Disparità salariale in Europa, ecco quanto guadagnano le donne rispetto agli uomini: i dati

In 10 anni il divario retributivo di genere si è ridotto di appena 0,3 punti percentuali. In Italia solo il 19,1% dei ruoli apicali in organi pubblici è rappresentato da donne. Sono meno del 35% le senatrici e il 36% le deputate

Ciascuno Stato membro assicura l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore” (art.157 TFUE).

Nel 1957, con il trattato di Roma, l’Unione europea ha adottato il principio di pari retribuzione per pari lavoro. Eppure, nonostante i proclami, l’Europa è ancora lontana da un’effettiva parità tra i sessi. Stando infatti all’ultimo aggiornamento dei dati Eurostat, relativo al 2019, il divario retributivo di genere (come salario lordo orario) nei paesi UE27 risulta pari al 14,1%. Un dato fortemente variabile all’interno dell’Unione, con alcuni paesi in cui supera il 20% e altri in cui invece si attesta su cifre inferiori al 5%.

In Europa

Estonia e Lettonia, in particolare, sono i primi paesi Ue per disparità salariale oraria tra uomini e donne, pari rispettivamente al 21,7% e al 21,2%. Seguono i paesi dell’Europa centrale, Austria (19,9%), Repubblica Ceca e Germania (entrambe a quota 19,2%), Slovacchia (18,4%) e Ungheria (18,2%)

Estonia e Lettonia sono i primi paesi Ue per disparità salariale oraria tra uomini e donne, pari rispettivamente al 21,7% e al 21,2%. Seguono i paesi dell’Europa centrale, Austria (19,9%), Repubblica Ceca e Germania (entrambe a quota 19,2%), Slovacchia (18,4%) e Ungheria (18,2%)

Estonia e Lettonia, in particolare, sono i primi paesi Ue per disparità salariale oraria tra uomini e donne, pari rispettivamente al 21,7% e al 21,2%. A seguire ci sono i paesi dell’Europa centrale, Austria (19,9%), Repubblica Ceca e Germania (entrambe a quota 19,2%), Slovacchia (18,4%) e Ungheria (18,2%). Il Lussemburgo è invece il Paese europeo con il divario più contenuto (1,3%). Secondo posto per la Romania, con una disparità salariale pari appena al 3,3%. In Italia il divario si attesta mediamente al 4,7%.

I dati

I dati vanno interpretati perché oltre al salario ci sono altri fattori da considerare. Ad esempio il tasso di occupazione, che è mediamente più alto per gli uomini e la tendenza tra le donne a un maggiore ricorso al lavoro part-time. Quindi il divario più ridotto in alcuni Paesi, tra cui il nostro, potrebbe essere spiegato almeno in parte dalla minoranza di donne che lavorano rispetto agli uomini.Guadagnando di meno le donne sono più esposte a povertà ed esclusione sociale.

A partire dal 2010, il divario tra uomini e donne rispetto all’esposizione a povertà e esclusione sociale aveva iniziato, sia pur molto lentamente a rimarginarsi: in 10 anni la disparità si è infatti ridotta di appena 0,3 punti percentuali, passando da un divario di 2,7 punti nel 2010 a uno di 2,4 nel 2019. Dal 2015 inoltre la differenza ha ripreso a salire, ritornando, nel 2019, ai livelli del 2012.

 Il Lussemburgo è invece il paese europeo con il divario più contenuto (1,3%)

Il Lussemburgo è il Paese europeo con il divario di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile più contenuto (1,3%)

Ne deriva che se, in generale, il tasso di esposizione a povertà e esclusione sociale ha registrato un calo negli ultimi anni, il miglioramento ha riguardato soprattutto gli uomini (-2,1 punti percentuali, passando dal 21,7% nel 2010 al 19,6% nel 2019).
Ed infatti nel 2019, il 22% delle donne è esposto a povertà e esclusione sociale, mentre tra gli uomini lo è il 19,6%. Uno scarto che sale poi ulteriormente se consideriamo solo le persone di età superiore ai 65 anni.

Anche in questo caso si è registrata una graduale riduzione negli anni, ma ancora una volta si è trattato di un miglioramento di entità piuttosto contenuta – si è infatti passati da 6,4 punti percentuali di differenza nel 2010 a 5,3 nel 2019. Una contrazione pari ad appena 1,1 punti percentuali.

Ruoli apicali

In Italia solo il 19,1% dei ruoli apicali in organi pubblici è rappresentato da donne

In Italia solo il 19,1% dei ruoli apicali in organi pubblici – come Corte Costituzionale, Consiglio superiore della magistratura, ambasciate, e autorità amministrative indipendenti come Consob – è rappresentato da donne.

Nelle società quotate solo il 2% delle donne ricopre il ruolo di amministratore delegato, nelle banche solo l`1%.

Nel nostro Paese, inoltre, sono donne meno del 35% dei senatori e il 36% dei deputati. In alcune delle più importanti facoltà Stem che sta per science, technology, engeneering e mathematics, c’è ancora una grande disparità di genere tra gli iscritti (solo il 17% sono donne), per non parlare del gender pay-gap, la differenza di trattamento salariale tra generi, che attende le donne una volta entrate nel mondo del lavoro.