Edy Ongaro, quanti sono i foreign fighters italiani in Ucraina. E cosa li spinge a morire per una guerra non loro

Il 46enne veneziano è il primo concittadino morto dall'inizio del conflitto. Ma perché i combattenti decidono di arruolarsi? Tra motivi economici e politici, ecco per quale ragione decidono di sacrificare la propria vita

Adesso anche gli italiani muoiono nella guerra in Ucraina. La prima vittima è Edy Ongaro, 46 anni, originario di Portogruaro, Venezia. Con il nome da battaglia ‘Bozambo‘, il miliziano italiano è stato ucciso nel Donbass, colpito da una bomba a mano. La sua morte fa sorgere spontanea una domanda: ci saranno altre vittime italiane nella guerra in Ucraina? Cosa spinge un italiano ad andare a combattere per una guerra che non lo riguarda direttamente? E soprattutto, quanti sono i foreign fighters, i combattenti italiani in Ucraina?

La storia della guerra nel Donbass

Prima di scoprire quanti foreign fighters italiani ci sono in Ucraina, è utile ricordare la storia e la guerra del Donbass, dove non a caso è morto Edy Ongaro. Il Donbass, o più correttamente il bacino del Donec, si estende nell’estremo est dell’Ucraina su tre oblast’, una suddivisione territoriale presente negli ex Paesi Urss corrispondente grossomodo alle nostre regioni. Il bacino del Donec si divide in ‘Donbass orientale’ (comprendente l’oblast’ di Doneck e l’oblast’ di Lugansk) e in ‘Donbass occidentale’ (comprendente l’oblast’ di Dnipropetrovs’k). L’intera regione del Donbass diventa indipendente nel 1991, in seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica e alla nascita dell’Ucraina come Stato. Fin da subito sorgono gruppi secessionisti contrari all’indipendenza dalla Russia. Le tensioni aumentano di anno in anno, fino a quando nel 2014 avviene la rottura definitiva. Nell’anno in cui la Russia annette la Crimea, alcuni secessionisti armati, forti dell’appoggio di Mosca, si impadroniscono dei palazzi governativi delle regioni del Donbass. Inizia la guerra del Donbass, tra le forze armate (e paramilitari) ucraine, da un lato, e le milizie separatiste sostenute dalla Russia, dall’altro. Il conflitto va avanti fino al 2015, quando a febbraio si arriva a un cessate il fuoco. In teoria però, perché di fatto gli scontri non si conclusero mai. Negli anni successivi la Russia continua a sostenere i due territori separatisti del Donbass orientale, le auto proclamate Repubbliche di Doneck e Lugansk. E infine, tre giorni prima dell’inizio dell’invasione russa in Ucraina, il 21 febbraio 2022, il presidente Vladimir Putin ne riconosce ufficialmente l’indipendenza.

Dove si trova il Donbass (Mappa realizzata da Il Giorno)

Quanti sono i foreign fighters italiani in Ucraina

Secondo l’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), da quando scoppiò la guerra nel 2014, almeno 17mila foreign fighters, da più di 50 Paesi, hanno combattuto nella regione del Donbass. La maggior parte di questi, circa 15mila volontari, proviene dalla Russia mentre dall’Occidente si calcola siano arrivate circa mille persone, una parte per sostenere le forze armate ucraine, l’altra per sostenere le milizie separatiste filo-russe. “Sulla base delle (frammentarie) informazioni attualmente disponibili – riporta una pubblicazione del ricercatore dell’Ispi Francesco Marone – si stima che dall’Italia possano essere partiti circa 50-60 combattenti, presumibilmente con una distribuzione abbastanza equilibrata tra le due parti del conflitto”.

