“Io, mamma single sono emigrata in Francia, per poter adottare. L’ltalia non lo permette a chi è solo”

Silvia Perlangeli, cardiologa a Monte-Carlo, ha in affido un bimba polinesiana. Fra un anno ne chiederà l'adozione, ma la piccola manterà sempre legami giuridici con la famiglia di origine

Raffaella è uno splendore di bambina di sedici mesi, occhi grandi e scuri, sorride sempre. Le piace la musica e appena l’ascolta, balla. È la gioia di Silvia Perlangeli, 47 anni, originaria di Monza, studi a Milano, professione cardiologa al Princesse Grace, l’ospedale pubblico di Monte-Carlo, nel Principato di Monaco. Single per destino “gli uomini che ho incontrato non erano interessati al matrimonio, né ai figli”, grazie a Raffaella Heipoe, (letteralmente: “corona di perle”), Silvia ha realizzato il sogno di diventare mamma. La legislazione francese infatti  consente l’adozione a chi  non ha  coniuge, compagno, compagna. E alle coppie omosessuali. “In Francia conta che si dia amore, a prescindere dallo stato civile” premette Silvia.

“Coltivo da sempre il desiderio di adottare e quando fui chiamata a lavorare al Princesse Grace, pensai che in Francia avrei più facilmente potuto realizzarla”, spiega. Prima di trasferirsi,  Silvia lavorava all’ospedale di Ponte a Niccheri a Firenze ed era impegnata come volontaria in una missione umanitaria in Burkina Faso, dove, con un gruppo di medici internazionali e con Nigotigo, l’associazione da lei stessa fondata, cura  bimbi affetti da cardiopatie e di recente ha contribuito ad allestire una sala operatoria nei pressi della capitale Ouagadugou.

 

In Italia ai single solo bimbi gravemente ammalati

“Prima di trasferirmi, in Francia nel 2013, mi ero scontrata con  la normativa italiana che consentiva adozioni solo a coppie sposate. Puoi fare solo l’affido temporaneo, con successivo  ritorno del bimbo alla famiglia di origine  Provai ad iscrivermi per l’adozione internazionale nei paesi che la consentivano ai single,  ma il loro numero diminuiva a vista d’occhio: purtroppo, a causa di abusi, tratta di bambini, connessioni col mercato di organi effettuate utilizzando in modo fraudolento questo istituto, molti paesi chiudevano le porte e i bene intenzionati pagavano per le colpe di criminali. Purtroppo, chiudevano ai single anche i paesi africani. Adoro quella terra e mi sarebbe piaciuto un figlio nato lì. Quando stavo per trasferirmi in Francia,  da Roma mi segnalano il caso una bimba di un anno e mezzo, gravemente ammalata proprio al cuore, che i genitori avevano abbandonato in ospedale. Ecco,  l’avrebbero data a me in adozione, nonostante il mio stato di single, se avessi mostrato intenzione di curarla. L’Italia prevede una deroga a favore dell’adozione da parte dei single e riguarda per bimbi gravi e down. Avrei preso con me quella bimba ma, lavorando ormai in Francia, non mi sarebbe stato possibile. Ho seguito il suo caso, è stata adottata da una famiglia”.

Quel corso che dura come una gravidanza

Silvia si iscrive all’elenco per le adozioni, in Francia. “Ammettono i single, sì, ma sei ultimo della lista. Dal Burkina Faso arrivarono due fratellini rimasti orfani della madre venuta qui a operarsi, mi proposi per l’adozione, ma in graduatoria ero molto dietro le famiglie. A Nizza, seguii il percorso di preparazione all’adozione, che dura nove mesi, il tempo di una gravidanza, ero pronta ad adottare ma per i single le porte si chiudevano sempre di più. Mi restava l’adozione in territorio francese, esteso ai territori d’oltremare le ex colonie nelle quali vige ancora il diritto di Parigi: Reunion, Tahiti. St Martin Guadalupa. MI sembrò una buona soluzione”.

In Polinesia, terra di pace

Mi segnalano un’opportunità, in Polinesia francese. Lì, la popolazione ha una concezione sacrale della vita: mai fatto guerre, non si pratica l’aborto, la procreazione avviene per tutto il corso dell’età fertile e si vive in famiglie di venti-trenta persone. Le donne che non intendono tenere un bambino, lo comunicano prima della nascita e l’affidamento avviene dopo il parto, senza passare all’orfanotrofio, con possibilità per la nuova famiglia di iniziare subito l’educazione. “Prendo l’aspettativa dal lavoro, a fine novembre 2019  vedo per la prima volta Raffaella, anzi Heipoe poco dopo la nascita avvenuta a Papeete, capoluogo di Tahiti.  La legge prevede che io resti nel paese per tre mesi di ambientamento con la bambina e per questo,  all’arrivo, mi ritirano il passaporto”.

