“Fiabe di oggi e di ieri” per pari opportunità e dignità fra i generi. Sibilla Santoni: “Il cambiamento deve partire da chi ha la mente aperta, bambini e bambine”

L’intervista all’avvocata, Presidente del Comitato pari opportunità del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Firenze e autrice (o rielaboratrice) di favole che dalla fantasia danno un senso al quotidiano

Un libro di favole che parla della realtà. “Fiabe di ieri e di oggi”, scritto da Sibilla Santoni, Presidente del Comitato pari opportunità del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Firenze, è anche un’indagine sulla parità di genere per comprendere come l’intelligenza, il coraggio, la competenza, la determinazione, l’umanità non hanno sesso, ma stanno nella volontà di ognuno di noi.

Com’è nata l’idea di scrivere ‘Fiabe di ieri, oggi’: c’è un contesto in particolare che l’ha suggerito?

“Come avvocata mi occupo di diritto di famiglia e minorile da moltissimi anni e questo mi mette tutti i giorni davanti agli occhi quanto i carichi familiari siano ancora distribuiti in maniera impari a sfavore delle donne. Da qui la voglia di impegnarmi per un’effettiva eguaglianza, di cui mi occupo da molto, essendo tra l’altro dal 2018 presidente del Comitato pari opportunità del consiglio dell’ordine degli avvocati di Firenze. Quest’esperienza ha fatto maturare in me la consapevolezza che un’effettiva rimozione della discriminazione è possibile solo partendo dalla cultura, che deve fare ancora grossi passi avanti sulla parità e i soggetti deputati a questo cambiamento sono quelli che hanno una mente più aperta e meno condizionata: le bambine e i bambini. Da qui la scelta di scrivere un libro di favole o meglio di riscriverne alcune note”.

Storie che aiutano bambini e bambine a crescere lontani dagli stereotipi di genere attraverso la riscrittura di fiabe classiche. Quale il filo conduttore che lega le fiabe scelte?

“Il libro contiene quattro favole: ‘La Bella Addormentata’, ‘Cappuccetto Rosso’, ‘Biancaneve’ e ‘La Sirenetta’. Sono storie per l’infanzia che ho pensato di riscrivere, eliminando quegli stereotipi di genere che ritornano tantissimo nelle favole. Sono scritte per fare arrivare il messaggio in maniera diretta, ma non dirompente; mostrando a bambine e bambini, ed anche ai genitori che leggeranno le favole con loro, un’altra realtà rispetto a quella che è stata scritta finora. ‘La Sirenetta’, ad esempio, nella versione originale ritrae una donna che annulla la propria identità per amore del principe. Lui alla fine la ama, ma solo perché lei diventa esattamente quello che lui desidera. Questa volta invece lei dice no: se il principe la ama deve farlo per quello che è, senza che rinunci alla sua bella coda ed al mare dove è vissuta. La mia Sirenetta è decisa e proprio per questo riesce ad essere felice”.

Cappuccetto Rosso o La Bella Addormentata – qui per niente indifese – salvano da sole se stesse e uniscono poi le forze con i protagonisti maschili, con cui condividono amore e rispetto. ‘Unire le forze’ ripete più volte il libro: è questo il segreto?

“Sì, è proprio quello che voglio comunicare a bambine e bambini: i cambiamenti si fanno insieme. Io credo nel lavoro di squadra, nella collaborazione, nella capacità di chiedere e di dare aiuto”.

A questo proposito ciò che nel libro è sempre presente è anche l’attenzione all’altro: non vengono trascurate neanche le esigenze del lupo, a cui si offrono focacce e lavoro in cucina.

“Si, il lupo non viene eliminato o considerato un nemico, ma viene incluso”.

Il cammino per giungere alla parità di genere è ancora lungo: è necessaria una politica sociale più giusta e moderna, ma anche una mentalità nuova nelle famiglie, nell’educazione dei giovani. Nel nostro Paese quanto è ancora rigida e forte la distinzione dei ruoli?

“In Italia la ripartizione stereotipata dei ruoli è purtroppo ancora una realtà. Per fare un esempio concreto, le donne che svolgono ruoli dirigenziali nelle grandi società sono una percentuale minima rispetto agli uomini. Io lavorando come avvocata incontro uomini che non sono mai andati ad un ricevimento scolastico dei figli, donne che non riescono a pensare che anche i mariti possano stare da soli con i bambini. Allora non solo li tutelo legalmente, ma rifletto con loro, e devo dire che questo aiuta chi incontro a maturare, anche se la cultura per le pari opportunità deve fare ancora tanti passi avanti”.

Questo anche superando frasi correnti come, ad esempio, ‘Ti lavo i piatti’?

“Esatto. Incontro tante donne che continuano a lavare i piatti e a fare le lavatrici anche quando sono in mezzo a separazioni, magari con mariti maltrattanti: però non viene loro nemmeno in mente di dire ‘guarda, a questo punto, arrangiati'”.

Come se ‘lavare i piatti’ fosse quindi un esclusivo lavoro delle mogli, delle mamme?

“Esatto, esatto. Però attenzione – questo ci tengo sempre a dirlo – il problema non è solo delle donne che non capiscono i loro diritti, ma è – ovviamente – anche degli uomini che danno per scontato che certe mansioni spettino solo alle donne. Quando mi viene un babbo che si separa gli dico: ‘si metta nella chat dei suoi figli per seguire anche lei i compiti dei ragazzi, vada a scuola a parlare con i professori’, e ancora riscontro che alcuni padri lo fanno, ma tanti altri non vanno a parlare a scuola, dal pediatra e simili”.

Molte frasi, molti atteggiamenti sono quindi espressione di modelli culturali tramandatici nel tempo, ormai anacronistici e che non solo gli uomini, ma anche le donne dovrebbero imparare ad abbandonare?

“Certo, è quello che cerco di dire. E’ un lavoro da fare insieme. Insieme – uomini e donne – devono superare determinati stereotipi, che non rispondono più alle esigenze della nostra società, perché ormai noi siamo abituati a vedere famiglie dove lavorano entrambi i genitori e allora bisogna che anche i carichi familiari si ridistribuiscano”.