“È arrivata lì solamente perché è passata da quel letto: anche questa è discriminazione”

Attrice, modella, una laurea con il massimo dei voti, Martina Pinzani racconta: "Il Metoo? Un movimento essenziale: mi sono trovata di fronte a richieste di registi e produttori che mi hanno portato a pensare ‘magari ho sbagliato io’"

Martina Pinzani è fra le protagoniste del film di Domenico Costanzo Play Boy, presentato pochi giorni fa al Teatro della Compagnia di Firenze. Dopo gli studi al Liceo linguistico, si è laureata in Scienze della nutrizione. Ma parallelamente ha lavorato come modella, ha preso parte in un breve ruolo al film di Paolo Sorrentino Loro, e nel film di Domenico Costanzo interpreta una ragazza che accudisce cavalli, e che rappresenta l’ultima passione del playboy del titolo. Occhi azzurri, capelli biondi, fisico elegante e longilineo, Martina ha le idee chiare sul ruolo della donna nella società odierna.

 

Gli ultimi anni hanno visto affermarsi il movimento #MeToo, in difesa dei diritti delle donne. Quale è la sua posizione, al riguardo?
“Il Metoo penso sia un movimento essenziale, necessario. Condanna le molestie sessuali e le violenze sulle donne: e c’è ancora bisogno di ricorrere a questi movimenti di piena solidarietà femminile, perché ancora viviamo in una società in cui assistiamo quotidianamente, costantemente ad atti di violenza perpetrati dal genere maschile su quello femminile. Non parlo solo di violenze sessuali: ci sono anche le violenze psichiche, verbali, qualsiasi forma di abuso che il genere maschile può esercitare su quello femminile, per lesionare la dignità della donna o invadere la sua sfera intima, personale”.

Dal caso Weinstein in poi, c’è stato un grande incoraggiamento a denunciare molestie, abusi, comportamenti inappropriati.
“Harvey Weinstein è stato il caso più emblematico: fa rabbrividire il pensiero che un uomo possa abusare della sua posizione, del suo potere e del suo genere per esercitare molestie fisiche e verbali su una donna. Penso che assolutamente occorra motivare le donne a denunciare qualsiasi forma di molestia e di abuso. Anche un commento fuori luogo è comunque una violenza, perché significa sottoporre un individuo a una frustrazione psicologica”.

Lei, nel mondo che ha conosciuto da vicino, è stata testimone di episodi del genere?
“Sì, nel mondo in cui sono ho toccato con mano questo genere di cose. Molto spesso mi sento dire ‘sì, ma per arrivare lì che cosa ha fatto, chissà da dove è passata, per quale letto’. Anche questa è una forma di bullismo, di violenza inaudita che dovrebbe essere stata superata da molto tempo. Si parla di parità dei sessi, ma siamo molto lontani dal raggiungerla. Anche nella differenza dei salari: due persone di sesso opposto che hanno la stessa mansione, ma salari diversi. O la forte minoranza del genere femminile in molti settori lavorativi”.

Il cinema riesce a raccontare questi temi, secondo lei?
“In merito alla disparità dei sessi, penso a un film uscito da poco nelle sale, ‘La scuola cattolica’, che racconta del massacro del Circeo, la violenza esercitata da un gruppo di giovani della Roma-bene su due ragazze: una delle quali non sopravvisse alle violenze. È un film che mi ha provato tantissimo a livello emotivo, un turbinio di emozioni mi si è innescato. Ma penso che sia veramente efficace: film come questo dovrebbero essere prodotti più spesso. Il cinema dovrebbe raccontare la realtà, con autenticità, con coraggio. Sul grande schermo viene racconto un fatto di una crudeltà inaudita, devastante. Questo ti fa prendere consapevolezza che la violenza sulle donne non appartiene solamente al passato: episodi come quello raccontato dal film accadono anche nel presente. Occorre educare i giovani a costruire una società migliore”.

Temi come quello dell’inclusività sono molto dibattuti, ma forse ancora poco presenti nel vivere comune. Che ne pensa?
“Quella dell’inclusività è una tematica che mi sta molto a cuore. Viviamo in una società che ha ancora forme di discriminazione verso il genere, la religione, l’etnia, anche verso la disabilità, e questo è raccapricciante, fa venire i brividi. Dovremmo – anche attraverso il cinema – portare i giovani verso un mondo migliore, che cancelli queste forme di violenza, di discriminazione”.

Lei è stata modella, un lavoro nel quale la bellezza è parte fondamentale. Come vive il rapporto con la bellezza?
“Viviamo in una società in cui la bellezza, l’apparenza, l’aspetto fisico hanno assunto una preponderanza, un ruolo di primaria importanza. Io penso che la bellezza si possa usare a nostro favore, perché può sicuramente presentarsi come una agevolazione in ogni settore. Ma ho potuto constatare anche il rovescio della medaglia della bellezza. Mi sono trovata di fronte a frasi stereotipate come ‘è solamente bella’, ‘è tutta copertina, solo involucro’, ‘è solo copertina, dentro ha solo pagine bianche’. Sono pregiudizi e forme di discriminazione. Ho conosciuto tante colleghe che hanno conseguito titoli accademici, che hanno studiato. Ragazze bellissime che avevano un sacco di passioni, interessate alla vita, curiose, colte. Penso che la bellezza possa aprire delle strade, ma che possa anche ritorcersi contro, creare dei disagi psicologici. E penso che alla bellezza vada data la giusta importanza, perché è sempre qualcosa di effimero, che passa con il tempo, che svanisce e che deve sempre essere accompagnato dalla bellezza interiore, dall’intelligenza, dall’emotività”.

Le è accaduto di subire pressioni, considerazioni sulla sua persona che derivavano, in qualche modo, dall’aspetto fisico?
“Più volte nel mio ambito lavorativo mi sono trovata di fronte a frasi assolutamente frustranti quali ‘è arrivata lì solamente perché è bella’, o ‘solamente perché è passata da quel letto’. È un modo di pensare increscioso. E mi sono trovata di fronte a richieste irripetibili da parte di registi, produttori, persone che mi hanno creato un grosso disagio psicologico, che mi hanno portato a pensare ‘magari ho sbagliato io’, ‘magari ho avuto una atteggiamento non consono’, ‘magari me la sono cercata’. Questo è un atteggiamento che non deve in alcun modo passare. Bisogna insegnare, bisogna far passare il messaggio che non esiste donna sbagliata, non esiste giustificazione a un atto inaudito di violenza che viene fatta contro una donna. Penso che ancora il lavoro da fare sia veramente tanto, che occorra dar voce a questi temi, e incoraggiare le donne a denunciare qualsiasi forma di aggressione e di violenza”.