Donne e vino un connubio (quasi) perfetto: protagoniste del futuro ma la strada da fare per superare il divario di genere è ancora lunga

I primi risultati di un indagine sul gender gap nel mondo del vino, condotta dall'Università di Siena, in collaborazione con Le Donne del Vino e Unione Italiana Vini, presentati durante il forum Wine2Wine. "A una progressiva 'femminilizzazione' ai vertici delle aziende corrisponde però ancora una disparità salariale e nel rapporto tra vita privata e lavoro. E non mancano casi di abusi e intimidazioni"

Si intitola “Il futuro del vino è donna” e non vuole essere solo un auspicio. Quel futuro può diventare prossimo, può diventare presente. Le premesse ci sono, gli ostacoli lungo il percorso anche. Ma si sa, “buon vino fa buon sangue” e il sangue che scorre nelle vene di queste donne è quello di vere guerriere, che non hanno nessuna intenzione di arrendersi alla realtà dei fatti, ma portano avanti una ‘battaglia’ a colpi di calici, bottiglie e cavatappi. Perché le donne, di vino, se ne intendono eccome. Ma, anche in questo settore, la disparità di trattamento rispetto agli uomini è ancora grande. A darne conferma è stata una sessione è stata dedicata alla presentazione dei “primi dati dell’indagine sul gender gap nel vino in Italia”, condotta dall’Università di Siena in collaborazione con Le Donne del Vino e Unione Italiana Vini, in occasione di Wine2Wine, il forum del wine business italiano ideato da Stevie Kim svoltosi a Verona durante il Vinitaly Special Edition 2021.

Da sinistra Laura Donadoni, Stevie Kim, Donatella Cinelli Colombini, Elena Casprini, Valentina Ellero

Il quadro che ne emerge è chiaro (qui le slide coi risultati completi): le donne sono sempre più numerose ai vertici delle aziende vitivinicole, ma nei ruoli della comunicazione, del marketing e dell’accoglienza, meno in cantina, pochissime in vigna; mancano gli strumenti essenziali per conciliare il lavoro con le esigenze della famiglia, soprattutto per le mamme; sono ancora numerosi gli episodi di intimidazione e abusi sul luogo di lavoro, ed è quindi  necessaria una politica che aiuti le donne a denunciare.
Denunciare come ha fatto Laura Donadoni, @ItalianWineGirl, una delle socie delle Donne del vino, offesa da un giornalista per il suo aspetto fisico. Un attacco sessista, da cui è scaturita un esposto all’Ordine dei Giornalisti: le compagne dell’associazione hanno fatto squadra, si sono strette attorno a lei e hanno deciso di non lasciar passare impunito l’accaduto. “C’è stata molta solidarietà, c’è stata la voglia di dire basta“, raccontano. Da quell’episodio è nata quindi l’idea di avviare un’indagine più generale, per analizzare il gender gap nel mondo del vino. Uno studio che non si limita a questi primi risultati e sarà portato avanti, magari anche ampliando la casistica delle aziende.
“È stato innanzitutto un momento per rivederci dopo due anni in cui quel mondo del vino è stato fermo, il Covid inevitabilmente ha fermato gli eventi. E poi l’abbiamo contestualizzato in un appuntamento in cui si è parlato molto del fatto che il futuro del vino è donna – dice Fiammetta Mussio, responsabile comunicazione di Donne del Vino -. Lo abbiamo intitolato così ma in realtà tanti speech sono stati incentrati proprio sulle donne, come i dati presentati dall’Osservatorio dell’Unione Italiana Vini. Si vede che comunque la direzione è quella“.

 

 

“Più donne nel settore ma il gender gap resta”

A presentare i dati è stata la ricercatrice dell’UniSi Elena Casprini che, insieme al professor Lorenzo Zanni, ha condotto l’indagine su un panel di imprese selezionate su base nazionale. “Il settore del vino italiano registra una progressiva ‘femminilizzazione’ dei vertici aziendali, ma volendo rispondere alla domanda se persiste in Italia un problema di ‘gender gap’ emerge che c’è ancora molta strada da fare” ha sintetizzato Casprini. La fotografia sulla situazione nazionale fa emergere almeno tre risultati principali.

