8 marzo Festa delle donne. Non più “sesso inutile” ma il problema è lo stesso: “Il fatto di essere donne”

Tra passi avanti e salti indietro nel godimento dei diritti umani, nell'istruzione, nella parità di genere, nell'occupazione come nelle libertà, ecco come sta il genere femminile nella festa che le celebra in tutto il mondo

Gender Gap in Europa

Ci vorranno almeno 60 anni per raggiungere la completa parità di genere in Europa. È la stima che risulta dall’indice sull’uguaglianza di genere dell’EIGE (European Institute for Gender Equality), pubblicato ogni anno dal 2013. Con un punteggio di 67,9 su 100, l’indice mostra che i progressi si muovono ancora molto lentamente, con un miglioramento medio di appena mezzo punto ogni anno.
Il Gender Equality indaga 6 ambiti principali: il lavoro, il salario, l’istruzione, il tempo, le posizioni di potere e il benessere, più 2 ambiti aggiuntivi: la violenza contro le donne e altre disuguaglianze (prendendo in considerazione anche altri fattori come la famiglia di provenienza, il livello di istruzione, il paese di nascita, l’età ed eventuali disabilità). Il punteggio tiene conto di 31 indicatori e prende in esame ben 28 paesi dell’Unione Europea, tra cui l’Italia.
Dal 2013 questo indice permette di monitorare e rilevare i progressi raggiunti e i punti deboli su cui l’Unione Europea dovrebbe intervenire. L’Italia, con un punteggio di 63.5 su 100, quest’anno sale in quattordicesima posizione, mantenendo il trend di crescita e un aumento di 10.2 punti dal 2010. Il nostro Paese sta progredendo verso l’uguaglianza di genere a un ritmo più rapido rispetto agli altri Stati membri dell’Ue, tanto che la sua posizione in classifica è migliorata di otto posizioni dal 2010. Nonostante questo, come vedremo, ci sono ancora diversi punti su cui lavorare per raggiungere ulteriori risultati.

Gender equality Index 2020: a che punto siamo? (EIGE)

Com’è la vita in Italia se sei una donna?

– La tua aspettativa di vita è superiore di 4.4 anni rispetto agli uomini.
– In Parlamento il 33.3% dei decision-makers sono donne.
– Hai il 15.9% di opportunità di laurearti rispetto al 13.4% degli uomini.
– Durante la tua vita, lavorerai 9.4 anni in meno rispetto ad un uomo.
– In media guadagni 1.991€ al mese contro lo stipendio medio di 2.610€ degli uomini.
– Spendi quattro volte in più del tuo tempo a fare i lavori domestici e cucinare rispetto al tuo compagno.
– Vivi in un Paese in cui il 51% delle donne ha subito molestie sessuali.

Cosa ci dicono questi numeri? 

Ci raccontano un’Italia ancora predominata dalle disparità e disuguaglianze di genere, rappresentanza in politica e nella società, nel mondo del lavoro e nella vita privata. Abbiamo quindi ancora diversi punti da guadagnare per risalire la classifica.

Le donne nel mondo – Seconda puntata

“I problemi fondamentali degli uomini nascono da questioni economiche, razziali, sociali, mentre i problemi fondamentali delle donne nascono anche e soprattutto da questo: il fatto di essere donne. Non alludo solo a un certa differenze anatomica. Alludo ai tabù che accompagnano quella differenza anatomica e condizionano la vita delle donne nel mondo”.
Oriana Fallaci, “Il sesso inutile”, 1960
Cinquecentoventi milioni di donne non potrebbero leggere questo articolo, neanche se glielo traducessimo nella loro lingua. Prima ancora dei molti dati sullo stato delle donne nel mondo, questo è forse uno dei più importanti, quello da cui partire per uno dei viaggi nel pianeta femminile al giro di boa dell’8 marzo 2022. Direte: l’analfabetismo riguarda anche gli uomini. Certo, ma in misura molto inferiore: le donne sono due terzi dei circa 720 milioni di analfabeti, e se tirando le somme una su sei, nel mondo, non è in grado di leggere e scrivere, come può rivendicare i suoi diritti? Come può uscire dalla bolla in cui le è capitata di vivere? Le ultime ricerche dell’Onu stabiliscono che le donne hanno il 75 per cento dei diritti in meno rispetto a quelli di cui godono gli uomini. Si va dal diritto di accedere ai vertici del potere (un problema tutto occidentale) a quello di non subire mutilazioni genitali, violenze, limitazioni della libertà di movimento, di matrimonio, forme di schiavitù più o meno gravi. Il Covid ha peggiorato la situazione, come le guerre. E sarebbe un errore pensare che le ferite della parte più sfortunata del mondo non ci riguardino. Se non sono già fra noi, queste donne, queste altre culture, lo saranno presto.

