“Finalmente la condanna per chi ha ucciso il mio Marco. E ora voglio aiutare tutte le mamme che hanno subito ingiustizie”

Il figlio Marco fu ucciso dal padre della fidanzata. La Cassazione ha appena condannato l'intera famiglia della ragazza. "Finalmente ho potuto portare sulla tomba i fiori della giustizia. Non mi sono mai arresa ed invito chi si trova nella mia condizione a non mollare mai". "Se una mamma mi chiamerà, sarò sempre al suo fianco"

Gli avete portato rose e girasoli.
“Il mazzo di fiori della giustizia. Quando Marco è morto io e mio marito glielo avevamo promesso. In questi anni purtroppo le cose sembravano non andare nel verso giusto. Come se tutto ci venisse contro. Poi, la sentenza definitiva. Per noi è stata una liberazione. Ora Marco riposa in pace”.

Marina Conte esulta dopo la sentenza della Cassazione

Marina Conte è entrata nel cuore e nelle case degli italiani. Mamma coraggio. Mamma di Marco Vannini, che era bello come il sole. Figlio unico amatissimo. Ucciso a vent’anni da un colpo di pistola a casa della fidanzata, Martina Ciontoli. La Cassazione ha mandato in carcere una famiglia intera. Omicidio volontario con dolo eventuale per il padre della ragazza, Antonio, che dovrà scontare 14 anni. Concorso per moglie e due figli, condannati a 9 anni e 4 mesi. Con l’avvocato Celestino Gnazi la mamma e il papà di Marco hanno commentato: “Giustizia è fatta ma non ci sono vincitori. Lui non c’è più. Anche se oggi è il figlio di tutti”. Quella notte chiedeva aiuto e gridava: mamma!

Marina Conte col figlio Marco Vannini

Signora Marina, cos’è cambiato per lei e suo marito Valerio dopo la sentenza?
“Noi siamo cambiati sei anni fa, quando Marco è stato ammazzato. Però è fondamentale sapere che nostro figlio ora può riposare in pace. Oggi possiamo dire che la giustizia esiste”.

Lei ha dimostrato molto coraggio. In questi sei anni ha mai avuto la tentazione di lasciar perdere?
La voce è tranquilla: “No, mai. L’amore di una mamma va oltre tutto e tutti. Dal primo momento, da quando è nato e me lo hanno portato vicino, per me Marco è stato la vita, la linfa vitale“.

La morte di un figlio è contro natura.
“Soprattutto per come è morto Marco. Per questo bisogna essere sempre combattivi e andare avanti. Tanto più quando sai di essere nel giusto. Perché noi stavamo nel giusto. Bastava soltanto…”. La voce del marito, in sottofondo, completa la frase: “Bastava che lo salvassero”. “Sì, che lo salvassero”, ripete lei. ”Allora Marco stava qui”.

C’è questa foto di suo figlio, radioso e abbronzato, bellissimo. È diventata un simbolo. Voi due, sempre abbracciati.
“Quando aveva un problema voleva il mio consenso. All’inizio era molto innamorato di Martina. Lei mi piaceva, mi ha ingannato. Anche se aveva uno sguardo gelido, da sempre. Questo a Marco gliel’ho sempre detto”.

Lui si confidava?
“Doveva trovare il suo momento. Non è che veniva da te e ti raccontava tutto. Magari non succedeva niente per due giorni, poi mi diceva: mamma, mettiti seduta, ti devo dire questa cosa. Negli ultimi tempi aveva capito che la famiglia Ciontoli aveva delle mancanze”.

Quali sogni aveva?
“La sua passione era la moto, un amore che gli aveva trasmesso il babbo. Aveva solo 20 anni quando lo hanno ammazzato. Era appena uscito dal liceo scientifico, si era preso un po’ di tempo per fare concorsi. Voleva entrare nella vita militare, il suo sogno era volare con le Frecce tricolori. Se non ci fosse riuscito, si sarebbe iscritto a ingegneria meccanica, era la sua passione. Gli amici dicevano sempre che Marco era quello che riusciva ad aggiustare tutto, se avevano un problema”.

Marina Vannini e il marito abbracciano il figlio Marco

Le capita di sognarlo?
“Mi è successo spesso, sempre da piccolino. Solo tre volte da grande. Mi è capitato pochi giorni prima della sentenza, era bellissimo e abbronzato, stava al mare. Era lontano, mi raggiungeva e mi diceva, ‘mamma stai tranquilla, andrà tutto bene’. Mi sono svegliata perché mi pareva quasi di toccarlo. Ma non l’ho detto a nessuno, neanche a mio marito, forse per scaramanzia”.

Lei ha avuto l’abbraccio e il sostegno di tutta Italia. In rete in questi anni si sono moltiplicati i gruppi per chiedere verità e giustizia. È mai stata chiamata da altre mamme che hanno vissuto la sua stessa tragedia?
“Sì, tante volte. Mi cercano perché mi dicono che sono stata molto coraggiosa. Io a tutte ripeto che il coraggio alla fine viene anche da quel che ti succede, mi hanno ucciso un figlio. E a tutte do lo stesso consiglio, non bisogna mai mollare”.

Ora che è tutto finito, continuerà il suo impegno per la giustizia?
“Sì. Se una mamma mi chiamerà e mi chiederà consiglio, cercherò di aiutarla. Marco non c’è più ma continuerà a vivere, l’ho sempre detto. Lo farà attraverso le nostre possibilità. Se potrò aiutare una famiglia che ha subìto un’ingiustizia e ha bisogno di una perizia, lo farò. Se un ragazzo vuole studiare e non ha i mezzi per farlo, gli darò una mano. Io voglio aiutare i giovani”.

Quando va al cimitero da Marco che cosa gli dice?
“Ci vado per quel buongiorno ma’ che mi manca tantissimo”. La voce s’incrina. “Io Marco lo sento sempre vicino a me. Bisogna saper cogliere il momento. Lui c’è, in un altro modo. Quando arrivo da lui gli dico, Marco, sono qui. E sento la sua voce che mi risponde, ciao ma’”.