Educazione nutrizionale: tra i banchi di scuola si impara a stare insieme anche col cibo

Da Elior e CeDisMa nasce il progetto che punta a promuovere, nelle scuole, il rispetto e la valorizzare della diversità che si esprime attraverso la cultura alimentare di ognuno

L’inclusione sociale passa anche per il cibo. E chi può dirlo meglio di noi italiani, che dello stare insieme a tavola abbiamo fatto un’arte e uno stile di vita? E allora di inclusione e alimentazione bisogna iniziare a ragionare fin da piccoli, fin dalla scuola. Da questo intento nasce l’iniziativa, frutto della collaborazione di Elior, azienda leader nella ristorazione collettiva, con il Centro studi e ricerche sulla disabilità e marginalità dell’università Cattolica del Sacro Cuore (CeDisMa), che prenderà il via dal prossimo anno scolastico. L’obiettivo è la realizzazione di percorsi di educazione nutrizionale nelle scuole italiane e la predisposizione del primo programma di educazione alimentare inclusiva.

Il programma di Elior e CeDisMa affronta varie aree tematiche legate all’alimentazione in chiave inclusiva

La partnership tra le due realtà è stata stretta in un occasione speciale, ovvero la Giornata Mondiale dell’Educazione, istituita dalle Nazioni Unite il 24 gennaio per onorare il ruolo dell’istruzione per la pace e lo sviluppo. E l’istruzione, come abbiamo visto con l’apertura dei programmi scolastici anche all’educazione emotiva, non è fatta solo di italiano, matematica e storia. Il progetto di Elior e CeDisMa si rivolgerà in prima battuta ai docenti delle scuole dell’infanzia e primarie, oltre che ai loro studenti, e poi coinvolgerà anche le famiglie. L’intento è quello di fornire supporto agli insegnanti stessi nella pianificazione di curricula, specifici per ogni classe di età, che affrontino le principali tematiche legate alla nutrizione, alla sostenibilità e all’inclusione, insegnando a rispettare e valorizzare la diversità che si esprime attraverso la cultura alimentare di ognuno.

“Siamo consapevoli del ruolo che la ristorazione scolastica può rivestire nell’educazione dei più piccoli e con questo progetto, realizzato in collaborazione con un partner autorevole come CeDisMa, vogliamo supportare gli insegnanti e le famiglie nel promuovere atteggiamenti positivi ed inclusivi anche in fatto di alimentazione. Siamo certi che con la collaborazione di tutti gli attori impegnati nella formazione dei ragazzi possiamo costruire una società più sana, rispettosa e in grado di valorizzare la diversità in tutte le sue forme” sottolinea Stefano Barassi, direttore operativo education di Elior.

Ogni giorno i docenti hanno a che fare con varie situazioni al momento del pasto: dall’obesità alle intolleranze alle scelte religiose fino agli alunni con disabilità

Il programma, primo nel suo genere, affronta tutte le diverse aree tematiche legate all’alimentazione in chiave inclusiva, come gli aspetti interculturali, legati alla salute o al benessere di tutti e di ciascun alunno. I docenti, infatti, ogni giorno si trovano ad affrontare numerose e complesse situazioni durante il momento del pasto a scuola: dall’obesità ai disturbi alimentari, dalle intolleranze e allergie alle scelte religiose e culturali, ma anche alunni con disabilità e fragilità marcate. Il progetto punta dunque a supportare tutti loro con materiali e percorsi costruiti ad hoc per lavorare su una maggiore consapevolezza ed educazione delle nuove generazioni.

“La collaborazione del Centro Studi e Ricerche dell’Università Cattolica (CeDisMa) con Elior nasce dal comune intento di contribuire alla realizzazione di quell’impresa collettiva, tanto auspicata da Booth e Ainscow (2014), che richiama la responsabilità e l’impegno concreto che ogni attore della rete sociale deve avere per dare forma ad un autentico progetto inclusivo”, sottolinea il professor Luigi d’Alonzo, direttore del CeDisMa. “Ogni interlocutore del processo educativo diviene, infatti, un osservatore privilegiato che, dalla propria prospettiva, è in grado di intercettare bisogni di bambini e adulti coinvolti nel processo educativo e di intravedere possibili risposte, finalizzate a rimuovere o a ridurre il più possibile ostacoli e a costruire ponti che consentano a ciascuno di esprimere la propria unicità”, conclude d’Alonzo.