Edy Ongaro, 46 anni veneziano, è il primo italiano morto nella guerra in Ucraina

Chi sono i foreign fighters italiani in Ucraina e perché decidono di combattere (e morire)

Come riporta ancora l’Ispi, i foreign fighters italiani in Ucraina sono per lo più adulti maschi, con livello socio-economico medio-basso e senza familiari al seguito. Ovvero, vanno da soli a combattere. Le motivazioni che spingono queste persone ad arruolarsi volontariamente e ad andare a combattere (e a morire come Edy Ongaro) sono varie. Per alcuni foreign fighters il motivo principale sembra essere di carattere economico e professionale. L’Ispi cita il caso di A.C. che con un altro volontario italiano si è unito alle milizie dell’autoproclamata Repubblica di Lugansk nel febbraio del 2015. A.C. – riporta ancora l’Istituto – aveva alle spalle una carriera come contractor (ovvero mercenario) all’estero. A.C. avrebbe deciso di unirsi alle milizie separatiste nel Donbass principalmente per ricevere un compenso economico e proseguire la sua carriera in questo settore. Per questa sua scelta, riferisce ancora l’Ispi, A.C. ha subito un processo in Italia, insieme con altri volontari filo-russi, e nel 2019 ha patteggiato una pena di poco inferiore ai tre anni.

Militare ucraino con in mano un kalashnikov. Foto realizzata a Kharkiv il 31 marzo 2022 (Ansa/AFP)

I combattenti italiani di estrema destra in Ucraina

Tuttavia, i motivi che spingono i foreign fighters ad andare a combattere in Ucraina non sono solo economici. Di mezzo c’è anche la politica. Secondo l’Ispi che cita stime di altri istituti stranieri, la maggior parte dei combattenti stranieri in Ucraina (dal 50 all’80% del totale) ha posizioni di estrema destra. Come nel caso di F.S.F., uno storico militante neofascista italiano che si è unito al famigerato battaglione Azov, “una formazione paramilitare ucraina – spiega l’Ispi – con ben note radici neonaziste”. Ma non tutti i foreign fighters di estrema destra, comunque, si sono uniti alla causa ucraina. Molti, per combattere il presunto “imperialismo” degli Stati Uniti e della Nato, si sono schierati al fianco della Russia di Putin, andando a combattere insieme alle milizie delle Repubbliche separatiste.

Riservisti ucraini partecipano a un’esercitazione militare vicino a Kiev, 18 dicembre 2021 (Foto Ansa/Epa)

I combattenti italiani di estrema sinistra in Ucraina

Schierati dalla parte opposta, poi ci sono – come nel caso di Edy Ongaro – i foreign fighters di estrema sinistra, “attirati – spiega l’Istituto per gli studi di politica internazionale – dalla prospettiva di sostenere quelli che ai loro occhi appaiono come eredi della gloriosa Unione Sovietica, in lotta contro il governo ucraino sostenuto dalla superpotenza americana”. Esattamente come nel caso del foreign fighter italiano morto nel Donbass. Nel suo ultimo post su Facebook, tanto per far capire chi era Edy Ongaro, il foreign fighter scriveva: “Piccolo non perder tempo con loro, perché nella testa dei fascisti può entrare solo del piombo. Verrà un tempo nel quale sapremo ascoltarci mutualmente, edificheremo una Società equa e senza distinzioni, dove tutto è di Tutti, basata sul Lavoro e sorretta dalle mani callose dei Proletari, che comparte e programma, che non lascerà nessuno per strada, che non sfrutta le masse per il profitto di qualche inutile avido egoista. Quel giorno verrà, ma prima dobbiamo fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità umane per rendere questo unico pianeta a disposizione un posto più vivibile. Sta a Noi combattere senza tregua il mostro, stanarlo da ogni tombino”. Così scriveva Edy Ongaro su Facebook.

Foreign fighters in Ucraina (Foto Ansa)

Combattere all’estero è reato, cosa rischiano i foreign fighters italiani

La scorsa settimana il ministero degli Esteri italiano ha diffuso una nota ricordando che “combattere in Ucraina è reato”. “In merito alle notizie apparse su alcuni organi di informazione relative alla partecipazione di cittadini italiani al conflitto in Ucraina”, la Farnesina ricorda che “tali condotte possono essere considerate penalmente rilevanti ai sensi della normativa vigente (articoli 244 e 288 del Codice Penale)”. Nello specifico, i due articoli sottolineano che per “atti ostili verso uno Stato estero che espongono lo Stato italiano al pericolo di guerra” è prevista una pena da 4 a 15 anni di carcere (o nel caso in cui “la guerra avviene”, è previsto anche l’ergastolo). Il ministero degli Affari esteri italiano ha specificato che “a tutela della sicurezza dei cittadini italiani” è vivamente sconsigliato recarsi in Ucraina.