Il primo riguarda le competenze e i ruoli svolti in azienda: se la vigna è ancora prettamente maschile, con solo il 10% delle donne occupate nella produzione, nella cantina comincia a vedersi maggiormente la presenza femminile; ma soprattutto quasi l’80% è coinvolta in funzioni commerciale-comunicazione-marketing e agriturismo-ristorazione. “Se vuoi vendere il vino nel mondo e soprattutto se vuoi venderlo non ‘cheap’ ma a prezzi buoni, scegli una donna”, sottolinea Fiammetta Mussio. Protagoniste dell’attuale fase (critica) di “terziarizzazione” del mondo del vino, “le donne sono più empatiche e collaborano di più rispetto agli uomini: sono creative e cercano di creare rapporti di fiducia, anche se non sempre è facile, specie nei confronti di dipendenti di generazioni diverse”, sottolinea invece la ricercatrice. Il gender gap, quindi, si restringe, ma il divario resta, anche nei salari (in media arrivano a prendere un massimo di 2mila euro, mentre la percentuale di coloro che percepiscono salari più alti crolla rispetto ai colleghi uomini).

Il secondo risultato riguarda il rapporto tra vita privata-lavoro: “Negli ultimi 3 anni (2018-2020), il 7,6% delle donne ha abbandonato (il posto, ndr) o ha richiesto il part-time a seguito della nascita di un figlio – continua Casprini -. Questo dato si associa a diversità nei contratti (nelle donne c’è più precariato) e a difformità salariali penalizzanti con la progressione della carriera”. L’indagine rivela altresì che mancano gli asili nido pubblici e le scuole dell’infanzia nei pressi delle aziende, mentre gli istituti privati hanno un costo che spesso, con i guadagni che si fanno in cantina, non è sostenibile dalle madri. Il prossimo passo da compiere è quindi quello di fare richieste ufficiali a livello istituzionale, perché quella delle Donne del Vino vuole essere una richiesta ‘politica’.

Infine, un ultimo dato evidenzia che “sempre negli ultimi 3 anni, nel 6,9% delle aziende intervistate, si sono registrati episodi di intimidazioni e abusi: un dato sicuramente sottostimato considerando che molti episodi non vengono segnalati ai vertici dell’azienda”. Se è vero che più dipendenti potrebbe essere sinonimo di più casi di abuso, situazioni come queste si verificano tuttavia anche nelle piccole aziende, dove è ancora più difficile che emergano.

 

Formazione aziendale e premialità, ma il  cambiamento passa anche dal linguaggio

Il futuro del vino sarà donna se saranno adottati gli strumenti giusti. È questo lo scopo che ha spinto le associazioni a promuovere l’indagine. Perché quella fotografia che ne è emersa possa, in un futuro prossimo, apparire diversa, migliore.

Stevie Kim e Donatella Cinelli Colombini

Al fine di incoraggiare il cambiamento culturale all’interno delle aziende vitivinicole italiane, la presidente delle Donne del Vino Donatella Cinelli Colombini ha avanzato ad esempio alcune proposte: “Mantenere gli attuali vantaggi per le aziende agricole a conduzione femminile, introdurre delle agevolazioni e punteggi nelle graduatorie, per le imprese che hanno lo stesso salario medio e la stessa progressione di carriera per gli uomini e le donne. Infine – ha detto -, serve un sostegno economico per i comuni rurali che decidono di supportare la genitorialità, non solo con strutture, ma anche con servizi. Scelte costose, per le piccole amministrazioni dei distretti enologici, che salvaguardano, accanto alla sostenibilità economica e ambientale, anche quella sociale di cui le donne sono oggi protagoniste”.
Per quanto riguarda invece il problema degli abusi e delle intimidazioni che riguardano le dipendenti in azienda la giornalista Laura Donadoni ha avanzato una proposta di ‘formazione aziendale’ sul modello americano, che lei conosce molto bene. Si potrebbe, dice, “rendere obbligatorio per tutti i dipendenti un corso di educazione anti sessismo e anti violenza. In California, per esempio, è obbligatorio per tutte le aziende sopra i 5 dipendenti e si può frequentare online, dà accesso a un attestato valido per due anni”. E per le aziende più virtuose e attente alla parità di genere potrebbero essere previste delle premialità: sua infatti l’idea di introdurre il premio Bicchiere Rosa per queste. Come fare per vincerlo? Intanto adottando un linguaggio inclusivo: c’è l’enologo ma ci può essere anche l’enologa, ad esempio, perché nel momento in cui si apre una possibilità di linguaggio questa possibilità diventa reale. Oggi tantissime donne studiano per per lavorare in cantina, su un modello eccellente che è quello di Priscilla Incisa della Rocchetta, brand manager di Tenuta San Guido che produce il Sassicaia, uno dei più famosi e pregiati vini al mondo. Poi promuovendo “azioni di flessibilità delle mansioni e degli orari di lavoro che agevolino le donne nell’avanzamento di carriera e nella cura della famiglia o dei figli: Smart working, possibilità di baby sitter on site, servizio di trasporto da e per l’asilo o la scuola, flessibilità dei turni”, conclude Donadoni.

