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“Ero impiegata, la ditta è fallita, ora assisto una novantenne a 800 euro al mese. Non è un lavoro, è molto di più”

di
Domenico Guarino
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Cinzia ha 56 anni, fa la badante da 3 anni e dice che non si tratta di un lavoro ma di un qualcosa molto più complesso che ha a che fare con il vissuto delle persone e dunque mette in gioco l’intimità umana nel rapporto con la fragilità dell’altro. Cinzia è una delle 106mila donne italiane che hanno scelto di svolgere questa professione, andando ad occupare uno spazio sempre più ampio all’interno di un ‘mercato’ quella della cura domiciliare di persone anziane e/o non autosufficienti da sempre appannaggio di migranti.

Come mai ha scelto di dedicarsi all’assistenza degli anziani?

“Ho frequentato delle associazioni in parrocchia di volontariato per anziani e mi sono trovata bene con loro. La cosa che vogliono è soprattutto essere ascoltati”.

Quale lavoro faceva precedentemente?

“Sono diplomata, per 32 anni ho lavorato come impiegata in una società commerciale che poi è fallita”.

Da quanto tempo lavora come badante e per chi?

“Faccio questo lavoro da 3 anni. Attualmente assisto una signora novantenne. Tuttavia parlare di lavoro è riduttivo per me”.

Perché?

“Diciamo che è lavoro perché è retribuito ma in realtà ha dei risvolti psicologici perché si entra in contatto in diverse sfere emotive non ci sono solo per i bisogni primari… lei dipende da te in tutto”.

Come si trova in questo lavoro che non è proprio un lavoro?

“Mi trovo bene, ormai capisco come sta dal tono della voce. Il lato positivo è che mi sento utile per qualcuno e mi fa sentire bene, il lato negativo è che ti assorbe tante energie e tempo (non è come timbrare il cartellino)”.

Ha  colleghe con cui è in contatto? Con cui scambiare impressioni sulla propria professione?

“Attualmente non sono in contatto con altre colleghe”.

Quanto guadagna al mese?

“800 euro più vitto e alloggio”.

Come si vede tra 10 anni?

“Tra 10 anni spero di stare in salute e se posso continuare ad aiutare gli altri anche solo con la compagnia perché credo che la vera malattia per l’anziano sia la Solitudine”.

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