Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Riccardo Magherini. Quanti misteri e depistaggi sui “casi George Floyd” d’Italia

Tre "morti di Stato", tragedie di persone decedute durante interventi delle forze dell'ordine che lasciano troppi aspetti nascosti o irrisolti. Tra la lentezza dei tempi della giustizia, prescrizione e imprevedibili assoluzioni in terzo grado. Le famiglie combattono ancora, fra senso di impotenza e immenso dolore

Federico Aldrovandi

Federico Aldrovandi aveva 18 anni

Federico Aldrovandi studente ferrarese di diciotto anni morì il 25 settembre 2005 durante un controllo della polizia.
Pattuglie della polizia intervennero in una strada di Ferrara su segnalazione di cittadini di un giovane che in strada stava dando in escandescenze alle 5 del mattino. I primi due agenti chiesero rinforzi dopo che il giovane li avrebbe affrontati a colpi di karate.

Lo scontro tra i quattro poliziotti e il giovane fu violento (due manganelli si spezzarono). Aldrovandi muore per “asfissia da posizione”, con il torace schiacciato sull’asfalto dalle ginocchia dei poliziotti. Il personale del 118 trova il ragazzo “riverso a terra, prono con le mani ammanettate dietro la schiena era incosciente e non rispondeva”. Dopo numerosi tentativi di rianimazione cardiopolmonare l’intervento si concluse con la constatazione sul posto della morte del giovane, per “arresto cardio-respiratorio e trauma cranico-facciale”. Gli esami autoptici stabilirono che le sostanze assunte dal ragazzo (alcool etilico, ketamina, morfina) non sono idonee nel determinare la morte”.

 

Condannati i quattro agenti

Il 6 luglio 2009 in primo grado condannati i quattro poliziotti a 3 anni e 6 mesi di reclusione per “eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi”
Il 10 giugno 2011 la Corte d’appello di Bologna confermò la pena. Altrettanto stabilì  il 21 giugno 2012 la Corte di Cassazione.

All’inchiesta per stabilire la cause della morte ne sono seguite altre per presunti depistaggi e per le querele fra le parti interessate

A Ferrara il corteo per chiedere giustizia per Federico Aldrovandi. Siamo nel febbraio 2014

 

Stefano Cucchi

Stefano Cucchi, geometra romano di 31 anni morì a Roma il 22 ottobre 2009 mentre era sottoposto a custodia cautelare. I carabinieri lo avevano fermato il 15 ottobre mentre cedeva un piccolo involucro a un tossicodipendente in cambio di una banconota e in casa gli erano stati trovate dosi di hascisc e cocaina. Il 16 ottobre durante l’udienza per la convalida del fermo in carcere Cucchi ha difficoltà a camminare e a parlare e mostra ematomi agli occhi; Stefano scambia qualche parola col padre, ma noin riferisce di essere stato picchiato. La sera stessa arriva al Fatebenefratelli, con la mandibola vertebra e coccige fratturati e lesioni in varie parti del corpo. Cucchi rifiuta il ricovero e torna in carcere. Morirà all’alba del 22 nel reparto detenuti dell’ospedale Sandro Pertini. Al momento della morte pesava 37 chili. I familiari conoscono notizie della salute di Stefano solo dall’ufficile giudiziario che si presenta a casa per notificare l’autorizzazione del magistrato ad eseguire l’autopsia
La pubblicazione delle foto dell’autopsia d parte di giornali e tv suscitò sdegno nel Paese.  La Corte d’Assise di Roma ha condannato i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro a 12 anni per omicidio preterintenzionale. I procedimenti giudiziari hanno coinvolto anche da un lato i medici dell’ospedale Pertini, dall’altro continuano a coinvolgere, a vario titolo, più militari dei Carabinieri.

 

Medici, processo infinito e prescrizione

Primo grado Il 5 giugno 2013 la III Corte d’Assise di Roma condanna quattro medici dell’ospedale Sandro Pertini a 1 anno e 4 mesi e il primario a 2 anni di reclusione per omicidio colposo (con pena sospesa), un medico a 8 mesi per falso ideologico.
In appello Il 31 ottobre 2014, con sentenza della Corte d’appello di Roma, vengono assolti tutti gli imputati, fra cui i medici
La Cassazione il 15 dicembre 2015, annulla parzialmente la sentenza di secondo grado ordinando un nuovo appello per 5 dei 6 medici del Pertini, precedentemente assolti: si contesta che i sanitari avrebbero dovuto riservare maggiore attenzione e approfondimento consideranbdo le condizioni e i precedenti stati patologici di Cucchi.
In appello bis vengono assolti i 5 medici dall’accusa di omicidio colposo perché “il fatto non sussiste”.
Cassazione bis La sezione penale della Cassazione annulla l’appello bis e ordina un nuovo processo per i medici per gravi negligenze. Il giorno seguente 20 aprile 2017 scatta la prescrizione per il reato contestato.
Appello ter Nel novembre 2019 assolta perché il fatto non sussiste una dottoressa e dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione per gli altri medici.

 

Carabinieri condannati e ancora a processo

Omicidio preternintenzionale

Il 14 novembre 2019 la I Corte di assise di Roma condanna i carabinieri scelti Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro per omicidio preterintenzionale a 12 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il carabiniere Francesco Tedesco viene assolto dal reato di omicidio preterintenzionale, ma viene condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione per falso, stesso reato per cui il maresciallo dei carabinieri Roberto Mandolini viene condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione e l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici.

Depistaggio

Riguardo a episodi finalizzati a sottrarre prove, il 16 luglio 2019 sono stati rinviati a giudizio otto militari dell’Arma per falso ideologico; due per omessa denuncia e favoreggiamento, e uno per falso ideologico e calunnia

 

 

Riccardo Magherini

Nella notte tra il 2 ed il 3 marzo 2014, Riccardo Magherini, 40 anni, fiorentino, padre di un bimbo, moriva per strada durante un arresto effettuato  dai carabinieri in Borgo San Frediano a Firenze. Magherini ex promessa della Fiorentina è figlio di Guido, già calciatore della Fiorentina e del Palermo.
Dopo una cena con amici Magherini accusa attacchi di panico a bordo del taxi che lo sta portando a casa, scende dall’auto, entra in una pizzeria, preleva il cellulare di un cameriere per chiedere aiuto,  esce, s’imbatte in due carabinieri che lo trattengono mentre continua ad agitarsi. Lo ammanettano prono, chiamando rinforzi. Magherini chiede aiuto, grida di avere un figlio. Arrivano due ambulanze, ma ormai Riccardo Magherini è morto. Per asfissia. Dal video girato dai residenti si sentono le grida disperate di Riccardo che continua a chiedere aiuto, pur ammanettato e immobilizzato.

 

Cassazione: tutti assolti

Il Tribunale di Firenze ha condannato in primo grado tre carabinieri, a sette e otto mesi di reclusione, per cooperazione in omicidio colposo. la Corte d’Appello fiorentina ha confermato le pene. ordinando una nuova inchiesta per gli abusi commessi da uno dei carabinieri.

La Corte di Cassazione ha assolto in via definitiva i tre carabinieri che quella notte trattennero Riccardo Magherini, perché, si spiega nella sentenza, non potevano prevedere che sarebbe morto

La famiglia Magherini ha annunciato di rivolgersi alla Corte internazionale dei diritti dell’uomo all’Aja.

Firenze, fiaccolata in ricordo di Riccardo Magherini il 2 marzo 2020, a sei anni dalla morte In primo piano il padre Guido, il fratello Andrea e amici del quartiere di San Frediano. Foto New Press Photo