Energie rinnovabili: la rivoluzione gentile che fa bene all’ambiente e all’occupazione

Negli ultimi 7 anni è stata prodotta più energia rinnovabile rispetto ai combustibili fossili e al nucleare combinati. Questo ha ricadute anche in termini di lavoro: le persone impiegate nel settore sono passate da 7,3 milioni nel 2012 a 11,5 milioni nel 2019

La penuria di gas sul mercato mondiale, dovuta a fattori prodottivi e geopolitici, sta facendo schizzare alle stelle la bolletta energetica di privati cittadini ed aziende, con non poche preoccupazioni sul fronte del rialzo dei prezzi anche dei generi di primissimo consumo. Uno scenario allarmante che però va messo in parallelo con le buone notizie che stanno arrivando sul fronte delle energie rinnovabili. Secondo i dati pubblicati nel World Energy Transitions Outlook dall’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena) appare infatti evidente come, anche nelle difficoltà e negli scompensi generati dalla pandemia, i sistemi basati sulle energie rinnovabili hanno dimostrato una grande capacità di tenuta, anche grazie alle nuove tecnologie che stanno aumentando l’efficienza e la conservazione dell’energia prodotta.

Il risultato è che negli ultimi sette anni è stata prodotta ogni anno più energia rinnovabile rispetto ai combustibili fossili e al nucleare combinati, tanto che un livello record di 260 gigawatt (GW) di capacità di generazione basata sulle energie rinnovabili è stato aggiunto globalmente nel 2020, più di quattro volte la capacità aggiunta da altre fonti. Una rivoluzione gentile che procede a ritmi maggiori di quelli preventivati e sta creando ricadute interessanti anche sul terreno dell’occupazione: dei 58 milioni di posti di lavoro nel settore energetico in tutto il mondo nel 2019, circa il 20% era infatti nel settore delle rinnovabili.

Più nello specifico, l’occupazione è cresciuta da 7,3 milioni nel 2012, quando Irena ha iniziato a monitorare i posti di lavoro nelle rinnovabili, a 11,5 milioni nel 2019. Posti di lavoro utili a contenere le perdite generali dovute alla crescente automazione, alla mancanza di competitività di alcuni combustibili e al cambiamento del mercato. Non è secondario inoltre notare come le donne che rappresentino il 32% dei posti di lavoro nelle energie rinnovabili, rispetto al 22% nel petrolio e nel gas. Segno che il progresso, anche in termini di gender gap, passa attraverso l’adizione di una maggiore sostenibilità ambientale. Ma la scommessa sulle energie rinnovabili è fondamentale anche in chiave strategica.

Non meno dell’80% della popolazione mondiale vive infatti in Paesi che sono importatori di combustibili fossili, mentre ogni nazione possiede un potenziale rinnovabile che può essere sfruttato per una maggiore sicurezza e indipendenza energetica, sempre più ad un costo minore. Ovviamente serve che queste opportunità non rimangano relegate ad un ristretto numero di Paesi ma siano condivise su scala globale. Al momento, ad esempio, l’Africa rappresenta solo l’1% del totale globale delle nuove capacità rinnovabili. Un paradosso in un continente dove le risorse naturali per produrre energia sono enormi, e che ha un enorme bisogno di un più ampio accesso all’energia per sostenere lo sviluppo economico e sociale. Contribuendo all’obiettivo di contenere il riscaldamento globale a 1,5° C entro il 2050.