Percentuale di donne adulte alfabetizzate nel mondo

Gli anni di scolarizzazione sono quindi alla base di qualunque ragionamento sul benessere delle donne. Certo, nel mondo occidentale quasi tutte hanno fatto almeno le elementari e le medie. Ma l’indicatore sugli anni di scuola serve a capire le differenze non solo fra paesi ricchi e paesi più arretrati, ma anche nel nostro fortunato spicchio di mondo. Esempio: i Paesi del Nord Europa, che sono sempre in cima alla classifica sul benessere/libertà femminile, sono quelli in cui le donne si istruiscono di più.

In Nord Europa le donne accumulano oltre 13 anni di istruzione prima di accedere al mondo del lavoro, in Italia invece appena 10

È un caso? Qui sono oltre 13 gli anni di istruzione che in media ogni donna accumula prima di entrare nel mondo del lavoro (andando verso oriente solo il Giappone eguaglia il nord Europa, la Cina si ferma a 7,7, l’India a 5,4, mentre a occidente gli Stati Uniti raggiungono i 13,5). In Italia, invece, ci fermiamo a 10 anni di istruzione (con grandi distanze fra nord e sud), una media che ci allinea a Spagna, Iran, Albania, Arabia saudita, Egitto. Dieci anni di scuola significa non aver superato neanche il diploma di scuola secondaria. Quindi a fronte di tante laureate (il 23% delle donne in Italia) ce ne sono altrettante che hanno solo la terza media. Già questo dato è sufficiente a spiegare perché nella classifica generale sul gender gap l’Italia è ben lontana dal nord Europa.

Studentesse afghane

Studentesse afghane

Un dato choc è quello dell’Afghanistan, come era prevedibile dopo il ritorno dei talebani: gli anni di istruzione per le donne sono in media 1,9. A loro non è più permesso andare a scuola. Russia e Ucraina, invece, ci superano alla grande sfiorando i 12 anni di scolarizzazione in media. Qui la forbice fra analfabete e laureate è molto ampia, ma in una situazione di guerra e di limitazione dei diritti pagano tutte un grande prezzo.

Poi tutto sembra più chiaro: donne costrette a sposarsi in tenera età, a non usare i contraccettivi, a pagare con la vita le proprie scelte di libertà, a subire violenze senza essere difese né dai parenti né dalle leggi, a non muoversi dall’orbita familiare, a non guidare un’automobile, a non possedere una casa o un’azienda: qualunque violazione grave della vita delle donne va sempre di pari passo con una società che ne limita prima di tutto l’istruzione. Studiare, capire, leggere, confrontarsi con il mondo, è il primo passo verso la libertà.

L’8 marzo si celebra la Festa della Donna in tutto il mondo, ma i passi avanti per chiudere il divario di genere sono ancora troppi

Ogni anno ci chiediamo la stessa cosa: perché le donne fanno ancora così paura? Perché una parte così grande di mondo ha bisogno di limitare le libertà femminili rinunciando, di fatto, al progresso economico e sociale anche degli uomini?
Era molto scettica, Oriana Fallaci, quando sessant’anni fa le fu chiesto di andare a vedere come stavano le donne nella parte meno conosciuta del mondo. A lei interessava il genere umano, non le piaceva limitarsi alle donne come fossero “una fauna speciale” – scrisse – come se “vivessero su un altro pianeta”. Poi accettò di fare quel lungo viaggio e, oltre agli articoli, pubblicò un libro, “Il sesso inutile”. E racconta:  “Come un tale che non si ricorda di avere le orecchie perché ogni mattina se le ritrova al suo posto e solo quando gli viene l’otite si accorge che esistono –  ammette la Fallaci nella prefazione – ho capito che i problemi fondamentali degli uomini nascono da questioni economiche, razziali, sociali, mentre i problemi fondamentali delle donne nascono anche e soprattutto da questo: il fatto di essere donne”. E ancora: “Non alludo solo a un certa differenze anatomica. Alludo ai tabù che accompagnano quella differenza anatomica e condizionano la vita delle donne nel mondo”.
Cara Oriana, molte cose sono cambiate in questi decenni. Ma non questa verità.

La prima puntata

Dopo avervi dato i punti cardinali della condizione delle donne nel mondo, nella prima puntata (LEGGI QUI) e avervi indicato quali sono le percentuali di divario di genere (in vari ambiti) e alfabetizzazione femminile, nelle prossime puntate entreremo nelle case, nelle famiglie e nelle società in cui vivono. Utilizzeremo le lenti (indicatori) studiati dagli organismi internazionali per capire meglio possibile Paese per Paese, comunità per comunità. E sapete perché perfino la Banca mondiale tiene sotto osservazione il mondo delle donne, fornendo dati aggiornatissimi? Perché su un fatto concordano tutti: le società progrediscono solo se le donne stanno bene e hanno pari diritti. Raggiungere questo obiettivo, dunque, deve essere una priorità per tutti.