 

Da produttrici a consumatrici

Se i risultati dell’indagine condotta dall’Università di Siena ci riportano un quadro fosco per quanto riguarda il gender gap nel settore vitivinicolo, una luce di speranza invece arriva dai dati presentati da Wine Intelligence e dall’Osservatorio Uiv-Unione Italiana Vini: “Nel 2021 per la prima volta, fra i consumatori italiani di vino, le donne hanno superato numericamente gli uomini – precisa Valentina Ellero (Uiv) – sono il 55% dei bevitori regolari, in netto aumento rispetto al 49% del 2020″.
Un risultato che “sicuramente aprirà un ragionamento generale sul packaging e sul marketing, perché le donne vanno accattivate, attirate. Insomma anche l’etichetta vuole la sua parte“, aggiunge Fiammetta Mursio (Donne del Vino). Ellero, durante il forum, ha poi aggiunto che, “la strada verso una effettiva parità di genere non può che passare da un puntuale monitoraggio di indicatori etico-sociali, coerenti con Agenda 2030″.

 

Le Donne del Vino

Ma chi sono queste donne che tracciano la strada del futuro del vino al femminile?
Sono intanto le ideatrici e promotrici dell’associazione di enologia di donne più grande del mondo. Le Donne del Vino è nata nel 1988 e conta oggi quasi 950 associate tra produttrici, ristoratrici, enotecarie, sommelier e giornaliste. Diffuse in tutte le regioni italiane, sono coordinate in delegazioni. L’associazione, senza scopi di lucro, punta a portare avanti la cultura del vino e il ruolo delle donne nella filiera produttiva. Anche per questo, nel 2019 hanno costituito un network internazionale con 10 associazioni simili in altre parti del mondo. Attualmente, come abbiamo visto, promuovono indagini sul Gender Gap nelle cantine, ma anche sull’uso del vetro leggero, forti della collaborazione con università e strutture formative, che ha permesso un notevole incremento dell’attività didattica in favore delle socie specialmente nei settori del marketing e della comunicazione.
Inoltre, dall’anno scolastico in corso (2021-2022), partirà un progetto pilota in 3 regioni italiane, Piemonte, Emilia Romagna e Sicilia, per far diventare il vino materia di studio negli istituti alberghieri e turistici, direttamente organizzato dalle Donne del Vino. “Ancora oggi i ragazzi escono dalla scuola superiore e non conoscono i vini della loro regione – afferma la responsabile della comunicazione dell’associazione -.  I dati del turismo enogastronomico crescono in modo esponenziale, ma ci sono ancora istituti e scuole vecchissimi in cui ci sono materie come diritto e non il vino. E invece il primo richiamo quest’anno, per il nostro Paese, è stato l’enoturismo, che ha superato le città d’arte”. Un modo per far sì che le generazioni future contribuiscano a portare avanti una delle maggiori eccellenze italiane.
Le socie, infine, stanno realizzando il primo ricettario italiano che parte dal vino o dai vitigni autoctoni per descrivere i piatti della tradizione locale. Le azioni in favore della salvaguardia dell’identità locale e del patrimonio storico del vigneto italiano comprendono anche le degustazioni sui vini da “vitigni reliquia” e da “vigneti antichi”.
Insomma un impegno a tutto tondo perché, citando un noto proverbio, “L’acqua divide gli uomini; il vino li unisce”. E allora possiamo sperare che unisca anche le donne.