Dislessia: un’emendamento alla Legge di Bilancio per una maggiore inclusione

In Italia si stimano un milione e 200mila lavoratori con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e persone in cerca di occupazione attualmente prive di diritti

Dall’inclusività, alle diagnosi, alla disponibilità di strumenti adeguati: per le persone affette da dislessia l’accesso a diritti fondamentali come il lavoro o l’istruzione passa attraverso l’approvazione di un emendamento alla legge di bilancio presentato dalla vicepresidente del Senato Anna Rossomando. In Italia, infatti, secondo le stime più attendibili, ci sono un milione e duecentomila lavoratori con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e persone con DSA in cerca di occupazione attualmente prive di diritti.

Nel testo, innanzitutto si prevede che le imprese garantiscano che il responsabile dell’inserimento lavorativo aziendale crei l’ambiente più adatto per la realizzazione professionale dei lavoratori con DSA, i quali  decidono liberamente di essere riconosciuti come tali. Poi che agli oltre 16mila iscritti con sindrome DSA sia assicurato l’accesso ai corsi di laurea desiderati, attraverso la fornitura di adeguati strumenti di supporto nei test di ingresso e, una volta superato questo scoglio, negli esami universitari. Considerato che, denuncia l’associazione italiana dislessia (AID) “per i test di ingresso gli strumenti concessi sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli sanciti dalla legge 170/2010 in ambito scolastico, e gli strumenti compensativi e le misure dispensative negli esami sono assicurati a discrezione dei docenti”. Per questo “l’emendamento prevede che la 170, ed il successivo decreto MIUR n. 5669 del 12 luglio 2011 con le allegate Linee guida, si applichino anche ai test d’ingresso per l’università, compresi i test di ammissione ai corsi di laurea a numero programmato nazionale, e agli esami universitari”.

Infine il tema fondamentale delle certificazioni diagnostiche per gli adulti, senza le quali non viene riconosciuto alcun diritto, a cominciare dall’uso degli strumenti nei concorsi pubblici. Su Luce! avevamo raccontato il caso dell’avvocato Antonio Caterino, che aveva contribuito in prima persona al protocollo che consente alle persone con Dsa di avere misure compensative nei concorsi e esami abilitanti. “Ad oggi -denuncia ancora AID- i centri che fanno diagnosi agli adulti sono molto pochi e tra quei pochi molti sono a pagamento; quindi, difficilmente accessibili per chi ha un reddito basso. Per questo l’emendamento prevede l’esistenza di un centro diagnostico pubblico, a carico del Servizio sanitario nazionale, in ogni regione d’Italia”. “Se venisse approvato quest’emendamento -dichiara il presidente Andrea Novelli- sarebbe bandita ogni forma di discriminazione nei confronti dei lavoratori con DSA, assicurando loro uguali opportunità di sviluppo delle proprie capacità e uguale accesso al mondo del lavoro”.