Divorzio, procreazione medicalmente assistita: un film sulle famiglie d’elezione

Il filo invisibile di Puccioni pone prima fra tutte una domanda: i legami di sangue sono ancora il fondamento della genitorialità e della famiglia?

Che influenza ha l’orientamento sessuale del genitore sul benessere del bambino? Quali sono i confini della sua famiglia? I legami di sangue ne sono ancora il fondamento? Possiamo ancora affermare che per il bambino il legame genetico sia emotivamente più importante della cura di un genitore? Attraversando grandi domande, il film in uscita “Il filo invisibile di Marco Simon Puccioni racconta la crisi  di una famiglia d’elezione e gli effetti che il divorzio tra i due padri, Paolo e Simone, ha sul figlio Leone. “Un divorzio è sempre catastrofico per un figlio, ma in una coppia omosessuale le conseguenze possono essere molto più complicate, perché le leggi attuali faticano a seguire l’evoluzione dei diversi tipi di famiglie”. Focus del film, la separazione che mette in crisi la famiglia arcobaleno (ma anche della Mulino Bianco, come si vedrà già dal trailer) interpretata dagli attori Filippo Timi, Francesco Scianna e il giovane Francesco Gheghi. Per una famiglia d’elezione, basata su scelte e non su legami di sangue, non è solo la mancanza di leggi a rendere più complicato il divorzio ma “psicologicamente”, racconta il regista nella conferenza stampa di presentazione: “il figlio di genitori che, per generarlo, hanno dovuto scavalcare confini, barriere e censura sociale, ha particolare difficoltà ad accettare la distruzione della propria famiglia“. Prodotta da Valeria Golino e Viola Prestieri, la pellicola debutterà al cinema il 21 febbraio e sarà disponibile su Netflix dal 4 marzo.

Il filo invisibile con Francesco Scianna (Simone), Filippo Timi (Paolo) e Francesco Gheghi (Leone)

I legami di sangue sono ancora il fondamento della famiglia?

Francesco Gheghi, Francesco Scianna e Filippo Timi

Le risposte, nei 90 minuti di girato, arrivano una dopo l’altra: “Credo – osserva l’attore Francesco Scianna – che, per un bambino, la cosa più importante sia sentirsi desiderato, avvertire la presenza e la cura di chi gli sta intorno. Quante creature vengono messe al mondo senza che i genitori siano veramente pronti a farlo?”. La famiglia, aggiunge il coprotagonista Filippo Timi, dovrebbe essere soprattutto amore “e io per amore andrei in guerra, solo che non posso farlo perchè in amore contano solo gli abbracci”. La rappresentazione, anche in questo caso, è più avanti della realtà: “Ogni Paese deve evolversi – dice ancora Timi -, io, forse, sono privilegiato perchè conosco persone con apertura mentale, per me la famiglia è sempre stata il teatro, è lì che ho trovato la forza e la base per esprimermi”. Di sicuro, continua invece il regista “oggi si tende a categorizzare meno, non prevalgono più solo i pregiudizi, ma non è nemmeno vero che la nuova generazione sia tutta fluida”.

Dalla sua famiglia arcobaleno per raccontarle tutte

Da Tuttinsieme la famiglia di Puccioni, Giampietro Preziosa insieme ai figli Denis e Davide

Il regista, che nella realtà ha dato vita a una famiglia arcobaleno con il produttore Giampietro Preziosa – grazie a due madri surrogate, le due “zie” dei due figli Denis e David – non è nuovo a questo tipo di imprese. Nei due documentari Prima di tutto e Tuttinsieme (2012) aveva già ricostruito la storia della sua famiglia. Ed è di nuovo alla sua famiglia che si ispira per Il filo invisibile: “Quando ho scelto di diventare padre ho dovuto fare una riflessione sulla genitorialità. Scegliere questo tipo di famiglia fa riflettere davvero su cosa significa essere padri, sulla portata dei legami biologici e di quelli emotivi“.

Madre genetica, “La donna non è solo uno strumento, ma una relazione”

L’attrice Jodhi May nel film la madre genetica di Leone Tilly

Altro tema declinato in commedia, la procreazione medicalmente assistita, che Puccioni tocca tramite Tilly, la madre genetica e “portatrice” di Leone che vive in America, ma “partecipa alla vita del suo ragazzo”.”È un film costruito intorno alle implicazioni dei nuovi modi di venire al mondo e pone delle domande su cosa ci definisce come esseri umani, come figli e come genitori – ha spiegato il regista Puccioni – La procreazione medicalmente assistita interessa sempre più coppie e in particolare può assumere caratteristiche particolari per le coppie omosessuali. Negli ultimi anni si è molto dibattuto sul matrimonio e la genitorialità delle coppie gay, sollevando più di un interrogativo su cosa sia la famiglia contemporanea”. Riguardo alla figura della mamma genetica, il regista ha detto: “La donna non è solo uno strumento procreativo, ma la persona con cui si costruiscono relazioni forti, quasi sempre a lunga distanza considerando la necessità di espatriare per avere un figlio – ha sottolineato – sono nuove forme di similparentela, relazioni che si prolungano nel tempo”.

La nascita di Leone nel film Il filo invisibile

Il regista si oppone a chi, sottolinea “vorrebbe rendere questo percorso un crimine universale. Se ci sono brutte storie è un conto, lo sfruttamento non ci piace ma nella maggioranza dei casi si ha a che fare con vere relazioni. Di questo passo allora si dovrebbe considerare un crimine anche il matrimonio, considerando le vicende delle spose bambine”. Il fatto che la sua commedia vada ad alimentare il percorso cinematografico “fluido”, abbondantemente rappresentato dai film italiani al festival di Berlino non lo sorprende: “Significa che la società sta evolvendo, le persone provano a vivere sentimenti e sessualità che vanno oltre le etichette”.