Donatella Alamprese, la regina italiana del tango: “Sventolo la mia Bandiera Sconosciuta contro le guerre e la violenza”

La voce dell'artista, che si racconta a Luce!, prorompe alta, lirica e struggente in un momento in cui la sensibilità di ognuno è tesa: "Ho studiato in Ucraina e in Russia, da due popoli che sono fratelli. Spero che questi massacri finiscano al più presto"
Donatella Alamprese

Sventolando la sua ‘Bandiera SconosciutaDonatella Alamprese sta riscuotendo un enorme successo nel suo tour, accompagnata dal chitarrista Marco Giacomini e da un ensemble di altri tre elementi. Si parla di guerre, di bambini da proteggere, di donne violate e di migranti in fuga dalla miseria e da Paesi in lotta. La voce di Donatella prorompe alta, lirica e struggente ed emoziona fino alle lacrime proprio in un momento in cui la sensibilità di ognuno è tesa e l’attenzione massima rispetto a quello che sta succedendo nel mondo. Una voce bellissima che dice no alle bombe della Russia contro l’Ucraina, che si leva indignata per quei corpi senza vita di migliaia di vittime, tra le quali con orrore si contano tante donne e bambini. “Sembra impossibile che tutto questo stia accadendo – esclama la cantante di origine lucana- e il mio cuore è spezzato di fronte a tutti questi orrori. Conosco bene quei posti dove da ragazza ho completato la mia formazione culturale e linguistica: il mio augurio, la mia speranza è che questi massacri finiscano al più presto. Sono popoli fratelli, quelli che stanno combattendo, hanno tradizioni e lingue che derivano dallo stesso ceppo, quindi molto simili. C’è sempre in questi casi qualcuno che soffia sul fuoco dell’odio.” Da sempre interprete impegnata e ‘di nicchia’, Donatella Alamprese che canta in diverse lingue spazia dal tango, sua vera passione ereditata dal nonno emigrato in Argentina, fino al pop, al blues e al jazz per arrivare a lambire i domini della lirica.

Ultimamente con ‘Le Voci di Eva‘, altro suo riuscito spettacolo, ha inteso rendere omaggio all’universo artistico femminile, per opporsi in modo deciso alle discriminazioni di qualsiasi genere, alle violenze domestiche, alla disparità di trattamento sul piano professionaleLei, non a caso definita regina incontrastata del tango nel nostro Paese, fa della passione la sua arma preferita capace di trafiggere con la sensuale espressività di un timbro vocale incantevole. E questa corrente emozionale coinvolge il pubblico e arriva al cuore perché racconta di donne fragili eppure coraggiose, di uomini veri che non si lasciano abbattere e sono colonne per i loro figli e le loro mogli, e di altri, al contrario vili, inclini all’abbandono o peggio alla brutalità. E poi i mari che si aprono sconfinati ad allargare orizzonti seducenti, a offrire promesse oppure a chiudersi per sempre sopra i barconi dei naufraghi colati a picco. Questo canta Donatella, come se  non fosse mai sazia di essere voce del mondo intero, dei suoi drammi, degli istanti di gioia effimera e quasi rubata, della speranza in un domani profumato d’amore, di bellezza, di una grazia che solo l’armonia può offrire come il più prezioso dei doni.

Donatella Alamprese, considerata la regina italiana del tango, canta in diverse lingue. E spazia dal tango, fino al pop, al blues e al jazz per arrivare alla lirica

Donatella, il tango è dunque simbolo della liberazione femminile?

“Il Tango, come affermava lo stesso Jorge Luis Borges, è  un modo di sentire la vita in prospettiva al femminile. La poesia e le composizioni delle autrici contemporanee argentine hanno raccolto l’eredità della grande Eladia Blazquez, così i tanghi di oggi hanno una forte impronta sociale nei contenuti e nella libertà di espressione musicale. Sono canzoni intense che spesso diventano anche strumento di protesta e lotta contro oppressioni e ingiustizie. Una forma di riappropriazione, dal momento che il tango è sempre stato considerato una espressione di ‘machismo’, in quanto le autrici di un tempo erano costrette a usare pseudonimi maschili. Un esempio di come siano adesso cambiate le cose sono le poesie di Marta Pizzo della quale ho musicato quattro testi, senza contare le composizioni affidate a quelle interpreti che portano avanti il ‘tango nuevo’: un tango vivo, sociale, interamente delle donne”. 

La sua musica è anche un modo di lanciare un messaggio contro la violenza sulle donne?

“Lo sostengo assolutamente. I miei spettacoli hanno un taglio sociale e spesso sono declinati al femminile. L’arte ci consente di denunciare, indurre alla riflessione e alla consapevolezza sensibilizzando indistintamente uomini e donne. È evidente come la violenza di genere stia diventando una vera piaga. I femminicidi sono in aumento e troppo spesso si tratta di morti annunciate, arrivate dopo mesi di stalking, minacce o soprusi ai danni delle vittime. Ecco perché una maggiore consapevolezza e il liberarsi dalla paura di denunciare sono aspetti fondamentali. Proprio attraverso ‘Le Voci di Eva’, uno spettacolo da me più volte rappresentato, intendo stimolare una nuova coscienza dell’essere donne. Da Ipazia fino ai nostri giorni sono storie di donne violate, senza confini spazio temporali. Un inno alla forza e al potere del femminile nel mondo”. 

