Discriminazione, ruolo dello stato e dei cittadini: cosa pensano gli italiani sulla disabilità?

Un fenomeno che riguarda almeno il 15% degli italiani ma che si rivela poco conosciuto dal resto della popolazione. E i passi avanti da fare da parte dello Stato e della società verso una maggiore inclusione sono ancora tanti

Cosa pensano davvero gli italiani sulle persone con disabilità? E questa la domanda a cui ha provato a rispondere SWG con il primo rapporto dell’Osservatorio Cittadini e disabilità, che indaga la percezione, da parte dell’opinione pubblica, della realtà della disabilità. Il report è stato presentato alla Cerimonia di consegna del Premio Bomprezzi a Milano, venerdì 3 dicembre, proprio in occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità.

Si tratta di un fenomeno che riguarda almeno il 15% degli italiani ma che si rivela poco conosciuto dal resto della popolazione. Nonostante, ad esempio, tutti abbiamo subito inevitabilmente gli effetti della pandemia, queste persone sono state colpite più duramente dalle conseguenze del coronavirus (quando non dallo stesso). Più in generale sia lo Stato che i cittadini sono ancora molto indietro in fatto di inclusione, le famiglie hanno in media un reddito basso, che le fa ‘scivolare’ inesorabilmente verso i margini della società a causa di fattori di rischio come il mantenimento della persona con disabilità  e l’aggravarsi delle sue condizioni di salute.
E se l’atteggiamento verso questa parte della popolazione è improntato alla sensibilità e alla solidarietà, restano ancora forti gli approcci ostili e distanti: oltre un terzo dei cittadini del nostro Paese ha assistito a episodi di discriminazione verso un disabile, allo stesso tempo, sempre secondo la percezione comune (79% degli italiani), i media ignorano il tema della disabilità e nella società c’è limitata attenzione sulle principali esigenze e diritti di queste persone.

L’indagine SWG

Partendo proprio dal tema della comunicazione il 63% degli italiani pensa che la divulgazione sul tema sia insufficiente e il 79% ritiene che i media non diano spazio a questo argomento. La scarsa conoscenza si accompagna ad una valutazione critica sull’attenzione della società agli aspetti più importanti della vita delle persone con disabilità. Il “dopo di noi”, le barriere architettoniche, i trasporti, la vita indipendente: sono questi gli ambiti ritenuti più ignorati. E all’atteggiamento culturale prevalente della “sensibilità” (77%) e “solidaristico” (71%), fa da contraltare negativo la tendenza al pregiudizio (66%), all’indifferenza (62%) all’impreparazione (53%).
Ignoranza sul fenomeno e marginalità si riflettono, secondo l’opinione pubblica, nell’idea che lo Stato stesso destini pochissime risorse per le persone con disabilità, in media il 2,7% del Bilancio statale a fronte di un reale 5,6%. È il tema dell’inclusione quello su cui c’è il giudizio più negativo: la stragrande maggioranza degli italiani ritiene che sia lo Stato che i cittadini facciano poco o nulla per garantire la partecipazione paritaria di queste persone. Per quanto riguarda la percezione sulle famiglie con persone disabili, si ritengono segnate da forte fragilità economica, in quanto a pesare sul bilancio sarebbero soprattutto le spese di mantenimento e cura medica della persona, mentre vengono sottostimati i costi (meno noti) relativi all’educazione e alla riabilitazione, agli ausili, al caregiver a tempo pieno. E ancora, non vengono quasi presi in considerazione l’abbandono del lavoro né la ristrutturazione dell’abitazione. Appena il 19% dei cittadini, infine, considera un fattore determinante la costruzione del futuro delle persone con disabilità alla scomparsa dei genitori.

Il Premio Bomprezzi

“La ricerca svela quanta strada ancora ci sia da fare per aumentare la consapevolezza delle esigenze e dei bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie – afferma Simone Fanti, vice presidente Premio Bomprezzi –. Abbiamo indagato quali tra una serie di azioni possibili agevolerebbe il superamento degli ostacoli che queste persone devono affrontare. Alcune sono prioritarie per l’opinione pubblica: occorre fare chiarezza sui diritti, ed è responsabilità dei media e di tutte le istituzioni. E subito dopo c’è il tema del lavoro, considerato importantissimo. Tra le ultime, per mancanza di comprensione, il “Dopo di noi”, il cohousing e il diritto alla sessualità. Sono gli italiani a dirci che c’è ancora una scarsa conoscenza della disabilità, una presa di distanza o non accettazione significative, una consapevolezza di muoversi poco in modo inclusivo. L’Osservatorio – conclude – nasce proprio per far sì che si parta da qui per fare un vero cambiamento culturale”.

Il riconoscimento, alla  sua prima edizione, è stato consegnato a Milano il 3 novembre, in una cerimonia aperta con il saluto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ai migliori lavori giornalistici che raccontano la disabilità realizzati nel corso dell’ultimo anno. Primo premio ex aequo è andato a Laura Badaracchi, Superabile Inail, e Nello Del Gatto, “Tre soldi” di Radio 3 Rai; secondo posto a Veronica Rossi, Altreconomia e terza classificata Cristina Carpinelli, Radio24. Per la categoria progetto giornalistico da realizzarsi con il contributo del premio hanno vinto Ylenia Sina e Angela Nittoli di Fanpage.it.

L’associazione Premio Franco Bomprezzi è nata quest’anno con lo scopo di “ricordare l’uomo, il comunicatore, l’amico e il compagno di molte battaglie per i diritti delle persone con disabilità” scomparso 7 anni fa attraverso un riconoscimento che promuova la migliore informazione giornalistica sul tema. “Sono passati sette anni da quando Franco Bomprezzi ci ha lasciato. Oggi celebriamo una persona che esiste ancora profondamente nelle nostre menti e nei nostri cuori e di cui abbiamo raccolto l’eredità che vogliamo far rivivere – dice la presidente dell’associazione Simonetta Morelli –. Vogliamo con questo Premio metterci alla prova e stimolare l’informazione, la politica e la società civile su una tematica che ha necessità di essere raccontata, di essere rappresentata e di essere sostenuta. Franco è stata la persona che più di ogni altra in Italia ha contribuito a cambiare la comunicazione sulla disabilità”.