco, e un modello nuovo di leadership al femminile”.

Coraggioso! E’ il messaggio lanciato con il maglione di Whispr

Maschi e femmine saranno la stessa cosa? “No, sono complementari e ogni genere ha la propria identità  – aggiunge Sevastakieva – Ma non abbiamo ancora nel stesse opportunità nel lavoro e di lavoro, giacché le assunzioni delle donne sono attenuate a causa della prospettiva di gravidanze e maternità. Una barriera culturale che va abbattuta attraverso l’educazione: le bambine giocano a fare le principesse, i maschietti i combattenti. E’ ora di superare i ruoli prefissati, che le bimbe si accostino alle materie stem (scientifiche, tecnologiche, matematiche e ingegneristiche), dove ruoli lavorativi e retribuzioni saranno più importanti”.

Già, ma come arrivarci? “All’interno della community stiamo lavorando per fornire servizi di mentoring, coaching, e altre iniziative per sostenere la crescita professionale e la presenza femminile nelle aziende”. In vista, il workshop  del 4 dicembre a Firenze (dove Whispr ha sede nella Manifatura Tabacchi), con una riflessione sulle nuove sfide lavorative per le donne e uno spazio dedicato alla pratica della Mindfulness, con la partecipazione anche di persone esterne alla community.

Il tutto ispirandosi allo slogan, mutuato dall’avviso diffuso nella metropolitana di Londra: “Mind the gap”: occhio al gradino”. Guai inciampare nelle discriminazioni.