Gli spettacoli di Donatella Alamprese “hanno un taglio sociale e spesso sono declinati al femminile. L’arte – sostiene l’artista – ci consente di denunciare, indurre alla riflessione e alla consapevolezza sensibilizzando in modo indistinto uomini e donne”

 Come si pone in qualità di interprete sul tema della differenza di genere?

“A prima vista sembra facile, eppure l’uguaglianza di genere resta un obiettivo aperto e una sfida quotidiana. Come interprete e autrice cerco di dare il mio contributo. Le mie canzoni ‘Sola’ e ‘Goccia’ che fanno parte dell’album ‘La più bella del mondo’ raccontano la solitudine e il desiderio di vivere una vita piena, libera e priva di condizionamenti. Nei miei viaggi musicali scelgo proprio testi simili, che mi ispirano e possono trasmettere suggestioni”. 

Le sue interpretazioni evocano paesaggi di terre  lontane. È un modo per renderle più vicine e comprensibili?

“Sono da sempre una viaggiatrice e mi piace conoscere luoghi e culture. Ho viaggiato da studentessa e poi da artista. Mi sento fortunata per questo e non ho mai smesso di portare in giro la mia musica in Europa, ma anche in Giappone, Cile e Argentina. Mi sento quindi cittadina del mondo e amo fondere stili e generi, esplorare nuove possibilità, cantare in lingue diverse creando ponti tra mondi e culture differenti, scoprendo che i drammi umani di oggi sono gli stessi del passato. Il genere umano ha da sempre sete di libertà , di piena dignità e  giustizia”. 

Donatella Alamprese ha studiato a Mosca e a Kharkiv: “Sono sconvolta dagli accadimenti di questi giorni, russi e ucraini sono popoli fratelli” (Foto di Lorenzo Franchi)

La sua formazione linguistica si è avvalsa dell’ esperienza di studi  in Russia e Ucraina. Quali sono i suoi sentimenti legati ai fatti di questi giorni?

“Sono sconvolta dagli accadimenti di questi giorni, russi e ucraini sono popoli fratelli. Sul piano linguistico le lingue sono simili, entrambe derivano dallo slavo ecclesiastico. Con una borsa di studio trascorsi da studentessa di letteratura russa un periodo di studi tra Mosca e Kharkiv (in russo era Kharkov). Una esperienza culturale e umana altamente formativa. Frequentavo il Politecnico e certo la lingua ufficiale era il russo. È stato prima della glasnost di Gorbaciov, dunque c’era molto controllo: ma il livello culturale e musicale era altissimo. Ho nel cuore e negli occhi la bellezza della città e della sua gente. Tutto questo mi addolora, come mi addolora pensare a tutte quelle guerre che purtroppo flagellano almeno dieci Paesi nel mondo. Come dice Eladia Blazquez in un suo bellissimo testo ‘Dio è stato sequestrato e nessuno ne paga il riscatto'”.  

In che modo tratta nelle sue canzoni la questione dei migranti?

“Mio nonno, emigrato a Buenos Aires, lasciò la sua terra e i suoi affetti per costruirsi un futuro. Su quelle navi della speranza accadeva di tutto, e si raccontava come  tante donne venissero addirittura violentate. Quindi è un tema che mi sta particolarmente a cuore ed è per questo che nei miei spettacoli racconto storie vere e rigorosamente documentate: i flussi migratori del popolo albanese o degli armeni, senza risparmiare quelli dal sud al nord della nostra penisola. I canti che interpreto parlano spesso i dialetti e le lingue dei popoli migranti: voci di sacrificio, amore, dolore, vittorie e sconfitte. Storie di vita”. 

Il nonno di Donatella Alamprese è emigrato a Buenos Aires: “Raccontava di tante che donne che venivano violentate”

Lei canta in otto lingue. Quali di queste, a suo giudizio, trasmettono meglio il messaggio ideale che porta nel cuore?

“Ogni idioma ha la sua specificità, la sua musicalità, la sua visione del mondo. Le amo tutte, ma se dovessi scegliere preferirei l’armeno. Il suo alfabeto è considerato per tradizione un dono di Dio, un meraviglioso strumento che ha consentito loro di conservare intatta nel tempo il loro patrimonio culturale. La loro musica tradizionale e i canti di Anonimi sono bellissimi”.

Nelle sue performance si sente una grande partecipazione emotiva. Da cosa dipende?

“Dalla passione che mi arde dentro! Amo profondamente la vita, amo la gente e credo nelle relazioni, nell’essere empatici e sempre inclusivi. Accogliere e non escludere, mai nessuno, questa è la mia regola. Il cosiddetto diverso rappresenta per noi una enorme possibilità di evoluzione, una fonte di opportunità che non può spaventarci. Questa è l’onda emotiva che trasferisco sempre sul palcoscenico, cercando di entrare in forte connessione con chi mi ascolta, creando le giuste vibrazioni per comunicare i miei sentimenti”. 

Questo suo ultimo tour si intitola “Bandiera Sconosciuta”. Che significato attribuisce a questo titolo?

“È una Bandiera che intende ispirare profonde riflessioni specialmente in settimane come queste, che ci lasciano senza fiato e senza più lacrime davanti agli orrori della guerra e della violenza. È un progetto che partendo da lontano ha finito con l’incontrare il nostro drammatico presente per rivelarsi un inno al cambiamento e alla rinascita. Un grido di speranza. La Bandiera sconosciuta è quella che si intravede appena all’orizzonte e di cui l’umanità ha più che mai bisogno: un vessillo ideale di bellezza e armonia che ogni popolo della terra deve amare e coltivare attraverso il dialogo, senza mai dimenticare il potere unificante dell’arte”.