Due comuni senza donne fra i candidati e uno con liste tutte rosa. “Quote”, queste sconosciute

Fra i centri sotto i 5000 abitanti l'obbligo di quote rosa è solo formale. Si hanno gli estremi di due comuni del cuneese in uno dei quali c'è il 100% di aspiranti consiglieri maschi e nell'altro solo donne (ma almeno c'è una candidata sindaca). Un paese con urne "vietate alle donne" anche in Molise

Prunetto, un comune di 471 abitanti in provincia di Cuneo, e Pescolanciano, nell’isernino (878 abitanti), sono considerano le presenze femminili nelle elezioni amminiostraive del 3 e 4 ottobre. Non lontano lo scenario nelle liste fra cui devono scegliere gli elettori di Orero (Genova) e Borghetto d’Arroscia (Imperia), dove le liste sono al 100% maschili ma, se non altro, due dei tre aspiranti sindaco, sono donne.

Particolarmente fuori dal coro il Comune di Santo Stefano Roero (1.407 abitanti), in provincia di Cuneo, che è l’unica amministrazione sotto i 5mila abitanti coinvolti in questa tornata elettorale, dove i due aspiranti sindaci (un uomo e una donna) hanno schierato due squadre tutte al femminile. Si tratta di una amministrazione che ha vissuto, nel recente passato, un dissesto e un commissariamento e sembra voler quindi ripartire dalle donne.

I dati esposti sono le estreme emergenze del fatto che le quote di genere non siano rispettate nei Comuni sotto i 5000 abitanti dove si vota il 3 e 4 ottobre 2021. A renderlo noto è il Csel, Centro studi enti locali, in un rapporto elaborato per l’Adnkronos nel quale si ricorda che nel giugno 2021 la terza sezione del Consiglio di Stato aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale sulle norme che regolano le elezioni nei Comuni fino a 5.000 abitanti. Sebbene il nostro ordinamento giuridico stabilisca il principio generale che nelle liste dei candidati debba essere ‘’assicurata la rappresentanza di entrambi i sessi’’, di fatto nei comuni di piccole dimensioni, non è previsto alcun meccanismo sanzionatorio ove venga meno il rispetto della parità di genere. E’ giusto che non ci sia di fatto un vero e proprio obbligo di rispettare questo principio nella categoria di enti che comprende il 70% dei comuni italiani?

In attesa che la Consulta si esprima su questo tema, il Centro Studi Enti Locali ha si chiede quale impatto avrebbe una eventuale estensione dei vincoli anche agli enti di minori dimensioni.  Dei 755 Comuni con queste caratteristiche, chiamati alle urne tra il 3 e il 4 ottobre nelle Regioni a statuto ordinario, solo 384 hanno schierato almeno 1/3 di candidati di sesso femminile. Uno su due, esattamente come nel 2020. In 79 comuni (contro i 63 del 2020), i candidati uomini erano presenti in quote superiori all’80% del totale. Con i  casi limite citati all’inizio di Prunetto e Pescolanciano.

Rispetto al 2020 sono i 39 comuni (contro i 14 dello scorso anno) in cui i candidati donne hanno superato quelli appartenenti al genere maschile, con il citato caso estremo di Santo Stefano Roero.

I due generi sono ripartiti in maniera equa in 119 enti, con i 12 dell’anno scorso. Nei restanti 599 casi (pari all’80% del totale), i candidati uomini sono stati più di quelli di sesso femminile. Complessivamente le donne nelle liste esaminate sono il 32,87%,  dato in miglioramento rispetto al 2020 (31,8%).

Per quanto riguarda i candidati a sindaco le aspiranti sindache sono solo 255 su 1.539, pari al 16% del totale. In ben 533 casi su 755, non c’è alcuna rappresentante del gentil sesso a contendersi la fascia tricolore.