Silvia Perlangeli sul volo Tahiti-Parigi che la riporta in Francia assieme alla piccola Raffaella Heipoe

“Nutrire il bambino”

In Polinesia l’adozione è chiamata faamu, letteralmente: nutrimento. È un istituto antichissimo, al quale ricorrevano le famiglie non in condizione di allevare un figlio, in  presenza di una persona adulta che si impegni a farlo al posto dei genitori. Quella persona ero io. I genitori della bambina  mi hanno conosciuta e accettata come affidataria di Heipoe.  Il faamu permette di conservare la tracciabilità rispetto alla famiglia di origine, da  cui non avviene mai un completo distacco, come accade con l’adozione secondo le regole occidentali, con la quale si instaura un rapporto a titolo originario con il bambino e si riparte da zero”.

“Attualmente la bambina è affidata a me,  porta il nome e il cognome originario – continua Silvia Perlangeli Fra un anno potrò chiederne l’adozione e la famiglia di origine dovrà dare l’assenso. Non solo i genitori, anche i nonni, uno zio potrebbero assumere il “faamu” della piccola al posto mio. Il concetto di famiglia è molto esteso e incide su questa procedura. Dopo che l’avrò adottata, la bambina manterrà anche nome e cognome originari, conserverà rapporti giuridici con la famiglia biologica, ad esempio quelli successori. Ma sarà figlia mia a tutti gli effetti”.

Il rischio ricatto

Non teme che fra un anno, con il reciproco amore per la bimba consolidato, qualcuno della famiglia si proponga per il ‘faamu’  e finisca per sottoporre l’aspirante mamma al  ricatto? “In teoria il rischio c’è, ma non rientra nelle consuetudini di quel popolo e chi si assume la responsabilità, poi dovrà mantenere ciò che s’impegnato a fare e a dare. Le autorità sorvegliano in maniera rigorosa. A Natale 2019, con Heipoe di appena un mese, pensai di fare regali ai fratellini: una bicicletta, corredi scolastici, giocattoli. Le assistenti sociali controllavano che si trattasse di beni finalizzati all’educazione e non avessero particolare valore: sono vietati scambi economici fra affidatario e famiglia di origine”.

 

Italia, non è solo un problema di adozioni  

Fosse stata in Italia non sarebbe successo. “Noi abbiamo regole che ancora non riflettono i cambiamenti della società. Durante il governo Renzi fu presentato un progetto per estendere le adozioni ai single, ma non passò.  Nel 2019 la Cassazione ha emanato una sentenza innovativa.  Alle donne dico: ‘Non arrendetevi, lottate, lottiamo. L’Italia deve diventare un paese più aperto”.  Ma il problema non è solo di adozioni. “A Monte-Carlo alle mamme è riconosciuta grande flessibilità nel lavoro: un medico come me può scegliere di lavorare – ed essere retribuita – all’80% come ho scelto per avere equilibrio fra entrate e tempo da dedicare alla bimba. Ogni anno posso rinegoziare le condizioni, potrei tornare al 100% o ridurre orari e busta paga al 50%. In Italia, il part time per i medici è previsto solo in alcune strutture private. Anche questo, aiuta la maternita”.

 

Cittadina del mondo

Silvia avrà una figlia europea con radici ben vive nel cuore dell’oceano Pacifico. Non si sentirà disorientata? “Tutt’altro, Raffaella crescerà  ricca di esperienze e di culture. Io stessa l’accompagnerò ogni due tre anni nella sua terra, voglio che mantenga vive la lingua, la cultura delle origini. È solare, serena come il suo popolo, naturalmente portata al sorriso, al ballo, all’abbraccio. Sto allevandola bilingue: in casa le parlo italiano, al nido che frequenta all’interno dell’ospedale  dove lavoro, risponde già al francese. Ho individuato una comunità polinesiana in Francia, vorrei che Raffaella non perdesse i legami con la lingua maori”.

E lei, Silvia, accetterà che sua figlia si senta parte di due famiglie? “Non lo temo. Fa paura la morte, non la vita. Fra l’altro essendo io single, la presenza di un’altra famiglia garantisce che la bimba non resterà mai sola”.

Silvia Perlangeli sta allevando un’adorabile cittadina del mondo.

Figura paterna

A proposito di solitudine. Silvia resterà single? “Il matrimonio non c’è stato, finora. Ma non ho chiuso nessuna porta, se ci sarà un uomo con cui ci ameremo e che amerà la bambina, sarei pronta”. Altrimenti, Raffaella crescerà qui fra una mamma amorosa e una famiglia lontanissima. Ma senza una figura maschile di riferimento. “Se accadrà non sarà un dramma. Assieme a me, c’è un mondo intero con cui la bambina potrà scambiarsi affetto. Mia madre, gli  zii, gli amici, i miei parenti, i miei colleghi le persone che conoscerà. Sono certa che non le mancherà niente. Raffaella sarà sempre avvolta in una nuvola d’amore“.