Dopo il boom dell’estate, quella del 2022 sarà la primavera dei referendum? Dalla cannabis all’eutanasia i quesiti in ballo

Merito della rivoluzione della Spid? Quel che è certo è che dalla scorsa estate sono approdati alla verifica della Corte di Cassazione ben quattro quesiti referendari: riforma della giustizia, eutanasia legale, coltivazione della cannabis legale e il referendum sulla caccia. Un boom che ci riporta agli anni Novanta

Come si sa, la scorsa estate ha visto un vero e proprio boom di diversi quesiti referendari che hanno rinvigorito e rilanciato un istituto, quello del referendum abrogativo (altra cosa sono i referendum propositivi e altra cosa ancora le leggi di iniziativa popolare), che dopo i fasti degli anni Settanta (aborto e divorzio, ma anche nucleare, etc.) e degli anni Novanta (referendum elettorali maggioritari) si erano come accartocciati su se stessi, tra quesiti astrusi o troppo numerosi, quesiti non sentiti dall’opinione pubblica come urgenti o bocciati da forti campagne astensioniste (la procreazione assisitita). Questa estate scorsa, invece, ecco il boom. Sono approdati agilmente alla verifica della Corte di Cassazione (che controlla la validità e il numero, che devono essere almeno 500mila, delle firme raccolte, per legge), ben quattro quesiti referendari:

Il primo, quello sulla riforma della giustizia, composto da ben sei quesiti, raccolti da Lega e Radicali, ha ottenuto oltre 700 mila firme a quesito (ma qui la stranezza è che, al Palazzaccio, sono state depositate le volontà di 9 consigli regionali, tutti di centrodestra, e non le firme); quello sull’eutanasia legale o tecnicamente la parziale abrogazione del reato di omicidio del consenziente, promosso dall’associazione Luca Coscioni e dai Radicali, praticamente non appoggiato da nessun partito (ma parlamentari di SI e 5S l’hanno firmato) che ne ha raccolte due terzi (800 mila) nel modo consueto, via banchetti (circa 6 mila in mille comuni, con 13 mila i volontari) e un terzo (400 mila) via Spid, per un totale di un milione e 200 mila firme raccolte. Il referendum sulla libera coltivazione della cannabis, con 600 mila firme raccolte, quasi tutte via Spid, sostenuto dal comitato Cannabis legale, Radicali e da alcuni partiti minori della sinistra radicale (SI, Possibile, etc.). E infine il referendum sulla caccia che, appoggiato dal solo Comitato Sì aboliamo la caccia!, ma appoggiato personalmente da Beppe Grillo, ne ha raccolte 500 mila (più 100 mila di supporto, presentate in calcio d’angolo, solo a ottobre), usando solo parzialmente lo strumento via Spid.

L’ambigua posizione di Conte e dei 5Stelle sul referendum 

 

Da notare che il Movimento 5 stelle, sui referendum, è ambiguo, incerto e oscillante. Da un lato, infatti, ci sono molti parlamentari pentastellati che hanno sostenuto, oltre che firmato, molti dei referendum di questi mesi (la Licatini ha fatto della battaglia sulla cannabis una battaglia personale, essendo farmacista, molti altri hanno sostenuto quello sull’eutanasia) e, in ogni caso, si sono impegnati a fondo per portare a casa leggi in merito (eutanasia, cannabis, ius soli, etc.), dal presidente della commissione Giustizia, Perantoni, a quello Affari costituzionali, Brescia. Dall’altro lato c’è Giuseppe Conte che – pur ribadendo la ‘validità’ dell’istituto del referendum abrogativo, storico cavallo di battaglia del grillismo della prima ora (“Il referendum è uno strumento della democrazia diretta, dunque mi troverete sempre favorevole”) dall’altra si contraddice un minuto dopo, dicendo che “per sua natura il quesito referendario si presta a un sì o a un no. In questi casi (eutanasia e cannabis, ndr) significherebbe eliminare solo un frammento di norma e, per me, non è l’ideale”. Una contraddizione in termini, le parole di Conte, che non a caso ha esplicitato, in merito ad alcuni dei referendum sul tappeto, che “sull’eutanasia c’è una proposta di legge in Parlamento che spero riesca ad affrontare e sanare, in modo equilibrato una questione delicata meglio del quesito referendario”, mentre appena due mesi fa diceva sì “all’espressione popolare”, e sulla cannabis (altro tema su cui è stato chiesto il referendum) ha detto che “il Movimento si riunirà e deciderà”. Infine, sui quesiti di Lega e Radicali sulla giustizia ha espresso un rotondo ‘no’ e non si pronunzia sulla caccia, quesito che però ha ricevuto l’appoggio di Beppe Grillo.

Quella del 2022 sarà la primavera dei referendum?

Va detto che su tutti e quattro i quesiti deve ancora esprimersi la Corte costituzionale per il giudizio di legittimità e di merito (materie escluse dai referendum per Costituzione, norme ritagliate male o che ‘dribblano’ leggi esistenti, conformità alla materia, rispetto dei principi costituzionali), giudizio che non arriverà prima di marzo 2022. Se tutti, o solo alcuni (il referendum più a rischio di pronunzia di illegittimità da parte della Consulta è quello sull’eutanasia, sul quale, è la notizia di oggi, la Consulta si esprimerà il 12 febbraio 2022) di questi quattro quesiti referendari supereranno anche l’ultimo scoglio, quello della Consulta, allora i referendum si terranno a primavera 2022. Sempre che non s’interrompa la legislatura e non si corra, per ragioni politiche legate proprio alla battaglia per il Colle, a elezioni anticipate. In quel caso, infatti, secondo la legge istitutiva dei referendum del 1970, la celebrazione dei quesiti slitta fino all’anno seguente perché non si può tenere in contemporanea con le Politiche. Infine, va ricordato che, affinché i referendum siano validi e approvati occorre la maggioranza degli aventi diritto al voto (a spanne, 30 milioni di italiani) e, se raggiunta, la maggioranza dei voti validamente espressi.