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Economia

“Strange World” il film flop della Disney: colpa dell’omofobia o dell’assuefazione?

di
Marianna Grazi
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Il Canto di Natale vince sull’inclusione. L’albero con le lucine, gli addobbi scintillanti, i canti corali. E poi la classica famigliola che a Natale, nonostante qualche inconveniente, tra una peripezia e l’altra, si ritrova a festeggiare unita intorno al tavolo del cenone. Insomma un classico lieto fine, magari con Santa Claus che scende dal camino e lascia i doni ai bambini. E niente ‘stranezze’, grazie, tipo protagonisti omosessuali. Almeno non nei film Disney. Altrimenti si rischia ritrovarsi con dei danni -economici e d’immagine- non indifferenti. Come accaduto, in effetti, a Strange World – Un mondo misterioso, ultimo lungometraggio della company che al lancio, in occasione del Giorno del Ringraziamento, ha fatto un clamoroso flop, lasciando lo studio a ripulire oceani, montagne e terreni di inchiostro rosso. E pensare che prometteva di essere un’altra gioiosa avventura per famiglie della Casa di Topolino. Peccato che di famiglie, al botteghino, se ne siano viste ben poche. Ma il ha anche ottenuto un pessimo voto da CinemaScore: una pesante B, ovvero la valutazione più bassa della storia della Disney Animation, che da quando è stato creato il famoso portale di votazioni nel 1991 ha sempre ottenuto una A o una A-.

Strange World – Un mondo Misterioso (Disney)

Il fiasco al botteghino che non si vedeva da 20 anni

Come riporta Variety, nel fine settimana del Thanksgiving, il film ha incassato appena 11.9 milioni di dollari, in 4.174 sale nordamericane, e 18.6 milioni di dollari nei cinque giorni di festa. Prima che le proiezioni venissero riviste al ribasso, le stime della casa d’animazione miravano a un guadagno tra i 30 e i 40 milioni di dollari. Secondo le fonti, inoltre, le perdite per “Strange World” saranno di 100 milioni di dollari: in teoria dovrebbe guadagnare 360 milioni di dollari per pareggiare le spese e coprire così i 180 dei costi di produzione e quelli per le spese di marketing e distribuzione. A quanto pare non basterà piazzarlo su Disney+ e su altri servizi di video-on-demand a casa, per ottenere un profitto. Un fiasco, dunque, che supera di gran lunga i non già entusiasmanti incassi di altri due film per famiglie recentemente usciti, come Encanto (27,2 milioni di dollari nel weekend tradizionale e 40 milioni di dollari durante le vacanze per il Thanksgiving Day) e Lightyear (51 milioni al lancio). Non si vedeva una cosa del genere da Il Pianeta del Tesoro, che tra meno di un mese compirà 20 anni e che fu un flop economico enorme: a fronte di un budget stimato in 140mila dollari ne ha guadagnati, a livello internazionale, poco più di 109 mila.

Strange World: l’inclusione è di casa

Un’immagine del film “Strange World” presentato a Roma il 21 novembre (ANSA)

Certo, il film d’animazione appena rilasciato ha ben poco del classico film natalizio. Ispirandosi al romanzo “Viaggio al centro della terra”, Strange World racconta l’ultima – e più importante – missione della famiglia Clade, celebri esploratori, che per contrasti e divergenze interne rischia di mandare all’aria l’avventura in terre inesplorate e infide, popolate da fantastiche creature. Il film è diretto da Don Hall (che ha firmato, tra le altre pellicole, Oceania e Raya e l’ultimo drago, ma soprattutto Big Hero 6, Premio Oscar nel 2015), sceneggiato e co-diretto da Qui Nguyen e prodotto da Roy Conlin (che ha curato la realizzazione proprio de Il pianeta del tesoro). 
Ma soprattutto si tratta della prima pellicola della major ad avere come protagonista un ragazzo apertamente omosessuale. L’adolescente Ethan Clade, “il personaggio gay del film, è un ragazzo pienamente formato e noi siamo orgogliosi che ci sia. La Disney ha sempre fatto film per tutti e nei quali in tutto il mondo ci si possa rivedere”, ha dichiarato il regista alla presentazione della pellicola, in occasione della festa del cinema di Roma. Il cantante italiano, dichiaratamente gay, Michele Bravi, che interpreta il brano finale (“Antifragili”) del film insieme a Federica Abbate, ha dichiarato: “Se da bambino avessi visto un film del genere mi sarei sentito meno solo”.

Noia o omofobia: quali sono le ragioni del fallimento?

Una scena tratta dal film “Strange World” presentato a Roma il 21 novembre (ANSA)

L’avventura, il confronto tra le generazioni, l’ecologia, un nuovo mondo e anche il primo protagonista gay di un classico animato Disney: il mix sembra perfetto per creare un prodotto all’avanguardia, che risponda alle esigenze odierne di inclusività, diversità, attenzione all’ambiente e a tutte le sfumature della società. Peccato però che non abbia affatto convinto il pubblico. O meglio, la platea a cui sperava di rivolgersi: le famiglie con i bambini, per educarli fin da piccoli, divertendosi, al rispetto di certi valori. Perché? Da una parte potrebbe esserci l’assuefazione a certi temi, o meglio, al fatto che tutte le produzioni, in qualche modo – anche a fini economici, inutile negarlo – vogliono inserirsi nel solco dell’inclusione a tutti i costi, che il prodotto rappresenti tutt*, nessun* esclus*, e lasciamo per un po’ da parte la qualità, purché ci sia la quantità. Il che, come intento, non sarebbe sbagliato, ma è difficile trovare l’eccellenza quando tutte le società e le aziende rincorrono uno stesso obiettivo non distinguendosi più per uno o l’altro tratto distintivo.
Dall’altra, invece, c’è la spiegazione più semplice, ma non certo meno valida: l’omofobia ancora ben radicata nella società. L’intolleranza delle persone, soprattutto in un periodo sacro – e non per forza religiosamente parlando – come il Natale, a quello che è ‘diverso’ dai canoni, dall’eteronormatività, dalla famiglia felice fatta di nonni, zii, genitori e figli, tutti rigorosamente maschi e femmine, che si riuniscono attorno all’albero o alla tavola imbandita per festeggiare. Non si sopporta, proprio in questo periodo, che esistano e quindi siano anche rappresentate, altre famiglie, altre coppie, altri amori. E di conseguenza non si vanno nemmeno a vedere al cinema, per timore che – forse – possano traviare i figli, indottrinandoli a una teoria gender o a un’ideologia fluida di cui, ancora, si ha paura. Paura di che, poi? E a Natale non dovremmo essere tutti più buoni, più inclusivi, più accoglienti?